Magyar annulla così la decisione dal suo predecessore Viktor Orbán, che si era sempre rifiutato di eseguire il mandato d'arresto che la Corte Penale Internazionale che pende su Netanyahu.
L’Unione europea ha finalmente approvato delle sanzioni contro i coloni israeliani
Le sanzioni prevedono il congelamento dei beni e il divieto di viaggio. Sono state approvate grazie alla rimozione del veto fin qui imposto dall'Ungheria.
L’Unione Europea sta forse iniziando a uscire da uno stallo politico durato anni, approvando nuove sanzioni contro i coloni israeliani responsabili delle violenze in Cisgiordania. La svolta, annunciata a Bruxelles dal capo della diplomazia UE Kaja Kallas, è stata possibile grazie alla nuova posizione assunta dal governo ungherese, guidato da Péter Magyar, sui rapporti con Israele. Dopo aver confermato la decisione di eseguire il mandato di arresto spiccato dalla Corte Penale Internazionale contro Netanyahu nel caso in cui quest’ultimo dovesse mettere piede in Ungheria, il governo Magyar ha anche rimosso il veto sulle sanzioni ai coloni israeliani imposto fino a questo momento dall’ex Presidente Viktor Orbán. Di fatto, questo primo pacchetto di sanzioni segna la prima rottura tra Unione europea e Israele: l’estremismo e la violenza nei territori occupati avranno adesso conseguenze tangibili, non solo diplomatiche ma anche politiche ed economiche.
Le misure restrittive prevedono il congelamento dei beni e il divieto di viaggio, e sono rivolte sia ai coloni violenti sia agli esponenti di Hamas. L’intervento arriva in risposta a quella che l’Onu descrive come un allargamento illegale degli insediamenti che sta portando all’annessione di fatto di ampie porzioni della Cisgiordania. Bruxelles sta anche valutando opzioni più drastiche, come l’introduzione di dazi o un divieto di distribuzione e commercializzazione nel suo territorio di prodotti provenienti dalle colonie, nel tentativo di rendere economicamente insostenibile l’occupazione.
Nonostante il passo avanti, l’Unione Europea resta profondamente divisa sulla gestione dei rapporti con Israele. Se da una parte Spagna, Irlanda e Slovenia spingono per la sospensione dell’accordo di associazione con Israele, Paesi come Germania e Italia mantengono una posizione cauta. Come riporta Euronews, in risposta il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha difeso i coloni definendo le sanzioni come «arbitrarie e volte a punire cittadini ed entità israeliane a causa delle loro opinioni politiche e senza alcuna base». Gideon Sa’ar ha poi prontamente rivendicato il diritto del popolo ebraico a vivere in quella che considera la propria patria ancestrale.
In ogni caso, se è vero che queste sanzioni rappresentano un segnale forte, è anche vero che ci si è arrivati dopo anni di stallo e solo grazie all’insediamento di un nuovo governo in Ungheria. È un’altra, l’ennesima, conferma di come il principio dell’unanimità sia diventato, soprattutto in questi ultimi quattro anni, un ostacolo all’implementazione di politiche necessarie e urgenti.
Assediati dalla colonia illegale di Karmel, gli abitanti di questo villaggio stanno facendo di tutto per riuscire in un'impresa apparentemente impossibile: riaprire la scuola e permettere a bambini e bambine di tornare a vivere, almeno un po'.
Una nave della flotta ombra russa sarebbe stata fatta entrare nel porto di Haifa, con un carico di 25 mila tonnellate di grano rubato nei territori ucraini occupati.