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15:48 domenica 20 settembre 2026
Il 24 settembre esce Eternal, un cofanetto di 16 dischi che raccoglie un anno intero di bootleg dei Joy Division E oltre ai 16 dischi: artwork di Peter Saville, scatto di copertina di Wolfgang Tillmans, note di Simon Armitage, foto di Anton Corbijn e Kevin Cummins e una versione restaurata del documentario Joy Division – A Malcolm Whitehead Film.
Bon Iver ha composto un jingle pubblicitario per promuovere il polpettone del ristorante di una sua amica «Meatloaf dippers at Howard’s in Stillwater/Meatloaf dippers can be a whole meal or starter/Meatloaf dippers, oh so light and yummy/Go on and warm your tummy, with dippers».
C’è una scuola in Vermont che insegna ai figli dei ricchi a coltivare i campi, badare al bestiame e pulire casa. Per 40 mila dollari a semestre La Mountain School offre agli studenti del terzo anno la possibilità di passare un semestre a lavorare in fattoria. Un semestre piuttosto costoso, oltre che faticoso.
Una ricerca dice che gli investimenti in energie rinnovabili sono arrivati al punto di svolta positivo: producono effetti molto migliori del previsto a un costo molto inferiore delle aspettative Ma i problemi rimangono, perché ancora oggi per ogni euro investito per proteggere la natura se ne spendono 30 per distruggerla, si legge nella stessa ricerca.
Una raver ha lanciato una petizione per vietare i pantaloni di Hello Kitty ai rave «I rave non sono pigiama party. I pantaloni del pigiama servono per dormire», ha scritto Samantha Scott su Change.org, in una petizione che finora non ha riscosso grande successo.
L’UE vuole che il Canada diventi un “membro associato” dell’Unione, ma nemmeno l’Unione sa cosa vuol dire diventare un membro associato dell’UE Ursula von der Leyen ha avanzato la proposta, il Canada si è detto interessato, resta solo da capire che cosa comporti questa proposta.
La prima ricerca sul disastro in Nepal ha confermato quello che tutti sospettavano: la crisi climatica c’entra eccome in quello che è successo Lo ha realizzato la climatologa Friederike Otto dell'Imperial College di Londra: per lei, i nepalesi stanno pagando una crisi provocata dalle emissioni di combustibili fossili.
Una città in Belgio ha affidato la cura dei suoi prati a un gregge di pecore e le pecore sono state così brave a curare i prati che ora il Comune assumerà altre pecore per curare i prati Si chiamano Lactose, Rayban, Pils, Domino, Katimini, Maria, Juliette e Puyu. E il Comune di Ixelles non può più fare a meno di loro nella cura del verde pubblico.

Il nuovo Presidente ungherese Péter Magyar ha detto che se Netanyahu metterà piede nel suo Paese lo farà arrestare e consegnare alla Corte Penale Internazionale

Magyar annulla così la decisione dal suo predecessore Viktor Orbán, che si era sempre rifiutato di eseguire il mandato d'arresto che la Corte Penale Internazionale che pende su Netanyahu.

21 Aprile 2026

Cos’hanno in comune Francia, Italia e Germania? Oltre a dare i natali ai tre personaggi di ogni barzelletta che si rispetti (ci sono un francese, un italiano e un tedesco che…), tutti e tre questi Paesi, attraverso i loro Capi di Stato e Primi Ministri, hanno a più riprese dichiarato che non arresterebbero il Premier israeliano Benjamin Netanyahu se questo dovesse venire in visita di Stato o anche soltanto in vacanza da loro. Al contrario, il neoeletto Primo Ministro ungherese Péter Magyar, dopo aver battuto Viktor Orbán alle elezioni e aver annunciato lo spegnimento delle trasmissioni della tv di Stato, complice di aver «trasmesso 16 anni di disinformazione», ha dichiarato che darà ordine alle sue forze dell’ordine di arrestare Netanyahu qualora questi entrasse in territorio ungherese. Ci sarà rimasto male Netanyahu, che aveva già accettato l’invito dell’ex Presidente Orbán e stava già organizzato una visita di Stato in Ungheria per il prossimo autunno.

A novembre 2024, la Corte Penale Internazionale ha spiccato un mandato di cattura nei confronti di Netanyahu per presunti crimini contro l’umanità. Nello specifico, come si legge nel testo del mandato, il Primo Ministro israeliano è «presumibilmente responsabile dei crimini di guerra consistenti nell’uso della fame come metodo di guerra e nel dirigere intenzionalmente un attacco contro la popolazione civile; nonché dei crimini contro l’umanità consistenti in omicidio, persecuzione e altri atti disumani, commessi almeno dall’8 ottobre 2023 fino almeno al 20 maggio 2024». Teoricamente – come dovrebbe funzionare nel diritto internazionale – ogni stato che riconosce l’autorità della CPI dovrebbe arrestare Netanyahu e consegnarlo al tribunale competente.

Vi chiederete: se l’Ungheria è tra i Paesi che l’autorità della CPI la riconoscono, com’è possibile che Netanyahu sia stato ricevuto in pompa magna a Budapest ad aprile dello scorso anno? La risposta, come sembra accade con la politica internazionale, sta in un cavillo burocratico: tecnicamente l’Ungheria è tra i Paesi membri della CPI ma, proprio poco prima della visita di Netanyahu dello scorso aprile, Orbán aveva annunciato l’intenzione di ritirare il suo Paese da questo consesso internazionale. Qui arriva il cavillo burocratico: da statuto della CPI, la procedura di abbandono da parte di un Paese impiega un anno per diventare ufficiale. Quindi, dal momento dell’annuncio al momento dell’abbandono, il Paese in questione è tecnicamente membro ma sostanzialmente no. Per non farsi mancare nulla, poi, Orbán aveva assicurato a Netanyahu l’immunità da tutte le accuse che la CPI gli rivolgeva. Magyar ha immediatamente annullato tutte queste decisioni prese dal suo predecessore: non solo ha detto chiaramente al Premier israeliano che se dovesse mettere piede in Ungheria verrà arrestato e consegnato al CPI, ma anche interrotto la procedura di uscita dell’Ungheria dai Paesi membri della Corte.

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È stato l'ultimo a incontrare Papa Francesco prima che morisse. Era lì mentre naufragava la trattativa tra Usa e Iran. Ed era stato anche in Ungheria a fare un comizio per Orbán. Sono tre indizi, cioè una prova.