Nel modo con cui stiamo reagendo alle notizie sull'hantavirus si vedono le conseguenze sociali e culturali della pandemia, di un trauma che non abbiamo mai davvero elaborato e che non riusciamo a superare.
La comunità scientifica continua a dire che sta arrivando un evento climatico catastrofico ma nessuno le dà ascolto né fa niente
Si chiama El Niño, è un innalzamento della temperatura dell'oceano e potrebbe avere conseguenze apocalittiche in tutto il mondo.
Città a corto d’acqua, ondate di calore che uccidono, sempre meno verde pubblico e sempre più cemento, rifugi climatici strapieni. Non è la sceneggiatura di un film ecoapocalittico ma la realtà di un mondo – proprio il nostro – che per decenni ha negato e ignorato i cambiamenti climatici. Ora dovremmo fare i conti con El Niño, un fenomeno climatico che porta a un sensibile aumento della temperatura di superficie nelle regioni centrali e orientali dell’Oceano Pacifico, aumento che porterà a un altro aumento, quello della temperatura media globale di circa 3 gradi Celsius, che porterà a siccità e inondazioni senza precedenti. Come riportato sul The Washington Post, gli scienziati hanno sviluppato modelli di calcolo che attestano al 70 per cento la probabilità che un nuovo El Niño si sviluppi entro giugno. Ci sarebbero già dei segnali inequivocabili, dei movimenti nell’ecosistema dell’Oceano Indiano che giustificano la massima preoccupazione per l’immediato futuro.
Stando alle ricerche in materia, la peggiore versione di El Niño l’umanità l’ha incontrata l’ultima volta tra il 1877 e il 1878. Durante quell’evento le inondazioni, le siccità e il caldo che ne seguirono non si presentarono semplicemente come eventi meteorologici, ma ebbero conseguenze sociali reali e durature che i sistemi politici in crisi in tutto il mondo – ostacolati anche dalle potenze coloniali europee – non furono in grado di affrontare. Le carestie causarono milioni di vittime in Paesi come India, Cina, Egitto e Brasile, seguite da epidemie devastanti e altri orrori catastrofici che colpirono in modo sproporzionato le popolazioni più povere del mondo. Questo El Niño da cui la comunità scientifica sta provando disperatamente a metterci in guardia potrebbe essere addirittura peggiore, secondo previsioni e modelli. Per il terzo mese consecutivo, infatti, diversi modelli climatici hanno dato lo stesso identico risultato: El Niño sta arrivando.
In ogni caso, è impossibile dire con esattezza come reagiranno i vari sistemi politici alla pressione di quella che potrebbe essere una delle crisi climatiche più gravi della storia umana. Per esempio: la Cina, avendo investito ingenti risorse nell’indipendenza alimentare ed energetica, potrebbe cavarsela meglio rispetto all’India, che si è dimostrata “notevolmente vulnerabile” alle scosse nella catena di approvvigionamento alimentare globale di fronte all’aumento delle temperature. Certo è che, in un mondo così geopoliticamente e culturalmente frammentato, anche l’idea di una risposta corale a un problema che sarà certamente di tutti, appare un miraggio lontano.
Nel modo con cui stiamo reagendo alle notizie sull'hantavirus si vedono le conseguenze sociali e culturali della pandemia, di un trauma che non abbiamo mai davvero elaborato e che non riusciamo a superare.
Anche per pochi giorni, in un posto vicino, spendendo il minimo indispensabile. L'importante è allontanarsi dal lavoro più spesso di quanto facciamo adesso.
Si parla della variante Andina, l'unica che si trasmette da uomo a uomo tramite gocce di saliva e che ha contagiato alcuni passeggeri della nave da crociera MV Hondius.