Una nave della flotta ombra russa sarebbe stata fatta entrare nel porto di Haifa, con un carico di 25 mila tonnellate di grano rubato nei territori ucraini occupati.
Si è svolta in Colombia la prima conferenza dei Paesi che vogliono abbandonare per sempre i combustibili fossili
Vi hanno preso parte 57 Paesi (compresa, a sorpresa, l'Italia). L'obiettivo è liberarsi della dipendenza dal fossile immediatamente.
Superare l’utilizzo dei combustibili fossili, accelerando sull’implementazione di politiche concrete per imporre il decisivo cambio di passo in materia di politiche energetiche. È questo l’ambizioso obiettivo che si è proposta la prima Conferenza internazionale sull’abbandono dei combustibili fossili, che si è chiusa mercoledì 29 aprile a Santa Marta, in Colombia. Il Paese ospitante ha lanciato l’iniziativa insieme ai Paesi Bassi, specificando che l’obiettivo non è quello di convincere gli scettici o rinegoziare il perimetro dei trattati sui combustibili fossili ma di trovare il modo di abbandonarli definitivamente.
All’appello di Paesi Bassi e Colombia hanno risposto 57 Paesi dal nord e dal sud del mondo: tra questi Australia, Austria, Belgio, Cile, Danimarca, Fiji, Finlandia, Irlanda, Messico, Nepal, Olanda, Spagna e, un po’ a sorpresa e molto in sordina, anche l’Italia. La partecipazione italiana è stata annunciata dallo stesso governo colombiano ed è stata piuttosto inaspettata. Se infatti governi progressisti e associazioni della società civile italiana avevano da tempo annunciato e organizzato la loro presenza a Santa Marta, il governo italiano non ha mai dimostrato in tema di ambiente posizioni così in linea con quelle della conferenza. L’Italia ha voluto comunque esserci, sostenendo così una nuova organizzazione che si pone non come alternativa ma come funzionale all’implementazione degli obiettivi delle varie Conferenze delle Parti (COP) organizzate dalle Nazioni Unite per fronteggiare la crisi climatica. L’evento, sostenuto da una coalizione di “volenterosi”, punta a prendere i risultati delle COP e a formulare in base a essi politiche ambientali più assertive e immediate di quelle formulate finora.
Sono molteplici i fronti che la Conferenza ha affrontato, ponendo attenzione soprattutto sulla delicata situazione dei Paesi del sud del mondo e del perverso meccanismo attraverso il quale lo sfruttamento dei combustibili fossili – di cui spesso sono ricche – genera le cicliche crisi del debito che ne vessano l’economia. Tra gli obiettivi più ambiziosi della conferenza c’è il tentativo di trovare una via per la messa al bando dei combustibili fossili a livello globale, obbiettivo per raggiungere il quale sono stati aperti tre dossier: il primo dovrà stilare dei programmi di massima per la definitiva decarbonizzazione dei Paesi e delle regioni interessate; il secondo aiuterà a riformare le fiscalità nazionali in modo da facilitare la transizione, per esempio rimuovendo tutti gli sgravi e gli incentivi a beneficio delle industrie dei combustibili fossili; il terzo si occuperò di costruire reti, gruppi e accordi commerciali con l’obiettivo di realizzare un fossil fuel-free trade system.
Apripista in questo senso è la regione del Pacifico, dove è stato appena firmato l’appello di Tassiriki, che punta proprio a rendere il Pacifico una zona carbon free. L’attenzione rimarrà puntata su questa parte del mondo anche nel 2027: la seconda edizione della Conferenza si svolgerà infatti a Tuvalu e sarà organizzata assieme all’Irlanda.
Una nave della flotta ombra russa sarebbe stata fatta entrare nel porto di Haifa, con un carico di 25 mila tonnellate di grano rubato nei territori ucraini occupati.
Stava manifestando a Trafalgar Square esponendo un cartello con su scritto «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action».
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Ogni volta viene descritta solo come il teatro del malcontento sconclusionato o lo sfondo degli scontri violenti. Ma la piazza è anche e soprattutto il luogo in cui prendono forma nuove comunità e nuovi modi di organizzare la società, la città, la vita.