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14:36 domenica 16 agosto 2026
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.
Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.

Laurearsi in moda

Cos’è successo al Graduation Show dello Iuav di Venezia.

04 Luglio 2019

Come ogni anno dal 2011, la sfilata di fine anno dei corsi di laurea in moda dell’Università Iuav di Venezia è un momento di necessaria calma (almeno per gli spettatori, non certo per gli studenti coinvolti), che permette di fare qualche più ampia riflessione sullo stato delle cose della moda in Italia. A partire dal tema-titolo della manifestazione, che di volta in volta ha voluto suggerire una, tante, strade per interpretare quanto succedeva. Nel 2017 era “L’innocenza del muro”, l’anno scorso “Fattore campo”, quest’anno è “Punto notevole”: come scrive la direttrice dei corsi Maria Luisa Frisa nel testo che accompagna il lookbook delle collezioni, «non si tratta di un messaggio chiarificatore ma di un titolo accogliente, una suggestione». I punti notevoli sono, sulle carte nautiche, tutte quelle costruzioni erette dall’uomo o quelle conformazioni naturali che sono facilmente individuabili da lontano e possono aiutare nella navigazione: sono i fari, le torri, le isole, le montagne. L’idea del punto, inteso come riferimento, come alt, come fulcro, si allarga e abbraccia «la direzione artistica, il set up, l’identità visiva, la regia, il sound».

La sfilata finale è un vero laboratorio collettivo. Gli studenti della triennale sono stati infatti accompagnati nel loro percorso da Arthur Arbesser e Veronika Allamayer-Beck, quelli della magistrale da Fabio Quaranta, i tessuti sono realizzati in collaborazione con Bonotto e molte altre aziende locali. A occuparsi del racconto fotografico sono stati chiamati quest’anno rispettivamente Alan Chies e Bea De Giacomo, che hanno scattato i progetti degli studenti attraversando lo spazio dalle Zattere fino al Lido, in quella parte di Venezia meno turistica che lo Iuav ha come missione di valorizzare e coltivare. La performance della serata, invece, è stata affidata a un’insolita collaborazione: quella fra l’artista Jacopo Miliani e la performer Sofia Ginevra Giannì, meglio conosciuta come @saggnapoli, che ha letto l’inizio del Tractatus Logico-philosophicus di Ludwig Wittgenstein e l’ha mescolato con la personalità esagerata e caricaturale che si è creata su Instagram, dove gioca con un certo stereotipo di donna napoletana. Così finisce che la sua voce mentre legge Wittgenstein viene remixata nella colonna sonora con le canzoni di Liberato, che riecheggiano nello spazio tra il Magazzino 5, sede della Cà Foscari, e il Magazzino 6, dove si tengono invece i corsi Iuav. Le collezioni scelte per la sfilata finale solcano perciò lo stesso spazio che gli studenti sono abituati a percorrere durante la loro quotidiana attività didattica e, allo stesso tempo, lo rimodellano. È interessante analizzare, nel succedersi delle uscite, i punti notevoli degli studenti Iuav, i loro fari e le loro montagne, per così dire: quali sono i loro riferimenti (l’Italia, Venezia, un ricordo d’infanzia, il proprio bagaglio familiare e culturale) e quali gli stilisti e le pratiche dell’abito che più sembrano interessargli, da Martin Margiela a Demna Gvasalia, da Raf Simons a Rei Kawakubo di Comme des Garçons, giusto per citarne alcuni.

L’imprinting dello Iuav è chiaro e facilmente riconoscibile: c’è un metodo nell’approcciarsi alle cose della moda che è proprio di questa scuola e che si fonda sul legame con il territorio che la circonda. Per questo è stato bello ritrovare, tra i testi critici di quest’edizione, l’articolo che Cesare De Michelis aveva scritto per il Corriere del Veneto in occasione della sfilata del luglio 2017. A quasi un anno dalla scomparsa del critico ed editore, che se n’è andato lo scorso 10 agosto, le sue parole raccontano al meglio cos’è che si prova andando a vedere gli studenti Iuav e le loro collezioni di laurea: «Forse è da qui, da una convergenza virtuosa di un’altra Venezia che ancora resiste e ha bisogno di Mestre per espandersi, dormirci, ricaricare le energie di una modernità troppo a lungo tenuta distante, se non rinnegata, che può ripartire un progetto metropolitano che preveda industrie, servizi, laboratori e gente che lavora per vivere, senza sperare di cavarsela subaffittando le stanze di casa, parassiti insoddisfatti». Sono parole ancora valide e, a pensarci bene, si possono estendere, come speranza, a tutta l’Italia.

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Una delle candidate al titolo di borsa dell’estate è una falsa Birkin fatta di plastica ma che sembra fatta di gelatina

Si chiama Firkin, contrazione di Fake e di Birkin, appunto. Non costa neanche pochissimo: si va dai 30 ai 100 euro.