È uno dei personaggi più stravaganti e inquietanti venuti fuori dalla Silicon Valley. Ha appena pubblicato un "manifesto" in cui espone la sua distopica visione del mondo. Una visione che ha tutte le intenzioni e i mezzi per trasformare in realtà.
Palantir ha lanciato la sua giacca da lavoro anche se nessuno l’ha chiesta e nessuno la vuole
Anche perché non costa neanche poco: 239 dollari per un oggetto brandizzato da una delle aziende più controverse e criticate del mondo.
Una delle aziende tecnologiche più controverse al mondo muove i primi passi nel mondo della moda. Palantir, l’azienda specializzata in analisi di Big Data (almeno, questo è la dicitura ufficiale che l’azienda dà di se stessa) che aiuta il governo statunitense a spiare i suoi cittadini (questa la definizione che dell’azienda dà chi ne conosce l’operato), ha appena lanciato un capo d’abbigliamento che ha lasciato tutti perplessi, a partire dal New York Times.
Perché un’azienda amatissima dagli investitori ma spesso criticata per le operazioni in cui è coinvolta e per le deliranti uscite del suo Ceo Alex Karp lanciare sul mercato una giacca dal non indifferente costo di 239 dollari? Un bel salto in avanti, in termini di ambizioni e prezzo, rispetto alle classiche magliette brandizzate col logo dell’azienda che già Palantir vende. A lasciare perplessi è anche il modello scelto: una giacca lunga e dal taglio morbido, disponibile in due colori, azzurro e nero, che è in tutto e per tutto una chore coat, cioè un tipo di giacca da lavoro. Anche la palette di colori richiama quelle delle giacche utilizzate dagli operai e dai manovali, da cui deriva l’espressione blue collar, una delle diciture con cui in inglese si indica la classe lavoratrice.
L’associazione tra lavori manuali e chore coat in realtà è venuta meno da un pezzo, tanto che oggi alcune delle star più modaiole di Hollywood (Jacob Elordi, Jeremy White Allen e Austin Butler) l’hanno resa uno statement piece del loro guardaroba, specie se in versione vintage. Che sia l’ennesima mossa del mondo tech per “ripulirsi” da quell’immagine fatta di studenti universitari arroganti e malvestiti che negli anni Dieci hanno lanciato aziende che li hanno poi resi miliardari e spietati? Eliano Younes, responsabile dello Strategic Engagement di Palantir, ha detto che lo scopo della giacca di Palantir è di dare a chi la indossa « qualcosa di comodo, elegante e resistente, adatto sia “in trincea” sia alla vita quotidiana» e dimostrare l’impegno dell’azienda nella sua missione di «reindustrializzare l’America».
Come questa missioni sposi con l’altra missione di Palantir, cioè di far fare all’intelligenza artificiale tutto quello che oggi fanno gli esseri umani, lo scopriremo al lancio del prossimo capo d’abbigliamento, forse.
In molti l'hanno riscoperta dopo averla vista addosso al nuovo Presidente ungherese, Péter Magyar. Ma questo capo ha una storia antica, che parte dalle campagne napoleoniche, passa per l'indie sleaze e arriva fino a oggi, ai simboli del nuovo nazionalismo.
Siamo stati a La Chaux-de-Fonds, in Svizzera, nella manifattura in cui è nata la nuova collezione TAG Heuer Eyewear sviluppata con Thélios, il polo eyewear di LVMH. E abbiamo scoperto l'infinità di dettagli che servono a costruire un paio di occhiali davvero eccellenti.