In realtà si tratta di un bis: Mirren quel testo lo aveva già enunciato alla sfilata di Stella McCartney per la primavera/estate 2026.
Invece di andare al Met Gala, Mamdani ha promosso un progetto dedicato ai lavoratori e ai sindacalisti della moda
Il progetto si chiama Work of Art – Turning the lens on the workers that power fashion, una serie di ritratti firmati dalla fotografa Kara McCurdy.
Chi ancora sostiene che la moda non sia politica evidentemente non ha seguito il Met Gala 2026. Mentre il red carpet del Metropolitan Museum celebrava il consueto trionfo di esclusività, quest’anno finanziato da Jeff Bezos e Lauren Sanchez, il sindaco di New York Zohran Mamdani ha scelto di fare tutt’altro e di lanciare, sempre attraverso la moda, un chiarissimo e fortissimo messaggio politico. Dopo aver deciso di non partecipare al Met Gala – interrompendo così una consuetudine che andava avanti da quasi 25 anni – Mamdani ha poi scelto di spostare i riflettori dalle celebrità (o sedicenti tali) che sfilavano sul red carpet alle persone che fanno l’industria della moda: sarti, addetti alle vendite, corrieri e tutte quelle figure senza le quali il settore non solo non reggerebbe ma non esisterebbe affatto. Attraverso Work of Art – Turning the lens on the workers that power fashion, una serie di ritratti firmati dalla fotografa Kara McCurdy, l’amministrazione cittadina ha celebrato l’altra faccia del glamour, presentando un manifesto politico impossibile da equivocare: la “stoffa” di New York è fatta di diritti sindacali e storie operaie.
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Come scrive I-d, il progetto mette in luce figure come Christopher Anderson, maestro sarto da Saks e leader sindacale, o Sonia Castrejón, che nel suo seminterrato a Brooklyn gestisce una scuola di cucito gratuita per madri in difficoltà. Sono le storie di chi sta dietro le quinte, come gli ex corrieri Amazon Latrice Johnson e Lamont Hopewell, il cui amore è nato proprio durante i picchetti per il Delivery Protection Act (la legge presentata dalla città di New York volta a regolamentare le attività delle aziende di e-commerce come Amazon). In una città dove il divario economico si fa sempre più osceno, la mossa del sindaco trasforma il Gala in una rivendicazione in cui il talento degli “invisibili” smette di essere rumore di fondo per diventare il protagonista di una narrazione urbana che non accetta più di essere nascosta sotto al tappeto.
Ad accendere ulteriormente le polemiche attorno a quello che è stato già ribattezzato il Billionaires’ Gala c’è stata anche la protesta del “Ball Without Billionaires”. Organizzato da movimenti sindacali e stilisti indipendenti, il contro-evento ha messo in mostra le creazioni dei lavoratori di Amazon e Whole Foods, lanciando un messaggio inequivocabile: se ci sono i soldi per sponsorizzare l’evento più esclusivo del mondo, devono esserci anche quelli per salari dignitosi. Tra cartelli anti-Bezos e il rifiuto istituzionale del sindaco, il Met Gala 2026 sarà ricordato come il momento in cui la classe operaia di New York ha deciso di sfilare per il proprio orgoglio, oscurando per una notte la luce delle paillettes dei miliardari.
Una mostra al MoMu analizza l'impatto degli Antwerp Six a 40 anni dal loro debutto collettivo. La domanda più interessante rimane cosa potremmo fare di tutta quella rivoluzione, oggi.