Il 3 maggio è diventata anche la Giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi, che non sono mai stati tanti come nel 2025. E anche per coloro che sopravvivono a violenze e soprusi, il lavoro diventa ogni giorno più difficile e pericoloso.
Un tribunale cinese ha stabilito che le aziende non possono licenziare i lavoratori per sostituirli con l’AI
«L’intelligenza artificiale dovrebbe essere utilizzata per creare lavoro, promuovere l’occupazione e migliorare i salari», si legge nella sentenza.
Un tribunale cinese ha stabilito che licenziare un dipendente perché parte del suo lavoro può essere fatto dall’intelligenza artificiale è illegale, perché l’AI non rientra nel novero delle giuste cause riconosciute dalla legge. La sentenza che ha dato ragione a una lavoratrice nella causa contro la società che l’aveva licenziata è solo l’ultima di una serie che rende chiaro l’indirizzo con cui la giustizia cinese sta caldamente suggerendo alle aziende di impiegare l’intelligenza artificiale. L’AI dovrebbe essere usata come uno strumento per lavorare meglio e aumentare la produttività, non per tagliare il costo del capitale umano in maniera indiscriminata, come spiega il Business Times.
L’ultima causa a costituire un importante precedente è quella di una dipendente che si occupava di redigere documenti legali per uno studio di avvocati cinese. Dopo l’arrivo dell’AI e l’utilizzo della stessa per redigere i contratti e altra documentazione, Zhou ha continuato a lavorare controllando personalmente i testi scritti dall’intelligenza artificiale, così da garantire la qualità e la correttezza degli stessi. L’azienda le ha però detto che non scrivendo più direttamente ma occupandosi della rilettura delle bozze, avrebbe dovuto accettare una riduzione dello stipendio. Da 25 mila yuan (più di 3 mila dollari) al mese, Zhou sarebbe dovuta passare a 15 mila. La donna ha rifiutato e si è poi rivolta a un giudice del lavoro quando l’azienda ha deciso di licenziarla.
La corte del lavoro di Hangzhou le ha dato ragione, stabilendo che la sua ormai ex azienda le debba pagare un risarcimento, in quanto il licenziamento è illegittimo. Secondo la corte, le aziende dovrebbero sforzarsi di riallocare le risorse in modo da non lasciare senza lavoro quanti vedono le proprie mansioni passare all’intelligenza artificiale. «L’intelligenza artificiale dovrebbe essere utilizzata per creare lavoro, promuovere l’occupazione e migliorare i salari» ha affermato il tribunale nella sentenza. «La legge consente alle aziende di intraprendere transizioni guidate dalla tecnologia, ma devono comunque tutelare i diritti dei lavoratori».
Il 3 maggio è diventata anche la Giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi, che non sono mai stati tanti come nel 2025. E anche per coloro che sopravvivono a violenze e soprusi, il lavoro diventa ogni giorno più difficile e pericoloso.
Dalle difficoltà economiche del Paese (e non soltanto di questo Paese) è emersa una nuova, inquietante figura "professionale": consulenti che, essendo stati licenziati loro, spiegano come fare a non farsi licenziare. A pagamento, ovviamente.
È uno dei personaggi più stravaganti e inquietanti venuti fuori dalla Silicon Valley. Ha appena pubblicato un "manifesto" in cui espone la sua distopica visione del mondo. Una visione che ha tutte le intenzioni e i mezzi per trasformare in realtà.