Hype ↓
10:22 martedì 6 gennaio 2026
Mickey Rourke è indietro con l’affitto della sua villa di Los Angeles e la sua agente ha lanciato una colletta per evitare che venga sfrattato A quanto pare, l'attore deve al suo padrone di casa ben 59 mila dollari di affitti arretrati. Per sua fortuna, la raccolta fondi sta andando bene.
Uscirà una nuovo giocattolo simile al Tamagotchi ma “potenziato” dall’intelligenza artificiale Si chiama Sweekar, può diventare immortale (più o meno), ricordare la voce del padrone e anche rievocare momenti vissuti insieme.
Il Cern ha annunciato che il Large Hadron Collider, il più grande acceleratore di particelle del mondo, resterà spento per cinque anni a causa di lavori di manutenzione Lo stop durerà almeno fino al 2030 e servirà a potenziare il LHC, in modo da usarlo in futuro per esperimenti ancora più ambiziosi.
Una delle ragioni per cui Maduro è stato catturato sarebbero i balletti che faceva in pubblico e che infastidivano Trump Trump avrebbe interpretato quei gesti come una provocazione e avrebbe quindi deciso di dimostrare che le precedenti minacce non erano un bluff.
Gli sciamani peruviani che ogni anno predicono il futuro avevano predetto la caduta di Maduro Durante l'abituale cerimonia di fine anno avevano avvertito della cattura del presidente venezuelano, e pure di un'imminente e grave malattia di Trump.
A nemmeno quarantott’ore dal colpo di Stato in Venezuela, Trump ha già minacciato altri quattro Paesi Stando a quello che ha detto Trump, i prossimi a doversi preoccupare sono Cuba, Colombia, Groenlandia e pure il Messico.
Le azioni di Warner Bros. sono salite del 170 per cento da quando è iniziato il triangolo con Netflix e Paramount L'offerta d'acquisizione di Netflix e la battaglia con Paramount hanno trasformato Warner nel titolo più desiderato del 2025.
Xavier Dolan ha confermato che non è più in pensione e che quest’anno girerà un nuovo film Dopo aver annunciato l’addio al cinema nel 2023, il regista ha deciso di tornare a lavoro e ha mostrato una nuova sceneggiatura su Instagram.

Cosa significa Matthew Williams da Givenchy

Perché il fondatore di Alyx 9SM al posto di Claire Waight-Keller non è che un’evoluzione naturale della rilevanza dello streetwear nell’industria.

17 Giugno 2020

Quando Virgil Abloh è arrivato da Louis Vuitton, in molti tra gli addetti ai lavori si erano dichiarati scontenti dal fatto che venisse premiato qualcuno che non aveva la classica formazione da designer di moda, e che aveva raggiunto il successo, insinuavano, più con l’associazione alla celebrità di Kanye West che con reali meriti nel campo. Era una polemica centrata male allora, che era solo il marzo 2018 ma sembra un’era geologica fa, e lo è oggi che Matthew Williams, fondatore di Alyx 9SM e collaboratore di Abloh e West tra gli altri, è stato annunciato come il nuovo direttore creativo di Givenchy. Prende il posto di Claire Waight-Keller la quale, oltre ad aver disegnato l’abito nuziale di Meghan Markle (un matrimonio reale che ormai è diventato un rebus), non ha lasciato molta traccia, non tanto tra chi di moda si occupa per mestiere (che pure ha apprezzato alcune sue collezioni couture), quanto tra chi conta di più in questa bizzarra industria, e cioè i clienti finali. Williams, 34enne originario di Pismo Beach, California, si occuperà dell’intera immagine del marchio, dalla linea femminile a quella maschile fino all’alta moda: è ufficialmente assunto dal 16 giugno e debutterà a ottobre a Parigi, Coronavirus permettendo.

Nel 2015 Williams ha lanciato Alyx 9SM, brand cui è stata affibbiata la definizione di “streetwear” ma che in realtà offre a chi lo compra, molto prosaicamente, un buon compendio di quello che è considerata eleganza contemporanea: tailoring dalle linee asciutte, materiali mutuati dall’abbigliamento sportivo, tanto nero, tanta pelle e accessori, tra cui la collana-fibbia diventata bestseller, che effettivamente sono parecchio lontani dall’immagine stereotipata di Givenchy legata ancora, niente meno, al tubino nero di Audrey Hepburn. In realtà, il marchio ha avuto una lunga stagione di rinascita, dal 2005 al 2017, quando alla direzione creativa c’era Riccardo Tisci, oggi a capo di Burberry. Ed è proprio a quel periodo di Givenchy che il nuovo corso di Matthew Williams potrebbe ricollegarsi, tanto più che Tisci, insieme a Nicolas Ghesquière, Rick Owens e Raf Simons tra gli altri, è stato fra quelli che ha sdoganato lo streetwear nei ranghi della moda, il primo a collaborare con Kanye West, a intuire un nuovo modo di rapportarsi alla celebrità – che andasse oltre il concetto di testimonial – e soprattutto, a comprendere il valore di una t-shirt. In questa linea ideale, la scelta di Williams non sembra allora così azzardata, addirittura i loro immaginari si toccano in certi punti, con l’eloquente distinzione che Tisci ha una formazione da designer “classica” mentre Williams no.

Skater a tempo perso, dj molto tatuato con il pallino della moda, dopo aver lasciato l’Università della California al primo semestre, Williams si è trasferito a New York dove ha lavorato per Lady Gaga, ha quindi conosciuto Virgil Abloh e perciò Kanye West, insieme hanno fondato BeenTrill, breve esperimento collettivo all’insegna della multidisciplinarietà che ha prodotto mixtape, feste e occasionalmente del merchandising: non ha avuto vita lunga ma ha fatto in tempo a diventare di culto, qualunque cosa significhi oggi. Nel 2015 è la volta di Alyx, che lancia grazie al fondamentale supporto di Luca Benini di SlamJam e che lo farà trasferire in Italia, a Ferrara, per stare vicino ai suoi produttori e distributori. Ora Matthew Williams va a Parigi: ha già detto che il suo marchio rimarrà indipendente, ma da Givenchy lo aspetta una sfida non facile, e cioè quella di resuscitare l’interesse per un marchio che negli ultimi anni aveva perso di smalto. Non ha allora molto senso, dopo la parabola di Abloh da Vuitton, dopo Rihanna e Fenty, dopo le discussioni sul personal branding avviate nell’ultimo decennio, addossare allo streetwear la colpa di aver spinto fuori dai brand quelli che la giacca hanno studiato come disegnarla. A un certo punto bisognerà pur venderle, quelle giacche, e in un momento come questo – con la crisi che c’era e con quella che si prospetta – le si prova un po’ tutte.

Articoli Suggeriti
I look di Mamdani e Rama Duwaji per la cerimonia d’insediamento sono un’ottima dimostrazione che con la moda si può fare politica

Ancora una volta il neosindaco di New York e la first lady hanno dato una grande lezione di stile, unendo scelte simboliche e una consapevolezza tipica della Gen Z.

Nonostante si rifiuti di ammetterlo, la moda ha un grosso problema di precarietà e sfruttamento del lavoro

Le segnalazioni sullo studio di Dilara Findikoglu evidenziano le contraddizioni della moda contemporanea: il divario tra estetica politica e pratiche operative, la retorica del sacrificio creativo e una precarietà sistemica spesso mascherata da valore culturale.

Leggi anche ↓
I look di Mamdani e Rama Duwaji per la cerimonia d’insediamento sono un’ottima dimostrazione che con la moda si può fare politica

Ancora una volta il neosindaco di New York e la first lady hanno dato una grande lezione di stile, unendo scelte simboliche e una consapevolezza tipica della Gen Z.

Nonostante si rifiuti di ammetterlo, la moda ha un grosso problema di precarietà e sfruttamento del lavoro

Le segnalazioni sullo studio di Dilara Findikoglu evidenziano le contraddizioni della moda contemporanea: il divario tra estetica politica e pratiche operative, la retorica del sacrificio creativo e una precarietà sistemica spesso mascherata da valore culturale.

Se anche Demna si fa prendere dalla nostalgia allora per la moda è davvero finita

La nuova collezione Gucci fa emergere un fenomeno già ovunque: l’industria della moda sta guardando sempre più al passato, spesso a scapito di innovazione, immaginazione e persino salute collettiva.

Dario Vitale lascia Versace, appena nove mesi dopo esserne diventato direttore creativo

Era stato nominato chief creative officer del brand, appena acquisito dal gruppo Prada, a marzo di quest'anno.

La moda è diventata imbarazzante?  

Premi di cui a nessuno fuori da quelle stanze importa molto, un generico e sempre più spiccato distacco dalla realtà, gli evidenti problemi con i corpi delle donne: come un sistema intero sta affrontando questi anni difficili (spoiler: abbastanza male).

Anche stavolta il premio di Designer of the Year l’ha vinto Jonathan Anderson

È la terza volta consecutiva, stavolta ha battuto Glenn Martens, Miuccia Prada, Rick Owens, Martin Rose e Willy Chavarria.