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12:32 lunedì 8 giugno 2026
Wikipedia rischia di fermarsi per la prima volta nella storia a causa di uno sciopero dei suoi editor Settecento tra i collaboratori più prolifici ed esperti stanno minacciano lo sciopero, in solidarietà con dei colleghi licenziati dalla Fondazione che gestisce l'enciclopedia.
I Gorillaz e i Kneecap hanno portato sul palco del Primavera Aarab Barghouti, il figlio di Marwan Barghouti, il più importante leader politico palestinese imprigionato da Israele «Continuate a lottare per la Palestina, per Gaza e per la giustizia», ha detto alla folla, ricordando suo padre e tutti i prigionieri palestinesi.
Grazie al fotovoltaico l’Europa ha risparmiato quasi 13 miliardi di spesa energetica nonostante la crisi nello Stretto di Hormuz In media, sono 136 milioni di euro risparmiati ogni giorno, per ogni giorno dall'inizio della guerra in Iran a oggi.
In uno dei videogiochi più popolari del momento interpreti il proprietario di una biblioteca disordinatissima che deve rimettere a posto 3072 volumi Si intitola Librarian: Tidy Up The Arcane Library, giocarci è molto rilassante, basta avere la consapevolezza che la missione è impossibile.
Nelle università americane è nato un nuovo trend: subissare di fischi chiunque faccia l’elogio dell’AI È successo in almeno una decina di occasioni nelle ultime settimane. Gli studenti, appena sentono le parole intelligenza e artificiale, iniziano a fischiare.
In Albania ci sono delle enormi proteste per impedire a Jared Kushner, il genero di Trump, di costruire un resort di lusso in un’area naturale protetta Sono tre giorni che le strade di Tirana sono piene di manifestanti che vogliono fermare a tutti i costi la prosecuzione del progetto.
In realtà, mancano ancora almeno altri dieci anni prima che i lavori alla Sagrada Familia siano davvero finiti Il 10 giugno, alla presenza di Pedro Sanchez e del Papa, si festeggerà la fine dei lavori. Almeno di quelli più grossi, perché mancano ancora una facciata intera, una scalinata e un parco.
La notizia di Martin Scorsese che decide di usare l’AI per disegnare gli storyboard dei suoi film non poteva essere accolta peggio Il regista ha annunciato una collaborazione con una start up AI tedesca. La reazione è stata notevolmente negativa.

Per impedire ai manifestanti di organizzare altre proteste, il regime iraniano ha spento completamente internet in tutto il Paese

Tra giovedì 8 e venerdì 9 gennaio, il traffico internet in Iran si è azzerato. Letteralmente. Il regime spera così di rendere più difficile l'organizzazione di nuove proteste.

09 Gennaio 2026

«Ovviamente, ci sono giunte notizie che riferiscono che il regime è molto preoccupato e sta provando, ancora una volta, a spegnere internet. Sappiate che le nostre comunicazioni non si fermeranno. Continueranno, attraverso le centinaia di migliaia di dispositivi Starlink presenti nel Paese o attraverso le reti televisive Iran International e Manoto. Ma se il regime commette un errore così grave come spegnere internet, sarà un’altra prova della necessità di essere presenti e di scendere in piazza. In questo modo pianterete l’ultimo chiodo nella bara del regime. Vincerete. Lunga vita all’Iran».

Con questo messaggio, pubblicato su Instagram e visualizzato milioni di volte in nemmeno 24 ore, Mohammad Reza Pahlavi ha anticipato quello che poi è effettivamente successo: in Iran internet è stata spenta tra giovedì 8 e venerdì 9 gennaio, come dimostrano diversi grafici pubblicati in queste ore, tra gli altri, anche da Cloudflare Radar, servizio che traccia i più importanti movimenti di traffico in tutta internet. Come si vede chiaramente da questi grafici, al momento l’attività su internet in Iran è azzerata. Non in senso figurato, qui la parola azzerata non sta per “fortemente diminuita”: sta per letteralmente azzerata. Su internet in Iran in questo momento non c’è nessuno, non perché siano tutti impegnati con altro ma perché il regime sta intenzionalmente impedendo l’accesso alla rete, nella speranza che la difficoltà nelle comunicazioni si traduca in difficoltà nell’organizzazione delle proteste. Al momento, dalle informazioni – non tantissime e non tutte verificabili – questo stratagemma non sta funzionando. Le proteste non solo stanno continuando ma si fanno sempre più partecipate, le persone sembrano sempre più esasperate. In queste ore, in un video che Reuters ha confermato essere vero, si vedono dei manifestanti, in una città del nord del Paese, che tirano giù dal pennone la bandiera della Repubblica islamica, procedendo poi a strapparla a metà.

All’intensificarsi delle proteste sta seguendo un intensificarsi della repressione. Come si legge su Bbc, l’organizzazione con base in Norvegia Iran Human Rights riferisce di almeno 45 persone uccise dalla polizia durante le manifestazioni, tra cui otto bambini. Bbc Persia è invece riuscita a confermare l’identità di 22 persone uccise. Il governo iraniano, invece, ha confermato soltanto la morte di 6 membri delle forze dell’ordine.

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Un coro abbastanza esplicito, anche: si parla dell'anno nuovo, di sangue e di cosa si meriterebbe il capo della Repubblica islamica.