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Torneremo a usare i contanti, per colpa delle guerre in Medio Oriente Ma non è luddismo monetario: in un panorama segnato da minacce di blackout, attacchi informatici e tensioni internazionali, la scorta di contante domestico viene oggi promossa come il solo bunker finanziario.
Il Segretario della Guerra Pete Hegseth si rifiuta di ammettere di aver citato Pulp Fiction in una preghiera per i soldati americani in Iran, nonostante la sua preghiera fosse identica al monologo “Ezechiele 25:17” di Pulp Fiction E nonostante il fatto che tutti si siano accorti subito che stava citando il monologo "Ezechiele 25:17" di Pulp Fiction. Anche perché l'unica altra spiegazione possibile è che Hegseth non conosca i versetti della Bibbia che cita.
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Il libro fotografico con le ragazze che imbracciano armi che compare in The Drama esiste davvero (più o meno) Si intitola Chicks with Guns, lo ha fatto la fotografa Lindsay McCrum ed è uscito nel 2011. Ed è molto, molto simile a quello che si vede nel film.
La prima canzone dei Massive Attack dopo quasi dieci anni è un pezzo contro la guerra fatto assieme a Tom Waits Si chiama Boots on the ground e parla di disordini che stanno avvenendo negli Usa, mescolando liriche belliche a immagini grottesche.

La nuova incredibile generazione di attori irlandesi

Non solo Colin Farrell e Cillian Murphy, ora è il momento di Barry Keoghan, Paul Mescal, Andrew Scott, Saoirse Ronan, degli Oscar e delle serie tv di successo: l'Irlanda è diventata uno dei centri dell'intrattenimento mondiali.

15 Gennaio 2024

Continua il rinascimento dell’industria cinematografica irlandese, a capeggiare questa avanzata c’è una nutrita schiera di attori, più o meno giovani, amati da pubblico e critica, per loro pioggia di nomination ai premi più importanti e chiamate dai registi di Hollywood. «The luckiest fecking man alive», così ha detto di sentirsi Cillian Murphy durante il suo discorso per la vittoria del Golden Globe 2024 come Miglior attore protagonista in un film drammatico per Oppenheimer. Ma non si tratta di semplice fortuna, o di un exploit improvviso, inatteso. Senza voler partire dal Paleozoico, Colin Farrell e Cillian Murphy hanno fatto da apripista, e ora – senza la minima intenzione di cedere il passo alle nuove leve – raccolgono i frutti di una carriera lunga e laboriosa.

2023, Gli spiriti dell’isola (The Banshees of Inisherin) di Martin McDonagh (il regista britannico, ma di origini irlandesi, di In Bruges e Tre Manifesti a Ebbing, Missouri) ottiene 8 nomination ai Golden Globe (ne vince tre: Miglior film commedia o musicale, Miglior attore in un film commedia a Colin Farrell e Migliore sceneggiatura) e 9 agli Oscar – l’anno prima, a Venezia, dove il film è presentato in concorso, Colin Farrell vince la Coppa Volpi e Martin McDonagh il premio per la migliore sceneggiatura. «Bello come tutti i film irlandesi», così il regista spiega il successo della pellicola, come se non ci fosse nulla da aggiungere. E Colin Farrell, lanciato a fine anni ‘90 come attore bonazzone, aggiunge così un ulteriore sigillo di qualità al suo status di interprete.

In quella stessa edizione si fa largo anche un film piccino, senza star, The Quiet Girl di Colm Bairéad, che diventa il primo film in lingua irlandese nominato agli Oscar, è un piccolo caso, amatissimo dalla critica e dal pubblico più attento (la bolla dell’Anteo e del Nuovo Sacher). «È stato fondamentalmente uno sforzo concertato per cercare di far decollare un film in lingua irlandese», ha spiegato Cleona N. Chrualao, produttrice di The Quiet Girl. Attraverso Cine4, iniziativa nata dalla sinergia tra TG4 (il corrispettivo della nostra RAI), BAI (Broadcasting Authority of Ireland) e IFB (The Irish Film Board), ogni anno vengono assegnati a cinque candidati fino a 25 mila euro per sviluppare dei progetti, due di questi vengono scelti per entrare in produzione con budget fino a 1,2 milioni di euro, presentati ai festival, distribuiti in sala e trasmessi su TG4. The Quiet Girl è stato uno dei due vincitori nel 2019.

Tra gli attori nominati agli Oscar 2023 fa capolino anche Paul Mescal, per l’instant classic di Charlotte Wells, Aftersun, ma il suo successo nasce nel solco della serialità televisiva. Non solo cinema, anche lato tv in Irlanda esiste una rete di supporto per la produzione e la messa in onda di prodotti in grado di sfruttare e valorizzare le risorse e i talenti locali, con vari programmi di finanziamento istituiti per scrittori e registi. Le serie tv irlandesi trovano quindi nuovi fondi e nuove vetrine: da Derry Girls (su Netflix) a Bad Sisters (Apple TV+) di e con Sharon Horgan (Game Night, Military Wives); non solo gli uomini si stanno facendo notare – con Sharon Horgan ci sono anche Saoirse Ronan, la protetta di Greta Gerwig (Lady Bird, Piccole donne) ora a fianco di Paul Mescal in Foe – Il Nemico (su Prime) e Jessie Buckley (Beast, Women Talking), la più brava.

E poi ancora, da segnalare, tra i casi del 2023, Flora and Son, il nuovo film John Carney, regista irlandese di Being Again e Sing Street, con protagonista Eve Hewson (già nel cast di Bad Sisters, e già figlia di Bono) presentato al Sundance e comprato da Apple per oltre 20 milioni di dollari. Un feel good movie dublinese su una madre scapestrata, un figlio irrequieto e sul potere della musica, che non fa miracoli, ma che aiuta come più (si ride e si piange e si canta). Flora and Son è stato eletto da Mike Flanagan (The Haunting, La caduta della casa degli Usher) come il miglior film dell’anno, piccino ma con un cuore grande così.

Ma, stavamo dicendo, la tv. Nel 2018 Screen Ireland ha introdotto un nuovo fondo per le produzioni, e il primo progetto che ha visto la luce è stata proprio Normal People; grazie al successo della serie, e poi di Aftersun che lo ha portato agli Oscar, Paul Mescal è diventato una delle nuove icone del cinema. Ha una bellezza caratteristica, gli occhi tristi e le gambe muscolose sempre in bella in vista. Piace a tutti. Il 29 febbraio esce da noi in sala Estranei – All of Us Strangers di Andrew Haigh (Weekend, Looking, 45 anni), con Andrew Scott (Sherlock, Fleabag) a fianco di Paul Mescal. Già in cantiere per lui, tra gli altri, Il Gladiatore 2 di Ridley Scott, Merrily We Roll Along (dal musical di Sondheim) e The History of Sound di Oliver Hermanus con Josh O’Connor. Per Andrew Scott invece all’orizzonte troviamo la serie tv ispirata alle malefatte del Tom Ripley di Patricia Highsmith.

Mescal e Scott sono in ottima compagnia, grazie a un misto di sfacciataggine e talento la performance di Barry Keoghan in Saltburn ha lasciato il segno (rilanciando in classifica Sophie Ellis-Bextor) e finalmente l’ha portato all’attenzione del grande pubblico che, nonostante la nomination ai Golden Globe per Gli spiriti dell’isola e una filmografia per ora praticamente immacolata (Il sacrificio del cervo sacro di Yorgos Lanthimos, Dunkirk di Christopher Nolan), non si era ancora accorto del suo carisma e del suo talento. Purtroppo per lui con la stagione dei red carpet è già finito vittima di stylist e armocromisti che l’hanno trasformato in una versione steampunk di Susanna Tamaro.

E the luckiest fecking man alive che fa? Questo è stato il suo anno. Oppenheimer potrebbe fruttargli il suo primo Oscar (deve battere Paul Giamatti, premiato ai Critics’ Choice Award – il passo successivo verso gli Oscar dopo i Golden Globe – per The Holdovers), ma anche in questo caso si tratta di un riconoscimento che arriva a seguito di una solidissima carriera, che attraverso ruoli azzeccati (Breakfast on Pluto, 28 giorni dopo, Sunshine, Inception, Dunkirk) e serie tv (Peaky Blinders) l’ha reso negli anni un attore riconoscibile, riconosciuto e rispettato dal grande pubblico. Ma, una volta archiviata l’award season, per lui c’è già in arrivo l’adattamento di Small Things Like These della scrittrice irlandese Claire Keegan. E questo, dopo tv e cinema ci porta anche in libreria, perché anche a livello letterario l’Irlanda sta vivendo un momento particolarmente felice. Sally Rooney è solo una delle voci che ha saputo trovare spazio tra gli scaffali e le classifiche. Tra gli altri, da segnalare, i finalisti del Book Prize 2023, The Bee Sting di Paul Marrey e Prophet Song di Paul Lynch, che il premio lo ha anche vinto, e il fenomeno editoriale Atti di sottomissione di Megan Nolan.

Gli attori irlandesi sanno essere sexy e sensibili, ruvidi e rassicuranti, asimmetrici ma magnetici. Le attrici sono spavalde e riflessive, ironiche e seriose, moderne e classicissime. Sono, in genere, interpreti malcontenti e armoniosi, cinici e arguti, volti e corpi che incarnano un nuovo spirito, libero, che ha abbandonato la rabbia, la violenza e il cattolicesimo molesto che per decenni hanno funestato l’Irlanda. Gli Irlandesi hanno poi un grandissimo pregio, che li rende facilmente amabili dal grande pubblico (compreso quello particolarmente schifiltoso della Gen Z): non sono né inglesi né americani. L’Irlanda non è uno stato colonialista, non ha un governo presieduto da folli (almeno credo – ma il fatto stesso di non saperlo è una prova che è così), non è politicamente rilevante o (attualmente) problematica, ha lasciato i suoi problemi alle spalle.

Se le voci irlandesi nate dalla pancia degli anni ‘80 erano arrabbiate e violente (RIP Sinead), quelle emerse negli anni ‘90 sono leggere, spensierate e cippettone (i Boyzone, i Corrs, le B*Witched), portando con sé voglia di aria nuova. Questo inarrestabile fiume carsico fatto di umori, intenzioni, lavoro, tradizioni, ottimismo e inadeguatezza porta ora a valle tutta questa gustosissima ricchezza.

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