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13:57 lunedì 8 giugno 2026
Wikipedia rischia di fermarsi per la prima volta nella storia a causa di uno sciopero dei suoi editor Settecento tra i collaboratori più prolifici ed esperti stanno minacciano lo sciopero, in solidarietà con dei colleghi licenziati dalla Fondazione che gestisce l'enciclopedia.
I Gorillaz e i Kneecap hanno portato sul palco del Primavera Aarab Barghouti, il figlio di Marwan Barghouti, il più importante leader politico palestinese imprigionato da Israele «Continuate a lottare per la Palestina, per Gaza e per la giustizia», ha detto alla folla, ricordando suo padre e tutti i prigionieri palestinesi.
Grazie al fotovoltaico l’Europa ha risparmiato quasi 13 miliardi di spesa energetica nonostante la crisi nello Stretto di Hormuz In media, sono 136 milioni di euro risparmiati ogni giorno, per ogni giorno dall'inizio della guerra in Iran a oggi.
In uno dei videogiochi più popolari del momento interpreti il proprietario di una biblioteca disordinatissima che deve rimettere a posto 3072 volumi Si intitola Librarian: Tidy Up The Arcane Library, giocarci è molto rilassante, basta avere la consapevolezza che la missione è impossibile.
Nelle università americane è nato un nuovo trend: subissare di fischi chiunque faccia l’elogio dell’AI È successo in almeno una decina di occasioni nelle ultime settimane. Gli studenti, appena sentono le parole intelligenza e artificiale, iniziano a fischiare.
In Albania ci sono delle enormi proteste per impedire a Jared Kushner, il genero di Trump, di costruire un resort di lusso in un’area naturale protetta Sono tre giorni che le strade di Tirana sono piene di manifestanti che vogliono fermare a tutti i costi la prosecuzione del progetto.
In realtà, mancano ancora almeno altri dieci anni prima che i lavori alla Sagrada Familia siano davvero finiti Il 10 giugno, alla presenza di Pedro Sanchez e del Papa, si festeggerà la fine dei lavori. Almeno di quelli più grossi, perché mancano ancora una facciata intera, una scalinata e un parco.
La notizia di Martin Scorsese che decide di usare l’AI per disegnare gli storyboard dei suoi film non poteva essere accolta peggio Il regista ha annunciato una collaborazione con una start up AI tedesca. La reazione è stata notevolmente negativa.

I manifestanti iraniani hanno inventato un nuovo coro per augurare la morte all’Ayatollah Khamenei

Un coro abbastanza esplicito, anche: si parla dell'anno nuovo, di sangue e di cosa si meriterebbe il capo della Repubblica islamica.

07 Gennaio 2026

Tra la fine di dicembre e il nuovo anno si è scatenata una nuova ondata di proteste in Iran: quelle in corso in tutto il Paese, per tono e contenuti, vengono descritte come senza precedenti per come contestano apertamente la guida dell’Ayatollah. Lo riporta France24, spiegando che in diverse città manifestanti hanno scandito slogan contro la guida suprema Ali Khamenei e contro l’intero sistema della Repubblica islamica, un livello di sfida considerato particolarmente preoccupante dalle autorità. In particolare, France24 segnala la veloce diffusione di un nuovo coro in tutte le città e paesi in cui si sta diffondendo la protesta: tradotto rozzamente in italiano, il coro fa «Questo è l’anno del sangue, Ali (Khamenei, ndr) verrà cacciato». I primi a cantarlo sarebbero stati i giovani di Marvdasht, città nel sud dell’Iran, e la rapida diffusione del coro sarebbe dovuto anche e soprattutto a un video caricato sui social lo scorso 1 gennaio e che ha rapidamente accumulato milioni di visualizzazioni.

Come in tutte le proteste, ma specialmente in quelle iraniane, i cori e gli slogan ricoprono un ruolo fondamentale, per capire sia le ragioni che hanno portato le persone a manifestare siano gli obiettivi delle manifestazioni stesse. Nello stesso articolo di France24, infatti, vengono elencati diversi altri cori che si stanno diffondendo in queste settimane di protesta: dal semplice “Libertà, libertà, libertà” all’elaborato “Non per Gaza, non per il Libano, la mia vita voglio sacrificarla per l’Iran”, passando per “Poliziotti, unitevi a noi” a “Non avere paura, siamo tutti qui assieme”. Ovviamente, nella storia recente delle proteste iraniane il coro più famoso è indubbiamente “Donna, vita, libertà”, cantato in tutte le manifestazioni seguite all’omicidio di Mahsa Amini. Se volete approfondire la storia dei cori di protesta in Iran, su Wikipedia c’è una pagina che li raccoglie e spiega tutti, dalla fondazione della Repubblica islamica a oggi.

Le proteste sono inizialmente state innescate dal crollo della valuta iraniana, il rial, che ha raggiunto nuovi minimi storici, aumentando moltissimo il costo della vita (inflazione +42 cento rispetto a dicembre 2024, costo dei beni alimentari +72 per cento e quello dei medicinali +50 per cento) e la già profonda crisi economica del Paese. Alla rabbia causata dalla spirale iperinflattiva e dalla perdita di potere d’acquisto si è sommata una contestazione politica violenta, con cori e cartelli che accusano direttamente l’Ayatollah di essere responsabile del deterioramento delle condizioni di vita. Le autorità hanno reagito con la – solita, purtroppo – violenza repressiva, rafforzando la presenza delle forze di sicurezza e procedendo ad arresti di massa. Bbc riferisce che la risposta della Repubblica islamica è stata fin qui durissima, con centinaia di incarcerazioni e un rafforzamento della presenza delle forze di sicurezza, mentre resta difficile valutare l’ampiezza reale del movimento in un Paese dove l’accesso all’informazione è fortemente controllato: i primi video diffusi sui social verificati dall’emittente inglese confermano che le proteste si stanno svolgendo in decine di città in tutto l’Iran, nonostante i pericoli che corrono i manifestanti.

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