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Sulle nuove sterline Winston Churchill, Jane Austen, William Turner e Alan Turing lasceranno il posto a un riccio, un barbagianni, un bombo e una pulcinella di mare Quasi mezzo milione di britannici ha votato gli animali che sostituiranno i personaggi storici sulle prossime sterline. Hanno vinto il riccio, il barbagianni e il bombo, a cui la Banca d’Inghilterra ha aggiunto la pulcinella di mare.
A quanto pare tanti uomini leggono romanzi romance, ma si vergognano a dirlo e lo fanno di nascosto Leggono Bridgerton e romantasy, ne parlano solo su Discord e chiedono l’anonimato. In Italia sono quasi uno su cinque nella fascia tra i 25 e i 54 anni.
Richard Linklater sta girando il suo film più ambizioso, così ambizioso che non sarà pronto prima del 2040 È un adattamento del musical Merrily We Roll Along di Stephen Sondheim e per il momento sono ne state girate tre parti su nove.
Il 50 per cento dei Gen Z dice che evita di ballare in pubblico per paura di essere ripreso e diventare virale Quasi un ragazzo della Gen Z su due evita di ballare in pubblico per paura di essere filmato e finire sui social. Lo dice un sondaggio di LifeStance Health, secondo cui la FOMO ha lasciato il posto alla paura di diventare content senza volerlo.
Dopo 188 anni si è finalmente scoperto il luogo in cui è stata scattata la prima fotografia della storia a ritrarre degli esseri umani Nel 1838 Louis Daguerre voleva fotografare un boulevard, ma sulla lastra rimasero impressi anche due sconosciuti: un lustrascarpe e il suo cliente. Quasi due secoli dopo, tre registi hanno ritrovato il punto esatto in cui si trovavano, e ora una targa li ricorda.
Il poliziotto che aveva provato a infiltrarsi nelle chat degli studenti francesi usando il messaggio «Bismillah, c’est les ténèbres» è stato scoperto perché prima di inviarlo si è geolocalizzato nella stazione di polizia Il misterioso utente "Moussa-tenebreu" ha destato qualche sospetto quando si è scoperto che stava postando dal commissariato di Aix-en-Provence.
Romain Gavras ha detto che dopo aver visto le versioni AI del video di Storm di Yung Lean si è talmente depresso che gli è venuta voglia di mollare tutto e andare a coltivare le olive in Grecia C’è qualcosa nell’imperfezione dell’umanità, e nella vita interiore di chi balla o anche solo di chi fuma una sigaretta, che nell'AI ancora non c’è. Ma chi c**** lo sa cosa succederà tra un anno». ha detto, commentando le brutte imitazioni del suo video.
Il movimento studentesco serbo non si accontenta più di protestare e basta: si è candidato alle elezioni e potrebbe seriamente vincerle Domenica in Serbia si vota, e gli studenti che da due anni protestano contro il Presidente Aleksandar Vučić hanno presentato la Studentska Lista, che sta raccogliendo grandissimo consenso.

Wonder Woman: femminismo, propaganda e bondage

Le interpretazioni femministe, quelle anti-imperialiste, la vita erotica del suo creatore e una parentesi personale sul film di cui più si parla in questi giorni.

08 Giugno 2017

Si sta parlando moltissimo e ovunque di Wonder Woman, ultimo capitolo delle saghe supereroistiche e nuovo tentativo per la DC di mettersi in pari – in termini di rilevanza ma soprattutto di biglietti staccati al botteghino – con le trasposizioni Marvel. Se ne parla perché nel weekend di apertura ha realizzato diversi record, compreso quello di debutto nelle sale più redditizio per una regista donna – superato il 50 sfumature di grigio di Sam Taylor-Johnson, 100 milioni di dollari incassati nel weekend di apertura contro 82 – che poi è quella Patty Jenkins, cioè la regista con una delle più strane carriere che si siano viste a Hollywood: un solo film e pure di grande successo come Monster, nel 2003, e poi più nulla (a parte il lavoro per la tv), fino a questo Wonder Woman.

Il film è stato interpretato praticamente ovunque come una parabola femminista. Solo una donna – è uno dei ragionamenti possibili – poteva incarnare al tempo stesso un ideale di forza sovrumana ma anche un messaggio di amore per l’umanità; forza e amore calati da una mitologica e senza tempo isola greca nel mezzo del conflitto della Prima guerra mondiale (Belgio). Diana/Wonder Woman viene descritta dai critici come «altruista», come una «persona che prende in mano il suo destino», Brody sul New Yorker la definisce «una guerriera che ci mette in guardia dalle guerre». L’atmosfera che si è creata intorno al film è in definitiva quella del “film necessario” in un’epoca in cui si sente molto l’esigenza di un nuovo femminismo e di nuovi simboli che lo rappresentino.

È interessante su The Verge guardare (e leggere il relativo commento) lo screen test del 1967 di un pilota per una serie tv su Wonder Woman mai andata in onda e prodotta, va detto, da William Dozier, l’uomo dietro Batman, il telefilm di supereroi più bizzarro di tutti i tempi. Diana Prince appare come una specie di Mary Poppins goffa e ridicola; la distanza con l’immagine della nuova Diana Prince – potentissima e carismatica, per quanto naive – è abissale. Ci dice qualcosa questo su come sia cambiata l’immagine della donna (e la sua rappresentazione) nella società? Personalmente non ne sono convintissimo. Quel video ci racconta soprattutto il modo in cui è cambiato il modo di rappresentare i supereroi: la loro essenza mitica viene oggi pennellata con tinte drammatiche e cupe; gli aspetti ironici e buffi (a parte alcuni casi specifici, Deadpool, Guardiani della Galassia) non servono allo scopo.

Wonder-Woman-recensione-1

Tra chi ne ha scritto, c’è anche chi poi, come New Republic, la cui critica è spesso fondata su aspetti ideologici, ha visto in Wonder Woman, il classico film manicheista di propaganda imperialista, in cui gli americani sono i buoni e gli altri (i tedeschi) i cattivi, e i buoni sono anche i belli (Gal Gadot), mentre i cattivi sono malati e deformi (la chimica tedesca che sta sperimentando l’arma finale, ha la faccia deturpata e coperta con una maschera).

Molti sono anche gli articoli che ricordano le origini del personaggio nei fumetti e, tra questi, il più interessante e, per me, rivelatorio è uno uscito su Broadly, in cui viene raccontata la parabola del suo creatore, William Moulton Marston. Marston fu un personaggio brillante e decisamente eccentrico. Di origini nobili e con tre lauree, fu autore di otto libri di non fiction e di una fan fiction erotica su Cesare, nonché inventore di macchinari, più o meno fantasiosi, tra cui una specie di strumento della verità, che con tutta evidenza lo ispirò per la creazione del lazo di Wonder Woman, che stretto intorno al corpo del nemico le permette di estorcerne la verità. Ma il lazo è un riferimento anche per un’altra grande passione di Marston: la pratica del bondage.

La vita sentimentale e sessuale del creatore di Diana Prince, che viene ripercorsa anche in un lungo pezzo uscito nel 2014 sul New Yorker a firma Jill Lepore, fu come minimo fuori dagli schemi. L’autore si sposò con la sua fidanzatina del liceo, ma visse in una forma di poligamia con una terza donna, che era ufficialmente la tata dei suoi figli e che gli diede altri figli (per i quali ci si inventò, come giustificazione, un padre morto). Nella vita del trio, entrò poi una quarta donna, con cui si realizzavano incontri di sesso di gruppo, caratterizzati da giochi di ruolo, sottomissione e bondage. (Broadly fa notare che nelle prime storie Wonder Woman deve spesso liberarsi da situazioni in cui l’hanno legata). Marston fu affascinato dalla forza femminile fin dalla giovane età e fu un convinto sostenitore del matriarcato fino a spingersi nella previsione che questa forma di ordine sociale sarebbe prevalso in America nel giro di mille anni.

Tutto questo, nelle mia esperienza di spettatore delle ultime versioni del personaggio, mi sembra sia rimasto anche solo come piccola traccia involontaria, una specie di fossile dell’inconscio autoriale. Un uomo che guarda il Wonder Woman di Patty Jenkins oggi, o che l’ha vista apparire nel Batman v. Superman di Zack Snyder, più che essere influenzato da un “messaggio femminista”, può sentirsi chiamato a partecipare a una fantasia di inversione di ruolo, di sottomissione (ed è qualcosa che ha molto più a che fare con il sesso che con la politica). Non voglio dire che sia un aspetto preponderante della visione, è solo un vapore secondario, ma secondo me esiste.

Per il resto, e più innocentemente, ho guardato Wonder Woman al cinema, coi miei figli, due seienni maschi, ed è stato  un esperimento interessante rispetto alle idee sul genere che già in due bambini di quell’età iniziano a consolidarsi. Mi è sembrato un personaggio molto bello, costruito esteticamente in modo impeccabile, i cui combattimenti sono tra i migliori visti in questi anni in film dello stesso genere e con un tema musicale che esalta e resta in mente. Solo uno dei due ha dubitato, prima di entrare al cinema, che potesse trattarsi di un film «per femmine». Poi all’uscita, mentre tornavamo a casa in metro, l’altro mi ha detto, quasi timoroso, come se avesse paura a dirmelo, che adesso Wonder Woman sarebbe stata una dei suoi tre supereroi preferiti.

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