I giovani che sono scesi in piazza in questo fine settimana sanno esattamente cosa vogliono: casa, lavoro, sanità, istruzione, per tutti e subito. Chi li accusa di non sapere cosa vogliono forse ha dimenticato cosa significhi essere giovani e arrabbiati, in un mondo che si fa ogni giorno più inospitale.
Il poliziotto che aveva provato a infiltrarsi nelle chat degli studenti francesi usando il messaggio «Bismillah, c’est les ténèbres» è stato scoperto perché prima di inviarlo si è geolocalizzato nella stazione di polizia
Il misterioso utente "Moussa-tenebreu" ha destato qualche sospetto quando si è scoperto che stava postando dal commissariato di Aix-en-Provence.
L’utente che su Snapchat cercava di farsi accettare nelle chat in cui i liceali francesi organizzavano i blocchi delle scuole si faceva chiamare “Moussa-tenebreu“, aveva messo nel profilo la bandiera dell’Algeria e l’emoji delle fiamme, e si presentava con una frase sola: «Bismillah, c’est les ténèbres» (nel nome di Dio, sono le tenebre). Si era però dimenticato della geolocalizzazione, che lo collocava nel commissariato di Aix-en-Provence. A raccontarlo è Quotidien, il programma di Yann Barthès sull’emittente francese TMC. La frase, di per sé, non significa niente. Mescola la formula islamica «nel nome di Dio» a un’espressione francese e vorrebbe imitare il modo di parlare dei ragazzi di periferia: il problema è che nessun ragazzo la usa. Lo stesso messaggio è arrivato più volte da profili diversi, con nomi come Mamadou e Abdellah e altre bandiere algerine, a volte seguito da uno «spaccheremo tutto». Gli utenti che l’hanno ricevuto l’hanno trovato ridicolo, hanno fatto gli screenshot e li hanno messi in rete, e l’infiltrazione è finita lì.
Da allora «Bismillah, c’est les ténèbres» è comparso su moltissimi cartelli, e lo scorso fine settimana, quando centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza in tutta la Francia a sostegno degli studenti, era ovunque. Per i manifestanti è un modo di prendere in giro i tentativi delle autorità di soffocare il movimento, e di indicare la distanza tra la loro generazione e un governo che ha respinto quasi tutte le loro richieste. In molti sottolineano anche i cliché razzisti del messaggio, che immagina una gioventù che parla arabo, usa espressioni di quartiere e fa riferimenti all’islam. «È visto come un esempio di razzismo, perché lascia intendere che chi spacca le cose sia arabo», ha detto Phèdre Quémener, liceale di Parigi, al New York Times. Il ministero dell’Interno non ha detto se i suoi agenti abbiano davvero usato quella frase, ma ha ammesso che durante le proteste gli investigatori possono creare profili con pseudonimi per comunicare con chi è sospettato di organizzare azioni illegali e raccogliere prove.
Lo slogan è uscito dalla Francia ed è arrivato anche nelle manifestazioni in Belgio e in Germania, e Greta Thunberg l’ha ripetuto in un video pubblicato da un account Instagram solidale con gli studenti, accompagnandolo con altri gesti della Gen Z, tra cui quello del «6-7», un meme diventato popolare proprio perché assurdo. Ricorda l’umorismo nero del movimento degli scarafaggi in India, anche quello guidato da studenti che chiedono scuole migliori: il nome viene da un insulto del più alto magistrato del Paese, che aveva definito i giovani disoccupati «parassiti» e «scarafaggi». In Francia le proteste sono cominciate il mese scorso in centinaia di scuole, per chiedere edifici che non cadano a pezzi, più insegnanti, classi meno affollate e orari meno pesanti. Molte manifestazioni sono rimaste pacifiche, altre no: secondo il governo almeno ventiquattro scuole sono state incendiate o devastate e ci sono stati circa ottomila arresti. Poi il movimento si è unito a quello dei sindacati e di altre organizzazioni, fino alle proteste dello scorso fine settimana (17 ottobre), segnate da disordini in tutto il Paese. A tenere insieme i manifestanti ha contribuito anche la durezza della polizia. L’ispettorato che vigila sulle forze dell’ordine sta indagando su almeno trentaquattro denunce, tra cui quella di un ragazzo di quattordici anni mutilato da una granata lacrimogena sparata da un agente a distanza ravvicinata.