Il misterioso utente "Moussa-tenebreu" ha destato qualche sospetto quando si è scoperto che stava postando dal commissariato di Aix-en-Provence.
Il 50 per cento dei Gen Z dice che evita di ballare in pubblico per paura di essere ripreso e diventare virale
Quasi un ragazzo della Gen Z su due evita di ballare in pubblico per paura di essere filmato e finire sui social. Lo dice un sondaggio di LifeStance Health, secondo cui la FOMO ha lasciato il posto alla paura di diventare content senza volerlo.
Per anni l’ansia dei social si è chiamata FOMO, la paura di perdersi qualcosa. Adesso, secondo un sondaggio di LifeStance Health, società americana che si occupa di salute mentale, la paura è diventata un’altra: quella di finire, senza volerlo, nei contenuti di qualcun altro. E il primo posto in cui si vede è la pista da ballo. Il 49 per cento dei ragazzi della Gen Z intervistati dice di evitare di ballare in pubblico per il timore di essere ripreso e di diventare virale, contro il 30 per cento del campione complessivo. Non è l’unica rinuncia: il 43 per cento dei più giovani dice di trattenere le emozioni quando è in mezzo agli altri, il 38 per cento evita di fare lo scemo o di raccontare una battuta. Il sondaggio, realizzato a luglio dall’istituto Dynata su un campione di mille adulti statunitensi, è stato ripreso in questi giorni da DJ Mag, che ne ha fatto un caso per il mondo dei club.
I numeri più interessanti, però, non riguardano il ballo. Quasi metà degli intervistati di tutte le età, il 47 per cento, dice che la possibilità di diventare contenuto online gli ha tolto la capacità di rilassarsi e di essere sé stesso in pubblico. Tra i ragazzi della Gen Z la percentuale di chi dice che questa preoccupazione rovina la possibilità di godersi il momento arriva al 74 per cento, e il 72 per cento dice che incide perfino sulla voglia di uscire di casa o di andare a un evento. Più di quattro giovani su dieci raccontano di sentirne gli effetti ogni settimana, sull’umore, sull’autostima, sul sonno e sui livelli di ansia. Nel campione generale, un intervistato su cinque ha già rinunciato a una serata con gli amici, e il 19 per cento ha evitato bar e locali notturni. Jennifer Park, vicepresidente di LifeStance, lo descrive come un passaggio dalla paura di restare fuori alla paura di essere visti, e avverte che col tempo può trasformarsi in isolamento e solitudine. Va detto che il report arriva da un’azienda che vende terapia, e che non a caso indica la terapia come una delle risposte possibili. Il fenomeno però è reale, e lo confermano gli stessi ragazzi: una studentessa dell’Università di Cardiff ha raccontato alla BBC quanto sia diventato facile essere filmati senza accorgersene, soprattutto da quando esistono gli occhiali smart con la fotocamera incorporata.
È un paradosso piuttosto crudele per la generazione che è cresciuta su TikTok, e che proprio sui video di gente che balla ha costruito buona parte della propria cultura visiva. Il ballo funziona online perché è spontaneo, goffo, a volte ridicolo, e sono esattamente queste qualità a renderlo pericoloso quando a riprenderti è uno sconosciuto. Per questo i club senza telefoni, un tempo una stranezza berlinese, si stanno moltiplicando ovunque, con l’adesivo sulla fotocamera all’ingresso e la promessa di una pista dove nessuno ti guarda se non le persone che hai accanto. Non è nostalgia degli anni prima degli smartphone, o almeno non solo. È la richiesta di un posto in cui il corpo possa tornare a essere un corpo e non un contenuto, e dove sbagliare un passo, per una sera, non lasci traccia.