C’è qualcosa nell’imperfezione dell’umanità, e nella vita interiore di chi balla o anche solo di chi fuma una sigaretta, che nell'AI ancora non c’è. Ma chi c**** lo sa cosa succederà tra un anno». ha detto, commentando le brutte imitazioni del suo video.
Dopo 188 anni si è finalmente scoperto il luogo in cui è stata scattata la prima fotografia della storia a ritrarre degli esseri umani
Nel 1838 Louis Daguerre voleva fotografare un boulevard, ma sulla lastra rimasero impressi anche due sconosciuti: un lustrascarpe e il suo cliente. Quasi due secoli dopo, tre registi hanno ritrovato il punto esatto in cui si trovavano, e ora una targa li ricorda.
Per quasi due secoli i primi esseri umani mai comparsi in una fotografia non hanno avuto un posto sulla mappa. Adesso ce l’hanno: dal 15 ottobre una targa in bronzo incastonata nel selciato di place de la République, a Parigi, segna il punto esatto in cui, una mattina di primavera del 1838, un lustrascarpe e il suo cliente si fermarono abbastanza a lungo da entrare nella storia senza saperlo. Quella mattina Louis Daguerre aveva puntato il suo apparecchio dalla finestra dell’atelier verso il boulevard du Temple, una delle strade più animate della città. Ma la posa durava diversi minuti, e tutto ciò che si muoveva (passanti, carrozze, cavalli) è svanito dalla lastra. Sono rimasti soltanto loro due: un uomo con un piede appoggiato e, con ogni probabilità, un bambino chino sulle sue scarpe. Daguerre stava solo facendo delle prove, e secondo uno degli autori della ricerca aveva intitolato l’immagine «Huit heures du matin», le otto del mattino. Il suo argomento di vendita era la nitidezza, e quelle due figure sfocate in basso erano un incidente. Oggi sono l’unico motivo per cui quella fotografia la guardiamo ancora.
A ritrovare il punto sono stati tre registi svedesi della casa di produzione Plattform Produktion, Maximilien Van Aertryck, Axel Danielson e Kalle Boman. Come ha raccontato Van Aertryck in un’intervista a L’oeil de l’info, il 24 giugno 2024 erano in mezzo alla piazza convinti di trovare un segno qualsiasi, e invece non c’era niente. Si contrassegnano i luoghi in cui sono morti i re e si sono combattute le battaglie, ha osservato, ma nessuno aveva pensato di farlo per un lustrascarpe e il suo cliente. La prima scoperta è stata che la foto, così come circola nei libri e su internet, è specchiata: per farla coincidere con la realtà bisogna ribaltarla, e le due figure finiscono dall’altro lato della strada. Poi due anni di lavoro tra scansioni 3D della piazza, archivi parigini, incisioni, mappe catastali e dipinti del primo Ottocento, fino a ricostruire il quartiere com’era prima che Haussmann lo stravolgesse. I dati sono stati affidati a due studi di architettura, lo svedese Rumlab e il francese Mater Studio, che hanno lavorato ciascuno con un proprio metodo, usando come riferimento i tre edifici visibili nel dagherrotipo e ancora in piedi. Il punto cade dentro i confini attuali della piazza, sul prolungamento di rue du Faubourg-du-Temple. La targa, 68 centimetri per 95, è stata fusa dalla fonderia d’arte Brut de Fonte di Romainville e si intitola Un détail imprévu, un dettaglio imprevisto, come la definizione che ne diede François Arago presentando l’invenzione.
C’è un paradosso, però: l’originale di Boulevard du Temple praticamente non esiste più. Nel 1839 Daguerre regalò la lastra a Ludovico I di Baviera, e da lì finì al Bayerisches Nationalmuseum di Monaco. Danneggiata durante la Seconda guerra mondiale, negli anni Settanta fu sottoposta a un restauro con un prodotto chimico inadatto, che ha cancellato quasi del tutto l’immagine. Quella che conosciamo discende da un’unica riproduzione fatta realizzare prima della guerra da Beaumont Newhall, allora bibliotecario del MoMA, e anche quel negativo è andato perduto. La prima fotografia di persone, insomma, è sopravvissuta soltanto come copia di una copia. Per i tre registi il punto è proprio questo: la prima immagine di un essere umano «non è un ritratto, è una relazione sociale», un ragazzino che lucida le scarpe a un adulto, e la targa celebra loro, non l’inventore. In un’epoca in cui le macchine producono immagini di persone che non sono mai esistite (per cui Van Aertryck propone il termine «promptografia»), quei due sconosciuti ricordano che per comparire su una fotografia bisognava essere lì, a quell’ora, in quel punto preciso. Il progetto, annunciano gli autori, continuerà con una mostra e un libro sugli inizi della fotografia.