Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

06 Giugno 2026

Se questo weekend non sei a Madrid, non esisti. La sera del 6 giugno papa Leone XIV e Bad Bunny, due delle persone con più follower al mondo – rispettivamente 14 e 54 milioni solo su Instagram – saranno nella capitale spagnola che si appresta così a diventare l’epicentro internazionale della FOMO. Chi mai vorrebbe perdersi un evento che ha già mandato in delirio la GenZ spagnola? Leone XIV, papa della chiesa cattolica, e Bad Bunny, sommo pontefice del pop latino, infatti, si contendono la città in due mega-eventi imperdibili, distanti appena 14 chilometri fra di loro: lo Stadio Riyadh Air Metropolitano, dove andrà in scena l’ambitissimo DeBí Tirar Más Fotos World Tour del rapper Benito Ocasio, e Plaza de Lima, dove Leone XIV sarà la guest star di una veglia di preghiera destinata ai giovani. Su quest’evento, la chiesa spagnola sta creando un hype pazzesco, dato che per la prima volta dopo 15 anni un pontefice torna nella cattolica di Spagna: l’occasione per rianimare un paese in cui definisce cattolico solo il 29% degli spagnoli con un’età compresa fra i 18 e 24 anni (dati Barometro spagnolo). Ma se in questi due decenni la società spagnola si è molto laicizzata, è cambiata anche una chiesa che non disdegna più le accoppiate papa-pop star. Il cardinale José Cobo, vicepresidente della Conferenza episcopale spagnola e arcivescovo di Madrid, non ha infatti escluso la possibilità di un incontro di Leone XIV con Benito, dichiarando che l’Arcidiocesi è pronta a renderlo possibile, costi quel che costi.

Due eventi, due supernove

Come in questi anni si sia passati dagli fra capi di stato in aeroporto a meeting più profani è un tema culturale: in uno scenario geopolitico sempre più ridotto a mosse e azzardi di leader in solitaria, Leone XIV e Benito riescono ancora a instillare un vago senso di appartenenza, ciascuno col proprio scenario ricco di simboli e ritualità. Il tour spagnolo di Bad Bunny conta già numeri da capogiro: circa 600mila biglietti venduti, con la promessa di un tuffo in una Porto Rico dove tutti, anche solo per un istante, possono sognare di sedere su quelle sedie di plastica per immaginare un mondo in cui diversità è sinonimo di presenza. Quelle stesse sedie simbolo del consumismo anni Settanta, però, sono vuote perché è l’assenza che invita ciascuno da che parte stare: la partecipazione è politica, piaccia o meno a De Gregori.

Anche Papa Leone sta spostando masse: secondo alcune stime fornite dai media spagnoli, l’arrivo del pontefice in Spagna ha scatenato una straordinaria voglia di partecipazione agli eventi di Madrid e Barcellona, che prevedono il dispiegamento di 100mila fiori e striscioni per i fluviali raduni pubblici. Anche la solenne processione del Corpus Domini prevista il 7 giugno per le vie del centro di Madrid rafforza l’idea di una presenza che nel vuoto trova una nuova appartenenza. Lo diceva già, la teologa Elizabeth Green in Dio, il vuoto e il genere (Claudiana, 2023): «È proprio l’incontro con il vuoto dentro di sé sperimentato quando l’uomo rinuncia ai privilegi del potere maschile a metterlo in grado di ricevere un sé radicato».

Il concerto come nuova religione

Per le giovani generazioni vivere i due eventi significa partecipare a un concerto che non è poi tanto diverso da un rito religioso, se per rito s’intende una serie di gesti ripetuti nel tempo da assumere una forma riconoscibile. Quello dei grandi eventi live e il turismo da concerto, sviluppatosi nel post-pandemia e reso canonico dall’Era Tour di Taylor Swift, è un fenomeno di affiliazione potente per generazioni sempre più attente a condividere valori comuni malgrado la distanza. Pensiamo proprio a Taylor Swift e la celebrazione di un’appartenenza vissuta fuori dai confini americani in cui la ingabbiava il genere country prima che venisse rimasticata sui social e in trend virali.

A questo fenomeno non è immune la Chiesa cattolica anche se, proprio in Spagna, i raduni e i ritiri spirituali favoriti da movimenti di nuova evangelizzazione come Emmaus, Alpha ed Hakuna sono visti con scetticismo dalle istituzioni ecclesiastiche malgrado attirino sempre più giovani. Pur senza citarli direttamente, con la nota dottrinale Cor ad cor loquitur dello scorso marzo, i vescovi spagnoli hanno messo in guardia dal rischio di un’esperienza religiosa confinata allo spettro emotivo, con liturgie trattate come experience in cui la fede si riduce a un fuoco di paglia: «L’emotivista è più facilmente manipolabile. Molti discorsi sociali e politici attuali fanno spesso appello alle emozioni per generare determinati comportamenti e alleanze. Anche nella vita spirituale c’è il pericolo di tentare di suscitare determinati comportamenti attraverso il bombardamento emotivo, che potrebbe essere considerato una forma di abuso spirituale» denunciano i vescovi. Eppure siamo sicuri che questo emotivismo non sia stata la cifra della chiesa della Controriforma nel Seicento, attraverso mistiche come Teresa d’Avila e artisti di corte come Gian Lorenzo Bernini? Si può negare l’emotivismo in quelle processioni che ancora oggi costituiscono il perno della devozione popolare spagnola?

Di giorno con Leone, di notte con Benito

Non credo sia più possibile dividere nettamente ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio. Per la visita apostolica di Leone XIV, per esempio, nelle pasticcerie madrilene è in vendita un dolce ufficiale, Cor Unum. Nessun paragona un dessert celebrativo al merch venduto ai concerti, ma il suo valore effimero è fatto della stessa materia prima di cui si compone la FOMO dei grandi concerti: la paura di perdersi un evento unico e documentarlo sui social: «Verrai alla Vigilia con papa Leone?» chiede il deejay Guillem Climent ai suoi follower per lanciare la veglia serale col papa in plaza de Lima. Sui suoi canali social, El País ha lanciato dei reel tematici con informazioni su dove dormirà il Papa e cosa farà nelle tappe del suo viaggio.

In un’epoca di solitudine nucleare, vale quanto teorizzò il sociologo Émile Durkheim sulla coscienza collettiva: le società hanno sempre bisogno di momenti in cui l’individuo si dissolve temporaneamente nella massa. Questo vale ancora oggi, per quei giovani che andranno al concerto di Bad Bunny e agli eventi papali. Come Carmen Gómez, 26 anni, che attenderà il papa alle Canarie e non ha rinunciato alla data madrilena del tour di Bad Bunny; come lei, anche Fernando Conde-Pumpido, 30 anni, un catechista che sarà presente alla veglia del papa è sereno di aver già visto il suo idolo in concerto, come riportato dall’agenzia EFE. Per le giovani generazioni esistono eventi pensati per essere vissuti, rimasticati e sputati sui social. Sia Benito che Leone sono star che generano hype e trend, poco importa quanto siano condivisibili i valori cristiani o  se non si conosce a menadito la discografia di Bad Bunny.

La rivoluzione mediatica di Francesco

Con papa Francesco a esser cambiato non è solo il modo con cui la chiesa comunica sé stessa attraverso i canali ufficiali, ma anche come il Vaticano abbia saputo capitalizzare la sua aura creando il Vatican brand: basti pensare alle campagne di influencer marketing messe in piedi dai Musei Vaticani negli ultimi anni o agli eventi in cui la facciata della Basilica di san Pietro è stata prestata per diventare il fondale di spettacoli dal grosso impatto sociale. A partire da Fiat Lux, con la proiezione di fotografie sugli ecosistemi, promossa dal Vaticano nel 2015 in occasione dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, fino al mega concerto diretto da Pharrell Williams e Andrea Bocelli sul sagrato di San Pietro per la chiusura del World Meeting on Human Fraternity lo scorso 13 settembre, che ha visto la partecipazione di artisti del calibro di John Legend, Jennifer Hudson, Karol G, Teddy Swims e Angélique Kidjo.

Il tutto si è concluso con uno spettacolo di droni firmato da Kimbal Musk, fratello di Elon. Questi eveti sono stati resi possibili grazie a papa Francesco, pontefice dalle scelte mediatiche poco ortodosse se non dissacranti dell’aura curiale che gravava in Vaticano fino a pochi anni prima della sua elezione. Il caso di padre Guilherme Peixoto, il sacerdote dj che lo scorso aprile ha reso omaggio a Bergoglio con un rave techno in Plaza de Majo a Buenos Aires, usando la Cattedrale Metropolitana come quinta scenica, è frutto di questa strategia mediatica i cui gesti e parole sono stati la cifra di un suo peronismo mediatico, per dirla come lo storico Loris Zanatta (Bergoglio. Una biografia politica, Editori Laterza, 2025): «Le scarpe semplici, i campi profughi, le lavande dei piedi, quel continuo sfoggio di umiltà, quell’assiduo sforzo di normalità avevano un fine e una storia. Erano scenografie pedagogiche della tradizione gesuita. Aveva sempre celebrato il barocco spagnolo, scrigno della cristianità americana. L’adattava alla comunicazione moderna».

Leone, Papa pop a sua insaputa

Leone XIV non ha il carisma mediatico di papa Francesco, eppure la sua immagine subisce gli effetti collaterali dell’esposizione mediatica della figura pontificia cambiata radicalmente da Francesco. E così, pur non essendo una popstar, già dai primi momenti è trattato come tale: non ha bisogno di una copertina di Rolling Stone, né di apparire in copertina su Vanity Fair per lanciare l’enciclica Fratelli Tutti. Il tono del suo linguaggio, malgrado più vicino a Benedetto XI, non potrà mai arrestare il modo in cui il suo personaggio viene consumato oggi sui social: lo dimostrano pagine che fabbricano meme come @te_amamos_muito_papa_leone.

L’impostazione spirituale che Leone XIV vuole imprimere al suo quarto viaggio apostolico a partire dal motto scelto Alzad la mirada. Alzate i vostri occhi non sarà sufficiente ad arginare una retorica poco ortodossi, come un incontro improbabile con Bad Bunny. Abbiamo bisogno di questa contro-narrazione, tanto quanto le intemperanze del presidente Donald Trump ci sono state utili alla costruzione di un pontefice in rotta di collisione con un estremismo di destra. Poco importa che la recente nomina del nuovo prefetto della Comunicazione, Maria Montserrat Alvarado, sia espressione di quel cristianesimo reazionario. Abbiamo bisogno di questa narrazione per semplificare il mondo complesso che ci circonda: avere un paladino dei nostri valori non solo ci aiuta a superare la precarietà sociale, ma ci fa sentire meno soli. Come se sotto il portico della casita di Bad Bunny ci fossimo anche noi, parti di un rito collettivo analogo a un’adorazione eucaristica in cui saremmo pure soli, ma ci sentiremmo parte di un tutto.

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