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Un sito sta raccogliendo tutte le elegie funebri scritte dai giornalisti palestinesi per i loro colleghi uccisi negli attacchi israeliani Si chiama The Living Record e permette di ascoltare la voce e le parole dei giornalisti di Gaza, mentre ricordano i loro colleghi uccisi negli attacchi israeliani.
Un fotografo, una pittrice, una casa d’aste e una galleria d’arte si stanno facendo causa per la famosa foto in cui Liam Gallagher dà un bacio a Noel Justin Thomas accusa Elizabeth Peyton di plagio e la David Zwirner Gallery e Sotheby’s di aver provato a trarre guadagno da questo plagio.
Sempre più miliardari stanno comprando casa in Patagonia perché si sono convinti che lì sopravviveranno alla fine del mondo A convincerli sono stati quattro fattori: isolamento, capacità di produrre di cibo, capacità di produrre energia e abbondante disponibilità d’acqua.
Dolly Parton verrà ricordata anche come una delle più agguerrite sindacaliste nella storia dell’industria musicale La cantautrice è stata una lavoratrice della musica e non ha mai smesso di usare il proprio potere per tutelare chi suonava al suo fianco.
Pur di non danneggiare un antico castello da ristrutturare, in Giappone lo hanno fatto spostare a mano da 1800 volontari Il mastio del castello di Hirosaki pesa 360 tonnellate. Questo non ha affatto scoraggiato i volontari.
C’è una certa confusione attorno all’attore che interpreterà il professore di Difesa dalle Arti Oscure nella serie tv di Harry Potter La parte era stata affidata a Nicholas Hoult, che prima ha accettato e poi ci ha ripensato perché i suoi fan avevano preso malissimo la notizia. Ora il ruolo è passato a Kit Harington, i cui fan si sono fin qui dimostrati indifferenti.
Uniqlo ha lanciato la sua prima collezione di hijab Il lancio è avvenuto il 17 agosto in Malesia, Indonesia, Singapore e Filippine. È la prima collezione di hijab tutta realizzata dal brand, al di fuori di capsule collection e partnership speciali.
La tv di Stato iraniana ha messo una taglia di 10 milioni di dollari sulla testa di Barron Trump Dando anche dei consigli pratici e logistici su come uccidere il più piccolo dei figli del Presidente degli Stati Uniti.

Gli uragani con nomi femminili hanno fatto più danni. E c’è un perché.

03 Giugno 2014

Le donne sono il simbolo del focolare domestico, sono più accoglienti e meno aggressive degli uomini. E forse, proprio a causa di questi stereotipi, sarebbe meglio non dare i loro nomi agli uragani. Un recente studio realizzato da alcuni ricercatori della University of Illinois e della Arizona State University, e pubblicato sul sito della rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, dimostra come tra tutti i tifoni degli ultimi 60 anni (più precisamente dal 1950 al 2012) quelli che hanno causato più decessi hanno nomi femminili. Infatti, dimostrerebbe lo studio, le persone tendono a sottovalutare una calamità naturale, quando ha un nome da donna.

Dei 47 uragani più disastrosi, quelli chiamati con nomi di donna hanno provocato una media di 45 morti, contro le 23 di quelli a nome maschile (sono stati esclusi Katrina e Audrey, che a causa della loro portata catastrofica avrebbero alterato i risultati della ricerca). Gli studiosi hanno deciso di considerare i fenomeni naturali a partire dal 1950 perché si tratta dell’anno in cui gli scienziati hanno iniziato a individuare gli uragani con nomi propri. In origine erano utilizzati solo i nomi comunemente dati alle donne, e i ricercatori hanno evidenziato come le persone tendano a sottovalutare e a considerare sempre meno rischiose queste tempeste rispetto a quelle con nomi maschili.

Nello studio non sono solo stati raccolti e rielaborati dati dal passato, ma l’ipotesi che il genere dei nomi scelti possa influenzare il giudizio delle persone è stata messa direttamente alla prova: i ricercatori hanno fatto una serie di domande a gruppi tra le 100 e le 346 persone e dalle risposte è emerso un certo “sessismo”. «Quando gli intervistati immaginavano un uragano “femmina” risultavano meno propensi a cercare riparo», ha spiegato al Washington Post Sharon Shavitt, coautrice dello studio e docente di marketing alla University of Illinois, «gli stereotipi alla base di questi giudizi sono sottili e non necessariamente ostili nei confronti delle donne, che semplicemente sono giudicate meno aggressive e pericolose degli uomini».

Il National Hurricane Center non ha commentato ufficialmente i risultati della ricerca, anche se molti dei suoi membri non sembrano esserne particolarmente convinti: «Bisognerebbe capire se la differenza di genere nei nomi sia un fattore significativo, o se piuttosto abbia un’influenza minima sulle reazioni delle persone rispetto a tanti altri fattori», ha detto al Washington Post Bill Read, direttore del National Hurricane Center dal 2008 al 2012.

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