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Trovatevi qualcuno che vi guardi come Kim Jong-un guarda i suoi soldati speciali che svolgono insensate e dolorosissime prove di forza Le prodezze dei soldati nordcoreani sono diventati ovviamente virali, tra pile di mattoni frantumate a panciate e grandi sorrisi rivolti al leader supremo.
La prima immagine del nuovo film di Bong Joon-ho non sembra per niente un film di Bong Joon-ho Il film si intitola Ally e ha una protagonista così carina e paciosa che molti non riescono a credere che venga dalla stessa mente che ha pensato Parasite.
Giuseppe Alfarano di Camini (RC) passerà alla storia come il primo sindaco italiano dimessosi perché nel suo Comune ci sono troppi cani randagi Il sindaco ha lasciato la carica dopo aver provato personalmente a risolvere la questione. Ma alla fine si è dovuto arrendere e ha parlato di «abbandono istituzionale».
Kristoffer Borgli, il regista di The Drama, è finito nei guai per un vecchio saggio in cui raccontava la sua relazione con una ragazza 17enne È riemerso su Reddit un testo del regista in cui raccontava in chiave positiva la sua relazione con un'adolescente, paragonandosi anche a Woody Allen.
Una ricerca ha dimostrato che le persone che più amano il gergo “aziendalese” sono anche quelle che sul lavoro prendono le decisioni più sbagliate L'università di Cornell ha dimostrato che chi si fa "sedurre" dall'iperbolico corporate speak non ha grandi capacità strategiche e di analisi.
Le correzioni di Jonathan Franzen diventerà una serie Netflix con protagonista Meryl Streep L'adattamento sarà a cura dello stesso Franzen, che della serie sarà anche produttore esecutivo assieme a Streep.
Durante la sua visita di Stato in Giappone, Macron ha ricevuto in regalo un disegno di Porco rosso autografato da Hayao Miyazaki (e ha fatto anche la Kamehameha di Goku assieme a Sanae Takaichi) Miyazaki, oltre alla sua firma, sul disegno ha lasciato anche un breve ma chiaro messaggio: «Insieme difendiamo la pace».
La nuova opera di Maurizio Cattelan è un numero telefonico da chiamare per confessargli i vostri peggiori peccati Chi chiamerà e confesserà avrà una corsia preferenziale per acquistare una versione in miniatura della sua opera "The Ninth Hour", quella che ritrae Papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite.

Gli uragani con nomi femminili hanno fatto più danni. E c’è un perché.

03 Giugno 2014

Le donne sono il simbolo del focolare domestico, sono più accoglienti e meno aggressive degli uomini. E forse, proprio a causa di questi stereotipi, sarebbe meglio non dare i loro nomi agli uragani. Un recente studio realizzato da alcuni ricercatori della University of Illinois e della Arizona State University, e pubblicato sul sito della rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, dimostra come tra tutti i tifoni degli ultimi 60 anni (più precisamente dal 1950 al 2012) quelli che hanno causato più decessi hanno nomi femminili. Infatti, dimostrerebbe lo studio, le persone tendono a sottovalutare una calamità naturale, quando ha un nome da donna.

Dei 47 uragani più disastrosi, quelli chiamati con nomi di donna hanno provocato una media di 45 morti, contro le 23 di quelli a nome maschile (sono stati esclusi Katrina e Audrey, che a causa della loro portata catastrofica avrebbero alterato i risultati della ricerca). Gli studiosi hanno deciso di considerare i fenomeni naturali a partire dal 1950 perché si tratta dell’anno in cui gli scienziati hanno iniziato a individuare gli uragani con nomi propri. In origine erano utilizzati solo i nomi comunemente dati alle donne, e i ricercatori hanno evidenziato come le persone tendano a sottovalutare e a considerare sempre meno rischiose queste tempeste rispetto a quelle con nomi maschili.

Nello studio non sono solo stati raccolti e rielaborati dati dal passato, ma l’ipotesi che il genere dei nomi scelti possa influenzare il giudizio delle persone è stata messa direttamente alla prova: i ricercatori hanno fatto una serie di domande a gruppi tra le 100 e le 346 persone e dalle risposte è emerso un certo “sessismo”. «Quando gli intervistati immaginavano un uragano “femmina” risultavano meno propensi a cercare riparo», ha spiegato al Washington Post Sharon Shavitt, coautrice dello studio e docente di marketing alla University of Illinois, «gli stereotipi alla base di questi giudizi sono sottili e non necessariamente ostili nei confronti delle donne, che semplicemente sono giudicate meno aggressive e pericolose degli uomini».

Il National Hurricane Center non ha commentato ufficialmente i risultati della ricerca, anche se molti dei suoi membri non sembrano esserne particolarmente convinti: «Bisognerebbe capire se la differenza di genere nei nomi sia un fattore significativo, o se piuttosto abbia un’influenza minima sulle reazioni delle persone rispetto a tanti altri fattori», ha detto al Washington Post Bill Read, direttore del National Hurricane Center dal 2008 al 2012.

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