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X è diventato il sito che produce e pubblica più deepfake pornografici di tutta internet Grazie soprattutto all'AI Grok, che ogni ora sforna circa 7 mila immagini porno, usando anche foto di persone vere, senza il loro consenso.
Su Disney+ arriveranno brevi video in formato verticale per gli spettatori che non vogliono vedere film né serie ma solo fare doomscrolling L'obiettivo dichiarato è quello di conquistare il pubblico il cui unico intrattenimento sono i contenuti che trovano a caso sui social.
I fan di Stranger Things si sono convinti che sarebbe uscito un altro episodio della serie e l’hanno cercato su Netflix fino a far crashare la piattaforma Episodio che ovviamente non è mai esistito, nonostante un teoria nata tra Reddit e TikTok abbia convinto migliaia di persone del contrario.
Al funerale di Brigitte Bardot c’era anche Marine Le Pen La leader del Rassemblement National era tra i pochissimi politici invitati alla cerimonia, tenutasi mercoledì 7 gennaio a Saint-Tropez.
Durante un raid a Minneapolis gli agenti dell’Ice hanno ucciso una donna che stava scappando e il sindaco ha detto che è meglio per loro se ora «si tolgono dalle palle» «Sparite. Non vi vogliamo qui», ha detto Jacob Frey dopo l'omicidio della 37enne Renee Nicole Macklin Good.
I manifestanti iraniani hanno inventato un nuovo coro per augurare la morte all’Ayatollah Khamenei Un coro abbastanza esplicito, anche: si parla dell'anno nuovo, di sangue e di cosa si meriterebbe il capo della Repubblica islamica.
La tuta indossata da Maduro mentre veniva sequestrato dagli americani è diventata uno dei capi più desiderati del momento Lo certificano i meme, ma anche Google Trend, che nel weekend ha riscontrato un’impennata di ricerche collegate al completo di Nike Tech.
Un collettivo di registi indipendenti ha fatto un film su Mark Fisher che verrà presentato anche a Milano S'intitola We Are Making a Film About Mark Fisher, mescola documentario, performance e finzione per provare a spiegare chi è stato Mark Fisher.

Gli uragani con nomi femminili hanno fatto più danni. E c’è un perché.

03 Giugno 2014

Le donne sono il simbolo del focolare domestico, sono più accoglienti e meno aggressive degli uomini. E forse, proprio a causa di questi stereotipi, sarebbe meglio non dare i loro nomi agli uragani. Un recente studio realizzato da alcuni ricercatori della University of Illinois e della Arizona State University, e pubblicato sul sito della rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, dimostra come tra tutti i tifoni degli ultimi 60 anni (più precisamente dal 1950 al 2012) quelli che hanno causato più decessi hanno nomi femminili. Infatti, dimostrerebbe lo studio, le persone tendono a sottovalutare una calamità naturale, quando ha un nome da donna.

Dei 47 uragani più disastrosi, quelli chiamati con nomi di donna hanno provocato una media di 45 morti, contro le 23 di quelli a nome maschile (sono stati esclusi Katrina e Audrey, che a causa della loro portata catastrofica avrebbero alterato i risultati della ricerca). Gli studiosi hanno deciso di considerare i fenomeni naturali a partire dal 1950 perché si tratta dell’anno in cui gli scienziati hanno iniziato a individuare gli uragani con nomi propri. In origine erano utilizzati solo i nomi comunemente dati alle donne, e i ricercatori hanno evidenziato come le persone tendano a sottovalutare e a considerare sempre meno rischiose queste tempeste rispetto a quelle con nomi maschili.

Nello studio non sono solo stati raccolti e rielaborati dati dal passato, ma l’ipotesi che il genere dei nomi scelti possa influenzare il giudizio delle persone è stata messa direttamente alla prova: i ricercatori hanno fatto una serie di domande a gruppi tra le 100 e le 346 persone e dalle risposte è emerso un certo “sessismo”. «Quando gli intervistati immaginavano un uragano “femmina” risultavano meno propensi a cercare riparo», ha spiegato al Washington Post Sharon Shavitt, coautrice dello studio e docente di marketing alla University of Illinois, «gli stereotipi alla base di questi giudizi sono sottili e non necessariamente ostili nei confronti delle donne, che semplicemente sono giudicate meno aggressive e pericolose degli uomini».

Il National Hurricane Center non ha commentato ufficialmente i risultati della ricerca, anche se molti dei suoi membri non sembrano esserne particolarmente convinti: «Bisognerebbe capire se la differenza di genere nei nomi sia un fattore significativo, o se piuttosto abbia un’influenza minima sulle reazioni delle persone rispetto a tanti altri fattori», ha detto al Washington Post Bill Read, direttore del National Hurricane Center dal 2008 al 2012.

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