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20:31 mercoledì 10 giugno 2026
Negli Stati Uniti già 70 città hanno imposto il divieto di costruzione di nuovi data center Divieti più o meno lunghi, più o meno temporanei, ma sempre più diffusi. Tra le città che ne hanno già imposto uno ci sono New York, Denver, New Orleans, Seattle e Minneapolis.
In Svezia la denatalità è così grave che si sta pensando di introdurre la fecondazione assistita “di Stato” Al momento il Servizio Sanitario Nazionale copre i costi per sei tentativi alle persone senza figli. L'attuale governo vuole coprire i costi di tutti i tentativi, per tutti.
Il nuovo disco degli Xiu Xiu è un “adattamento musicale” di Eraserhead di David Lynch Dopo aver dedicato un disco a Twin Peaks, la band ne fa uno tutto incentro sull'opera prima di Lynch. Esce il 10 luglio, si intitola Eraserhead Xiu Xiu.
I Mondiali negli Stati Uniti stanno avendo un grosso problema con i permessi di soggiorno e i controlli agli aeroporti Visti negati a calciatori e arbitri, controlli severissimi, tifosi che scoprono all'improvviso di non poter più entrare negli Usa. Senza che ci sia una spiegazione ufficiale.
A Roma e Firenze si terranno i raduni dei gratuitisti, “allievi” di Mark Fisher che vogliono la settimana lavorativa di 24 ore, salario minimo di 1560 € e reddito di base universale Rispettivamente il 12 e il 13 giugno, due incontri a base di un po' meme, un po' di politica e un po' di filosofia per immaginare un mondo postlavorista.
Se vi è piaciuto Obsession di Curry Barker, sappiate che su YouTube si può vedere gratuitamente il suo primo film, Milk & Serial Prima di sbancare il botteghino, Barker ha pubblicato questo lungometraggio su YouTube, accumulando più di tre milioni di visualizzazioni.
Yorgos Lanthimos ha detto che da ora in poi vuole fare il fotografo perché il cinema l’ha fatto andare in burnout «In questo momento mi chiedo: farò altri film? Non lo so, vedremo», ha detto in un'intervista al Financial Times.
Ci sono molte cause giudiziarie strane, ma poche sono strane come quella tra il brand Patagonia e la drag queen Pattie Gonia Il brand sostiene che l'artista avrebbe violato il diritto d'autore, l'artista accusa il brand di voler limitare la sua libertà d'espressione. Vedremo che cosa ne pensa il giudice.

Già nel 1986, in un’intervista della Rai, Netanyahu mostrava di essere un estremista

Fa impressione vedere le risposte date dall'allora 38enne Netanyahu a Giovanni Minoli nel famoso programma Mixer.

17 Giugno 2025

Ci sono due cose che fanno impressione nella puntata di Mixer in cui Giovanni Minoli intervista l’allora 38enne Benjamin Netanyahu. La prima è il piglio con cui Minoli risponde alle affermazioni di Netanyahu. Un esempio: quando Netanyahu definisce Arafat «un terrorista», Minoli lo interrompe dicendo: «Come si può parlare di terrorismo se dietro ai guerriglieri c’è un popolo, quello palestinese, che si ribella?». Un altro esempio: sempre parlando di Arafat, Minoli ribatte a Netanyahu dicendo «ma lei sta mettendo nello stesso calderone Arafat, che condanna gli attentati, con Abu Nidal, che li rivendica. Le sembra giusto?». Ancora un esempio, sempre Minoli, discutendo con Netanyahu di cosa sia terrorismo e cosa no: «A proposito di bombe: perché le bombe dei palestinesi sono terrorismo e le bombe di Begin e di Shamir a Gerusalemme no?».

La seconda cosa che colpisce di questa intervista sono le risposte, le parole, gli atteggiamenti di Netanyahu. La conversazione tra quest’ultimo e Minoli è del 1986, quasi quarant’anni fa, la situazione in Palestina era completamente diversa eppure esattamente la stessa. «Il terrorismo è il deliberato e sistematico attacco su persone innocenti e civili per motivi politici. Perché la scelta che il terrorista usa, la scelta dei mezzi indica i veri fini. Il terrorismo è stato con noi in tutta la storia, quello che vediamo oggi sono le due fonti principali, una è il radicalismo ideologico comunista, una è il fondamentalismo islamico, entrambi sono cause fondamentali», dice Netanyahu, che almeno si è tolto la soddisfazione di essere sopravvissuto al “radicalismo ideologico comunista”.

Quello con Minoli assume presto le caratteristiche di uno scontro più che di una conversazione. Soprattutto quando, inevitabilmente, si finisce a parlare di quella che il giornalista chiama senza timore la causa della «liberazione della Palestina». Dice Netanyahu, spiegando perché si oppone alla liberazione: «Perché lo scopo non è liberazione ma liquidazione. Lei sa che hanno cominciato la campagna contro di noi, quelli che sono venuti prima avevano già condotto una campagna di terrorismo contro gli ebrei per sessant’anni, prima di essere profughi, prima che perdessero i territori e prima di Israele, ciò che li ha guidati non è stata la costruzione ma la distruzione di uno Stato, cioè Israele». C’è solo una cosa da fare, dopo aver visto tutta questa bellissima puntata di Mixer su RaiPlay, ed è confrontare le parole del Natanyahu di allora con il Netanyahu di oggi, per avere la certezza che, purtroppo, nulla è cambiato. Di sicuro non lui.

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