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A Jeff VanderMeer è piaciuta moltissimo la copertina della traduzione italiana del suo ultimo romanzo, Absolution Così tanto che le ha dedicato un post su Instagram, definendo «just stunning» il lavoro di Einaudi e di Lorenzo Ceccotti.
In tutta Europa la vendemmia non è mai iniziata così presto (e sì, anche in questo caso c’entra la crisi climatica) In Sicilia, Franciacorta, Trentino, Toscana, Borgogna, Champagne, Portogallo, Spagna. Si è iniziata la raccolta già a luglio, in alcuni casi.
Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.
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Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen Joy of Joys, questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.

Scrivere di esorcismi

Chiacchierata con Paolo Rodari, vaticanista, autore delle memorie dell'ultimo esorcista, padre Gabriele Amorth: da oggi esce in libreria.

02 Febbraio 2012

Paolo Rodari, classe 1973, fa il vaticanista da otto anni: dal 2009 è in quota al Foglio, prima ha scritto per Il Riformista e per il Sole 24 Ore, nel 2010 ha pubblicato insieme ad Andrea Tornielli il saggio Attacco a Ratzinger, uscito per i tipi di Piemme. Recentemente ha deciso di diversificare, provando la carriera del ghost writer. “Mi ero un po’ stufato di scrivere sempre le stesse cose da vaticanista,” racconta a Studio alla vigilia dell’uscita in libreria del suo secondo libro: L’Ultimo Esorcista, sempre edito da Piemme.

Che non è, per usare un tecnicismo dell’autore, “la classica cosa da vaticanista” (anticipazioni sono pubblicate da Panorama in edicola oggi, che ha dedicato al soggetto la storia di copertina). Si tratta dell’autobiografia di don Gabriele Amorth, sacerdote paolino nonché esorcista stakanoviano: si stima che abbia scacciato migliaia di demoni nell’arco di una trentina di anni. “Praticava fino 10-12 esorcismo al giorno, Natali e domeniche comprese,” racconta Rodari. Che per sei mesi ha incontrato, ogni settimana, l’anziano sacerdote nella residenza del suo ordine, dove si gode il meritato riposo. Rodari l’ha aiutato per scrivere le sue memorie di esorcista, che è scritta interamente in prima persona: “In pratica ho fatto il ghost writer, solo dichiarato.”

Come ti è venuta l’idea di scrivere un libro su Amorth?

Avevo voglia di scrivere un libro più narrativo rispetto al precedente. Così ho cercato un tema forte, fuori dai soliti argomenti che finora avevo affrontato come vaticanista. Conoscevo la storia di padre Amorth e così l’ho contattato. All’inizio ho avuto dei dubbi, ero molto spaventato, ma alla fine è stato lo stesso Amorth a tranquillizzarmi.

Come mai hai scelto di scrivere il libro in prima persona, come se lasciassi parlare l’esorcista?

È una formula che mi ha dato molta soddisfazione: mi ha permesso di plasmare un personaggio, di romanzare, ma senza mai mentire né scadere nella pura fiction: facevo le mie chiacchierate con Amorth, prendevo appunti, ma poi tornavo a casa e scrivevo di getto. Quando avevo una trentina di pagine pronte, le facevo rileggere all’interessato, che dava la sua approvazione: solo in rari casi Amorth mi ha chiesto di cambiare qualcosa.

In che senso scrivevi di getto senza riguardare gli appunti?

Gli appunti delle conversazioni con Amorth, così come la ricerca dei documenti, sono stati importanti. Ma la fase vera e propria di scrittura è avvenuta di getto: pur sforzandomi di mantenere uno stile sobrio, per una volta ho lasciato che fosse la storia a trascinarmi. Una novità per un vaticanista di professione come me, abituato a scrivere spesso in modo cerebrale, pensando alle implicazioni e alle conseguenze di ogni frase. Anziché castrarmi, ho provato a essere libero mentre scrivevo.

Invece il lato di ricerca come si è svolto?

Sono andato a ripescarmi la documentazione di alcuni esorcismi a cui Amorth aveva partecipato. Ho visto le sue interviste su YouTube, come quella a Lucignolo (recentemente Amorth è stato intervistato anche da Vice). Mi sono studiato i classici.

Ti sei rivisto l’Esorcista?

Certamente. Dal punto di vista della Chiesa Cattolica è un film assolutamente vero. Anche padre Amorth l’ha visto. Mi ha detto che gli è piaciuto moltissimo.

Il primo o il secondo?

Quello degli anni Settanta che finisce con il prete che muore. Non gli ho chiesto se ha visto il prequel.

È credibile che un prete ci rimetta le penne per un esorcismo?

È capitato, a Piacenza. Ma la stragrande maggioranza degli esorcismi sono eventi meno spettacolari rispetto a come vengono rappresentati nei film. Ma si tratta pur sempre di operazioni rischiose, fisicamente rischiose: è per questo che serve sempre l’autorizzazione del vescovo.

La Chiesa autorizza ancora gli esorcismi?

Certamente, l’esorcismo è un ministero come un altro. Lo stesso papa Wojtyla ne ha effettuati, mentre per Ratzinger abbiamo un solo episodio documentato, anche se pare si sia trattato di un caso di “esorcismo involontario”.

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