The Tale of KAHO sembra una risposta diretta alle tante accuse di misoginia che gli sono state rivolte dal 1979, anno del suo esordio, a oggi.
Bon Iver ha fondato una cover band di Bob Dylan e l’ha chiamata Bon Dylan
Band che farà soltanto due concerti, il 24 e il 25 luglio a Eau Claires, Wisconsin, città in cui Bon Iver ha vissuto tutta la vita.
Justin Vernon ha deciso di smettere i panni di Bon Iver per indossare quelli di qualcun altro. Il progetto, battezzato con un gioco di parole tremendamente efficace, si chiama Bon Dylan. Annunciato come il main event del prossimo festival Eaux Claires Music Festival 2026 (a Eau Claires, Wisconsin, a luglio), il set, come riporta Pitchfork, non sarà una semplice scaletta di cover, ma una vera e propria “suite concettuale”. Vernon stesso lo ha definito come un cosplay dedicato al Bob Dylan del 1994, uno spettacolo in cui cercherà di unire la sua sensibilità artistica con il peso mitologico del Menestrello di Duluth, in un’operazione che mescola devozione e performance art.
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La genesi di questa performance sta in una crisi d’identità. In un video Instagram di presentazione accompagnato dalle note di “Not Dark Yet” di Bob Dylan, Vernon ha confessato di non sentirsi più a proprio agio nell’immagine di Bon Iver, descrivendo un senso di scollamento tra la persona che sente di essere e la percezione che il mondo ha di lui. L’ispirazione è arrivata dopo aver assistito a un concerto di Dylan nella sua città (a cui ha detto di aver partecipato con una discreta comitiva: lui, il padre e 16 amici), un momento di rara armonia tra esseri umani che lo ha spinto a voler «essere Bob per una notte». È un tentativo di sparire dentro l’altro, una trovata artistica in cui l’identità di Vernon si dissolve per «trasformare Bon in Bob» e ritrovare, attraverso la maschera, la libertà creativa perduta.
Accompagnato dai collaboratori di una vita – da Sean Carey a Phil Cook – Vernon metterà in scena un evento unico e irripetibile, previsto per il 24 e 25 luglio nella sua città, Eau Claires, dove Vernon ha vissuto tutta la vita. Non ci saranno tour né repliche. Bon Dylan sarà una parentesi effimera, un esperimento esclusivo per il Wisconsin. Resta da capire se questo gioco di specchi con il repertorio dylaniano rappresenti solo un tributo o se sia il primo passo di una mutazione più profonda per uno degli artisti più influenti della sua generazione, ormai stanco di abitare il proprio stesso mito.
Il nuovo romanzo della scrittrice giapponese è un racconto del Giappone brutto, sporco e cattivo che non si vede quasi mai e che pure esiste da sempre. Tra locali notturni, faccendieri, malavitosi, karaoke, alcool e ragazze che vogliono prendersi il potere.
E a quanto pare potrebbero riuscirci, perché quella di Ortiz – che a Rocky presta anche la voce – è considerabile come una vera e propria prova attoriale.