Film basato, tra l'altro, su un fumetto scritto dallo stesso Tarantino. Che però, a quanto pare, di tornare sul set non vuole proprio saperne.
Quest’anno in concorso al Festival di Cannes ci sono soltanto film lunghissimi
Oltre la metà durano più di due ore, ben otto superano le due ore e mezza, ce n'è uno che arriva a tre ore e un quarto.
«Il confine tra intrattenimento e sequestro di persona è sottile»: è una delle battute più ricorrenti tra distributori, agenzie stampa e giornalisti che anche quest’anno saranno chiamati a un tour de force per affrontare i minutaggi dei 22 film in concorso al Festival di Cannes. La sezione principale della kermesse è infatti composta in gran parte da film che superano le due ore di durata. Uno standard temporale che sia nel cinema d’autore che in quello mainstream sembra aver ormai ampiamente sostituito i convenzionali novanta o cento minuti di durata, ormai appannaggio dell’animazione e dei registi squattrinati.
Come sottolineato anche dal direttore artistico della Mostra del cinema di Venezia Alberto Barbera, la durata media dei lungometraggi si sta alzando. I 130 minuti e più di montaggio finale sono la nuova normalità, ma c’è chi va oltre. Con ancora un paio di film senza un minutaggio ufficiale, Cannes avrà in corsa per la Palma d’oro ben otto film sopra le due ore e venti. Per ogni Pedro Almodóvar con i suoi contenuti 111 minuti di Amarga Navidad ci sono almeno un paio di Cristian Mungiu con i suoi 146 minuti di Fjord. E poi c’è il peso massimo di categoria, il giapponese Ryusuke Hamaguchi, noto per le durate elefantiache dei suoi film: quest’anno ha (per ora) il primato in concorso con All of a Sudden, una pellicola che dura ben 196 minuti, spingendosi dunque oltre le 3 ore e un quarto.
Ovviamente a fare la differenza è la qualità della pellicola, ma va da sé che un film brutto e lunghissimo è molto più dannoso di un titolo mediocre ma che ha almeno il dono della sintesi. Come sottolineato sia da Cannes che da Venezia, questo nuovo standard rende molto più difficile la pianificazione degli stessi festival, costringendo il pubblico, a parità di tempo, a vedere meno film. Le durate infinite di questi film tra l’altro remano contro le pellicole stesse e la loro visibilità: dato che i media e gli addetti ai lavori vengono “tenuti in ostaggio” dal concorso, avranno meno tempo per dare una chance ai titoli delle sezioni minori, meno attesi e più bisognosi di attenzione.
Film così lunghi poi pongono una sfida anche al circuito delle sale e agli esercenti: un film che supera le due ore e mezzo può venire programmato per non più di quattro o cinque spettacoli al giorno, mentre titoli più “agili” e vicini ai 90 minuti di durata possono contare su più repliche giornaliere e quindi raccogliere più spettatori.
Film basato, tra l'altro, su un fumetto scritto dallo stesso Tarantino. Che però, a quanto pare, di tornare sul set non vuole proprio saperne.