Secondo Merz, gli Usa hanno gravemente sottovalutato l'Iran e adesso non sanno come uscire da una situazione di stallo che loro stessi hanno creato.
Mentre faceva uscire il nuovo singolo, preparava un tour continentale e invitava a boicottare l’Eurovision, Robert Del Naja dei Massive Attack ha trovato anche il tempo di farsi arrestare a una manifestazione pro Palestina
Stava manifestando a Trafalgar Square esponendo un cartello con su scritto «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action».
Il frontman dei Massive Attack Robert Del Naja è stato arrestato – e portato via di peso – a Trafalgar Square durante una manifestazione, tenutasi sabato 11 aprile, contro la messa al bando di Palestine Action (associazione britannica che si oppone con manifestazioni e boicottaggi al genocidio in corso nella Striscia di Gaza), accusata di essere un’organizzazione terroristica. L’accusa mossa contro Del Naja è quindi di sostegno a un’organizzazione fuorilegge. L’assurdità della situazione in cui si ritrovano Del Naja e tanti altri attivisti sta nel fatto che a febbraio l’Alta Corte inglese aveva già dichiarato quel provvedimento ai danni di Palestine Action «sproporzionato e illegale», creando però un limbo in cui la polizia continua a operare arresti di massa – come scrive il Guardian, sono state oltre 500 solo nel sabato in questione – ignorando, di fatto, l’orientamento in materia dato dalla magistratura.
Del Naja ha affrontato l’arresto con la tranquillità di chi viene da decenni di attivismo politico. Tenendo in mano un cartello con la scritta «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action», il musicista ha sfidato apertamente le restrizioni del Terrorism Act, dicendo che «le azioni di Palestine Action sono altamente patriottiche perché stanno proteggendo il nostro Paese dal coinvolgimento in gravi crimini di guerra e dalla violazione del diritto internazionale». Del Naja definisce il suo fermo come illegale, conscio che la sua posizione potrebbe mettere a rischio il tour europeo dei Massive Attack, la cui partenza è prevista per il 26 maggio da Helsinki, a causa delle possibili restrizioni sul visto che potrebbero seguire l’arresto.
Oltre all’arresto, la vicenda assume i contorni di una farsa autoritaria: la Met Police, dopo un’iniziale allentamento post sentenza dell’Alta Corte, ha ripreso una linea dura che ha portato in prigione manifestanti dai 18 agli 87 anni, di ogni ceto ed estrazione sociale, provenienti da ogni parte del Paese. Nelle sue dichiarazioni, Del Naja ha descritto il clima che si respira al momento in Inghilterra come una «totale follia», dove sedersi in silenzio con un pezzo di cartone diventa una minaccia all’ordine pubblico punita addirittura con l’arresto. Finora più di 2.200 persone sono state arrestate per aver presumibilmente espresso sostegno a Palestine Action. Defend Our Juries, che ha organizzato la manifestazione in cui Del Naja è stato arrestato, ha dichiarato: «La Met sta scegliendo di procedere con gli arresti nonostante la decisione del governo nei confronti del gruppo sia stata giudicato illegale dall’Alta Corte e nonostante i principali avvocati abbiano avvertito che qualsiasi arresto sarebbe stato illegale».
Trump che inciampa, Vance portato via di peso, Miller che usa la moglie incinta come scudo umano, Kennedy Jr. che si scorda la moglie in sala, gente che pensa al vino e a finire la cena: momenti degni delle migliori commedie americane.
Ogni volta viene descritta solo come il teatro del malcontento sconclusionato o lo sfondo degli scontri violenti. Ma la piazza è anche e soprattutto il luogo in cui prendono forma nuove comunità e nuovi modi di organizzare la società, la città, la vita.