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16:41 venerdì 12 giugno 2026
I Gen Z hanno inventato una nuova forma di protesta sui social: pubblicare le deprimenti, esasperanti, scandalose conversazioni con i loro capi Messaggi per stipendi non pagati, contratti non rispettati, in cui si cambiano orari all'improvviso e non si rispetta la malattia. Ne sono stati pubblicati centinaia.
L’agenzia meteorologica giapponese è la prima al mondo a dire che il Super El Niño è ufficialmente arrivato E adesso ci si aspetta che altre agenzie, stabilito il primo precedente, facciano lo stesso. Anche perché gli indizi iniziano a essere tanti.
La FIFA aveva imposto il divieto di portarsi la propria bottiglietta d’acqua alle partite del Mondiale ma dopo le proteste dei tifosi e l’intervento di Mamdani è stata costretta a ripensarci Il sindaco di New York si è schierato con i tifosi dicendo che «nessuno dovrebbe rischiare la disidratazione perché i prezzi sono troppo alti».
La nuova impresa di Peter Thiel è una start up AI che aiuta i ricchi a querelare i giornalisti Si chiama Objection.ai e per una cifra che va da un minimo di 2 mila a un massimo di 15 mila dollari permette di smentire un articolo e denunciare un giornalista.
Ari Aster ha scritto un prequel di Hereditary ma non trova mai il momento giusto per girarlo La sceneggiatura è finita, si tratta "solo" di far partire la produzione. Ma a quanto pare, proprio non trova il tempo.
Thomas Bangalter dei Daft Punk ha pubblicato online un set in cui suona tutte le sue canzoni preferite Lo ha fatto per The Lot Radio, radio di Brooklyn, che ha messo tutto il set online, gratuitamente. Bangalter aveva annunciato nulla, si è semplicemente messo in postazione e ha iniziato a suonare.
Nonostante le aziende ci stiano investendo miliardi, non c’è ancora nessuna prova scientifica che l’AI sia più efficiente e conveniente del lavoro umano Nonostante investimenti che sfiorano già i mille miliardi di dollari, nessuna ricerca scientifica ha ancora dimostrato che le macchine costano meno degli uomini.
Negli Stati Uniti già 70 città hanno imposto il divieto di costruzione di nuovi data center Divieti più o meno lunghi, più o meno temporanei, ma sempre più diffusi. Tra le città che ne hanno già imposto uno ci sono New York, Denver, New Orleans, Seattle e Minneapolis.

Il Cancelliere tedesco Merz ha detto che nei colloqui di pace la diplomazia iraniana sta surclassando quella statunitense

Secondo Merz, gli Usa hanno gravemente sottovalutato l'Iran e adesso non sanno come uscire da una situazione di stallo che loro stessi hanno creato.

28 Aprile 2026

Dopo aver smentito le aspettative del governo statunitense sul campo, Teheran si sta dimostrando un avversario difficile da piegare anche nei colloqui di pace. Il confronto diplomatico in corso a Islamabad sarebbe in stallo proprio perché, per la sorpresa di tutti e soprattutto degli Stati Uniti, a tenere il coltello dalla parte del manico sarebbe l’Iran. Un risultato notevole, considerando che il Paese è sull’orlo del disastro finanziario, preda di una profondissima crisi economica aggravata dal blocco dello Stretto di Hormuz e dallo stop all’export del petrolio. Tuttavia, dopo aver resistito ai bombardamenti statunitensi e israeliani, Teheran si è seduta al tavolo delle trattative in una posizione inaspettatamente forte, e l’origine di questa forza sono proprio le azioni di Washington. Il bombardamento di Teheran ha “costretto” gli Ayatollah alla ritorsione, cioè il blocco dello Stretto di Hormuz. La scommessa, vinta da Teheran, è stata quella di resistere abbastanza a lungo da ribadire quanto l’Iran e la sua stabilità siano centrali per le sorti dell’economia globale.

A ricostruire l’andamento dei colloqui di pace è il Guardian, riportando le parole del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha esplicitamente sottolineato le difficoltà statunitensi come causa dello stallo in corso. La diplomazia Usa si è infatti trovata sul tavolo delle trattative una tassa da pagare a Teheran per il transito delle navi nello Stretto di Hormuz, le cui acque però sono internazionali. Si tratta di un “pedaggio” totalmente inedito e al di fuori della legislazione internazionale, ma che fa gioco all’Iran, quale che sia l’esito della trattativa. Se dovesse venire approvato, consentirebbe al regime di incassare velocemente una grande quantità di denaro da immettere nella sua disastrata economia, mentre se dovesse essere rifiutato permetterebbe comunque di ottenere importanti concessioni su un punto che, teoricamente, non dovrebbe nemmeno essere sul tavolo. Inoltre, la discussione sul pedaggio navale impedisce ai negoziatori statunitensi di mettere al centro dei colloqui la questione del nucleare iraniano, ovvero quella che Trump sbandiera come la motivazione principale dietro l’attacco a Teheran.

Merz ha spiegato che gli americani stanno pagando le conseguenze di un grave errore tattico, che non permette loro di decidere la direzione delle trattative. Trump e i suoi consiglieri avrebbero gravemente sottovalutato la forza dell’Iran, ritenendo di poter far fronte a un aumento dei prezzi di petrolio, gas e carburanti per il tempo necessario a far cadere il regime. Invece l’Iran è in una posizione di vantaggio perché non ha niente da perdere, come sottolineato dall’esperto di crisi diplomatiche Ali Vaez: «La resilienza iraniana non è una questione di sofferenza economica, perché l’Iran si trova cpoinvolto in una battaglia esistenziale ed è disposto a pagare un prezzo molto più alto di quanto abbia fatto finora. E il regime iraniano non esita a fa ricadere questo costo sulla propria popolazione».

Trump invece non può pagare un prezzo così alto, anzi. Ha bisogno di chiudere in fretta il fronte iraniano, che gli sta causando molti e imprevisti grattacapi. Oltre al contraccolpo sull’economia statunitense e internazionale – che si farà probabilmente sentire sulle elezioni di metà mandato – lo stallo iraniano peserà anche sui colloqui con il Presidente cinese Xi Jinping, previsti per il prossimo maggio, a cui Trump probabilmente immaginava di partecipare avendo già sconfitto l’alleato di Pechino. Senza contare che se la crisi energetica continuasse, la penuria di carburante per gli aerei potrebbe compromettere la riuscita dei mondiali di calcio, che si terranno quest’estate anche negli Stati Uniti e che contano molto sul pubblico internazionale per riempire gli stadi americani.

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