L'ha creata uno sviluppatore giapponese per frapporre tra sé e il doom scrolling un dissuasore felino a cui è difficile resistere.
Adesso anche TikTok fa la sua classifica dei bestseller
Uscirà ogni mese e incrocerà le vendite dei libri con le visualizzazioni che i contenuti dedicati a quel libro ottengono sul social.
TikTok ha lanciato la sua classifica mensile dei bestseller, sviluppata in collaborazione con NielsenIQ BookData e Media Control. Funziona così: l’algoritmo incrocia i dati verificati sulle vendite al dettaglio con i tassi di coinvolgimento, la copertura e l’audience dei contenuti dedicati ai libri.
I primi risultati di questa rilevazione descrivono perfettamente l’ossessione della Gen Z per le narrazioni capaci di passare di media in media. In cima alla classifica c’è infatti Heated Rivalry di Rachel Reid, spinto dal successo dell’adattamento televisivo uscito all’inizio del 2026, seguito da Sarah J. Maas (House of Earth and Blood) e Chloe Walsh (Taming 7). È un panorama dove la longevità di un titolo non dipende più dalle recensioni dei critici né dalle campagne promozionali degli editori, ma dalla capacità di generare aesthetic e reazioni emotive, di saziare l’infinito appetito del feed, confermando che il social è ormai uno dei principali motori dell’industria editoriale.
Come scrive The Bookseller, questa mossa è solo l’ultimo tassello di una strategia più ampia che punta a fare di TikTok il principale attore dell’Anno Nazionale della Lettura 2026. Attraverso il lancio del “World’s Biggest Book Club” e del format #BookTok LIVE, la piattaforma sta trasformando la lettura in un’esperienza multimediale e profondamente social. Collaborando con istituzioni come il National Literacy Trust, TikTok sta portando una nuova generazione di lettori a riscoprire i libri, dimostrando che il futuro dell’editoria non si gioca più solo tra gli scaffali delle librerie fisiche, ma nella capacità di entrare nel dibattito digitale con la stessa forza di un blockbuster.
Enrico Milano, 22 mila follower su Instagram guadagnati prendendo in giro Giani, è la prova che i meme ormai sono un mestiere vero e proprio. O, quantomeno, aiutano a trovarne uno.
Il sito contiene migliaia di video e foto di violenze, oltre a consigli e tutorial su come eseguirle e nasconderle. Ma, a quanto pare, le autorità non possono chiuderlo a causa di un cavillo.
Dopo il 2016, Instagram era diventato il rifugio di chi fuggiva da un Facebook ormai invivibile. Dieci anni dopo, chi c'era allora vede muoversi gli stessi maligni meccanismi che hanno rovinato tutte le piattaforme social.
È una pratica antica ma che finora era rimasta confinata negli antri più oscuri di internet. In questi mesi, però, abbiamo assistito al suo definitivo sdoganamento: ora è una forma di comunicazione politica accettata e apprezzata. Grazie, ovviamente, a Donald Trump.