Ogni volta viene descritta solo come il teatro del malcontento sconclusionato o lo sfondo degli scontri violenti. Ma la piazza è anche e soprattutto il luogo in cui prendono forma nuove comunità e nuovi modi di organizzare la società, la città, la vita.
Internet ha reagito in due modi all’attentato a Donald Trump: buttandola sul ridere e gridando al complotto
Per alcuni, le scene viste durante la Cena dei Corrispondenti della Casa Bianca ricordano quelle di una sitcom. Per altri, sono la conferma di un enorme complotto.
Sabato sera, l’Hilton di Washington è passato in pochi secondi dal tintinnio dei calici di champagne alle esplosioni di una sparatoria. Mentre il mentalista Oz Pearlman cercava di indovinare il nome del prossimo figlio dell’addetta stampa presidenziale davanti a un Donald Trump apparentemente rilassato, il caos ha travolto la sala da ballo. Agenti dei servizi segreti in smoking hanno scavalcato tavoli addobbati, piatti pieni di burrata e piselli sono andati in frantumi e la First Lady si è rifugiata sotto il tavolo. Il sospettato, il 31enne Cole Tomas Allen (autodefinitosi Friendly Federal Assassin nel manifesto che secondo gli inquirenti avrebbe scritto prima dell’attentato), è stato bloccato prima di entrare nella sala, ma l’immagine del Presidente Trump che inciampa sorretto dagli agenti delle forze speciali, il Vicepresidente J.D. Vance trascinato via per le spalle (chissà perché prima di Trump, si chiedono i complottisti) e quella del Consigliere per la sicurezza interna Stephen Miller che usa la moglie incinta come scudo umano hanno restituito il ritratto di un potere improvvisamente ed evidentemente vulnerabile.
Internet ha reagito in due modi allo svolgimento dell’annuale Correspondents’ Dinner della Casa Bianca (la cena di beneficienza organizzata ogni anno dalla White House Correspondents’ Association): prendendola sul ridere e gridando al complotto. Mentre i corridoi dell’Hilton (che è lo stesso hotel nel quale nel 1981 fu gravemente ferito l’allora Presidente Ronald Regan) si svuotavano e gli after-party cittadini venivano ridimensionati, la rete ha metabolizzato l’evento con la consueta schizofrenia. Da una parte, il feed è stato invaso da meme cinici n cui si sottolinea che c’è sempre un attentatore dalla pessima mira che organizza un attentato ogni volta che Trump vive un momento politicamente difficile. Dall’altra, le teorie cospirazioniste hanno iniziato a sezionare ogni frame dei video caricati su Instagram, ipotizzando regie occulte dietro l’inciampo del Presidente o l’evacuazione dei membri del Gabinetto. Hanno fatto il giro del web i video di Erica Kirk che singhiozzando chiedeva insistentemente di andare a casa o del macho presidente di UFC Dana White che tutto tronfio dichiara di essere rimasto a guardare per godersi ogni momento della sparatoria. Oppure, ancora, della donna che, in pieno allarme, si infila nella borsa una bottiglia di champagne e una di vino rosso. E infine c’è lui, un signore che, per tutta la durata dell’emergenza, non si è mosso dalla sedia e ha continuato a mangiare, imperterrito e indifferente al corso degli eventi. Un manifesto della post verità da social.
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In questo clima di tensione surreale, Trump ha ovviamente trasformato lo shock in un’estensione della sua retorica politica. Dopo essere stato scortato fuori dalla sala – inizialmente convinto che gli spari fossero solo il rumore di un vassoio caduto, come scrive il New York Times – il Presidente è tornato alla Casa Bianca per parlare alla nazione, non perdendo l’occasione per sottolineare come solo i leader più influenti diventino vittime di attentati e ribadendo, con un tempismo comprensibile solo a lui, che quanto successo conferma la necessità della nuova sala da ballo (puoi togliere un uomo dall’immobiliare ma non l’immobiliare da un uomo, verrebbe da dire). Il paradosso è andato in scena proprio davanti a quei giornalisti che Trump aveva pianificato di mettere alla gogna: in un’insolita virata verso l’unità nazionale, il “nemico del popolo” è diventato improvvisamente il testimone oculare di un dramma condiviso, documentato in tempo reale da smartphone tenuti alti sopra i tavoli.
Ogni volta viene descritta solo come il teatro del malcontento sconclusionato o lo sfondo degli scontri violenti. Ma la piazza è anche e soprattutto il luogo in cui prendono forma nuove comunità e nuovi modi di organizzare la società, la città, la vita.
Niente sigarette vere e proprie, niente sigarette elettroniche, niente nicotine pouch, niente di niente sarà accessibile a chi è nato dall'1 gennaio 2009 in poi.