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09:49 giovedì 14 maggio 2026
Helen Mirren ha esordito come testimonial di Stella McCartney facendo una “cover” di Come Together dei Beatles In realtà si tratta di un bis: Mirren quel testo lo aveva già enunciato alla sfilata di Stella McCartney per la primavera/estate 2026.
Uno studio ha dimostrato che interessarsi all’arte e alla cultura rallenta l’invecchiamento e migliora la salute Addirittura più dell'esercizio fisico: dedicarsi alle arti almeno una volta alla settimana riduce l'invecchiamento biologico di un anno.
L’invasione dei pavoni di Punta Marina è diventata una notizia di portata internazionale È stata ripresa nientemeno che da Ap News, cioè da Associated Press, con un video pubblicato sul loro sito.
È in lavorazione un film sulla storia di C’era una volta in America di Sergio Leone «È la storia di un uomo che ci ha messo 15 anni a fare un film e che finché non ci è riuscito non ha fatto nient'altro. Tutto raccontato con l'ironia di mio padre», ha detto Raffaella Leone, figlia di Sergio e produttrice del film.
L’Unione europea ha finalmente approvato delle sanzioni contro i coloni israeliani Le sanzioni prevedono il congelamento dei beni e il divieto di viaggio. Sono state approvate grazie alla rimozione del veto fin qui imposto dall'Ungheria.
È uscito il primo trailer di Tony, “l’antibiopic” che racconta un anno della vita di Anthony Bourdain prima che diventasse Anthony Bourdain Il film, prodotto da A24, è ambientato nell'estate del 1975 a Provincetown (Massachusetts), in un momento che si rivelò formativo per il futuro chef.
La comunità scientifica continua a dire che sta arrivando un evento climatico catastrofico ma nessuno le dà ascolto né fa niente Si chiama El Niño, è un innalzamento della temperatura dell'oceano e potrebbe avere conseguenze apocalittiche in tutto il mondo.
Ci sono Alice Rohrwacher e Josh O’Connor che presentano La chimera in una biblioteca di Stromboli E ha rivelato che all'inizio il film lei avrebbe voluto girarlo proprio a Stromboli, ma fu costretta a ripensarci per questioni di tempi e di logistica.

Perché tornano i muscoli

Che succede se un (bravo) attore belga riporta il corpo massiccio nei film impegnati di Cannes

22 Maggio 2012

La massa muscolare di Matthias Schoenaerts in Bullhead è notevole: la sua schiena non si differenzia dal petto, effetto voluto visto che nel film il protagonista è altamente dopato. Difficile poi rivedere l’attore belga in versione più vestita, o almeno immaginarlo altro dall’allevatore di maiali intrappolato con la mafia e i pestaggi continui. Eppure sul red carpet di Cannes il figlio di un più pacato Julien Schoenaertes, sembra essersi sgonfiato, specie perché è accanto a una delicata Marion Cotillard. Ma l’illusione dura poco, basta superare lo choc alla base di De Rouille et d’os per rivedere il Matthias conosciuto: un fascio di muscoli perennemente in mostra grazie agli attacchi d’ira fortemente voluti da Jacques Audiard che punta sulla fisicità dell’attore belga, che in pochi minuti diventa l’uomo-corazza necessario alla Cotillard mutilata.

Al melò preferisco Willis. Con un padre come il suo, quell’81enne Julien autore teatrale e attore attaccato alla commedia fiamminga che il figlio riassume come «per natura la più triste del mondo», per Matthias c’era la possibilità di diventare il Louis Garrel belga: quindi socio del padre in spaccati di famiglia autoreferenziali e borghesi, colti e facilmente melò. Ma, il rischio, la tentazione, sono svaniti in fretta. A chi gli chiede se quel troppo nudo, troppo macho, troppo nervoso non faccia male lui ha già risposto serafico che  «la violenza la conosco bene, forse è un residuo della giovinezza… ma il mio lavoro mi ha calmato e sono molto felice di avere a che fare con le botte solo sul set». Un attore trentaquattrenne in vena di Palma d’oro che non si vergogna affatto di avere questa stazza e un’ira da gestire, per quanto la carriera da complesso interprete mitteleuropeo sia a un passo da lui. Uno che occhi azzurri arroganti, naso aquilino e barba bionda entra in video stile Bruce Willis e invece no, viene già soprannominato come il Gosling europeo. Peccato che sia alto e largo il doppio e che abbia il vizio di coltivare quella massa muscolare anche fuori dal set.

Imbruttimento morale. Se Ryan Gosling non sforza il corpo più del richiesto non è solo per costituzione fisica, ma anche per esigenze di (fuori) copione: un lato umano, buono, naturale deve persistere nel fidanzatino d’America. E i muscoli sono diventati ad appannaggio dei cattivi. Forse troppa poca memoria per il lieto fine di Terminator e Cliffhanger del caso, i muscoli sono diventati massa da mettere e perdere immediatamente dopo: pena l’imbruttimento morale. Marc Jacobs da qualche stagione insiste nel portare la massa traslucida al centro della campagna del suo profumo, Bang, un monolite di metallo argento su cui è planato un uomo nudo (lui, il designer) fiero dei muscoli conquistati in 10 anni di presa di coscienza del proprio corpo, lui che era partito coprendosi in stile maoista e che all’ultimo Met-Carpet si è presentato solo con una lunga camicia trasparente. Un altro attore hollywoodiano sembra seguire lo stesso atteggiamento liberatorio, meno ironico (per assurdo) e più etero della campagna di Mr.Jacobs: un attore che non vedeva l’ora di togliersi dei pesi e necessitava un rispolvero rumoroso. Ecco perché in questi giorni Tom Cruise fotografato da Mario Sorrenti osa sulla cover di W e lo fa senza mascherarsi con tutine atletiche climber-Lupin. L’attore posa insieme a due modelle-groupie, con ancora addosso i panni di Stacee Jaxx, la rockstar in declino che interpreta nel musical Rock of Ages. Quindi niente gilet alla Magnolia, quanto pelle nuda, addominali scolpiti e colt tatuate che gravitano verso l’inguine. Certo è il ruolo, certo sono le strategie di marketing necessarie per spingere un musical sul rock losangelino anni Ottanta. Ma dietro a quel nudo con finti tatuaggi, c’è anche una naturalezza non da poco: sotto sotto alla soglia dei 50 anni Tom Cruise voleva sistemare un complesso che risale ai tempi di Cocktail quando ha iniziato a coprirsi per risalire la carriera dei ruoli impegnati. E nell’impegno il nudo c’entra poco.

Muscoli per Coco Chanel. Ne sa qualcosa anche Brad Pitt che ancora sta scontando il ruolo di J.D. in Thelma & Louise: troppo nudo, definito, poteva essere uscito da un qualunque video dei Bon Jovi e per questo ha pagato pegno, tentando in vano di mascherare i muscoli, oppure di torturarli per espiare le sue colpe (Fight Club come Snatch). Poi però ha mollato il colpo e abbracciato quella che sarebbe stata la filosofia vincente di Schoenaerts: usare i muscoli quando nessuno li vuole più, quando i Ben Stiller della situazione li hanno demonizzati il giusto e ora sugli schermi delle commedie danno fastidio. Così il suo Billy Beane in Moneyball rischia l’Oscar evitando di guardare i match e preferendo passare il tempo nella palestra ad allenarsi, divorando plum cake e sforzando gli addominali. Per questo anche Brad Pitt arriva sulla Croisette conscio che è tornato il suo tempo: in Killing them softly di Andrew Dominik l’attore è tutto pelle, gel e bicipiti. Eccessivo? No, Karl Lagerfeld ha premiato tanta sincerità e ha deciso di iniziare una nuova era a partire dai muscoli di Brad Pitt. Trapelata la notizia l’attore stava già girando a Londra la campagna come ambassador di Chanel Nr 5 la fragranza femminile per anni in mano alle piccole Coco-attrici francesi. Follia o meritato omaggio ai muscoli?

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