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C’è uno spettacolo teatrale che ripercorre tutto il processo Pelicot: è lungo 4 ore, sta andando in scena in tutto il mondo ma solo per una notte in ogni città È già passato da Avignone, città del processo, da New York, da Londra e altri 12 Paesi. A New York, tra il pubblico c'era anche Pelicot.
Umberto Pizzi ha pubblicato parte del suo leggendario archivio fotografico sul suo sito personale, aperto e gratuito per tutti È morto oggi, a 88 anni, uno dei più famosi fotografi della storia d'Italia, reporter di guerra, paparazzo gentiluomo e anima del Cafonal di Dagospia.
Il regista di No Other Land Basel Adra ha lanciato un brand di sneaker assieme a sua mamma e sta andando benissimo Sono le sneaker che indossava mentre riceva il premio Oscar, realizzate con il tatreez, il ricamo punto e croce tradizionale palestinese.
Sulla Terra ci sono già talmente tanti data center che Google ha deciso di iniziare a costruirli nello spazio Si inizia con cinque, poi dieci, fino a ottanta. Una volta lassù, il data center resta in orbita fino a sei anni per poi disintegrarsi al rientro sulla Terra.
Margaret Atwood si è così appassionata all’ornitologia che ha donato 1 milione di dollari alla ricerca sugli uccelli Il suo contributo è anche un gesto d'amore nei confronti del compagno di una vita Graeme Gibson, anche lui romanziere e grande appassionato di birdwatching, morto nel 2019.
I registi e i produttori di Naza hanno deciso che il film si potrà vedere in streaming gratuitamente Dopo la distribuzione in sala, il film sarà disponibile per tutti sul sito del Guardian.
I detenuti di Bollate hanno fatto un album trap e rap interamente scritto, registrato e prodotto all’interno del carcere Si chiama 30 OP, è composto da 13 brani e ed è ora disponibile su tutte le piattaforme musicali.
C’è una mostra dei fashion artists Viktor&Rolf in 10 Corso Como chiamata Spectrum Dal 25 settembre al 22 novembre 2026, la Galleria di 10 Corso Como presenta «Spectrum», la prima personale italiana dedicata a Viktor&Rolf.

La primavera del Kaiser

La moda attuale secondo Karl Lagerfeld: una boutique, un sito, molte muse e solo due gaffe

03 Aprile 2012

Il nuovo negozio di Karl Lagerfeld piomba a New York, in Bleecker Street, come un monolite. Naturalmente nero. La boutique, nuovo tempio dell’omonimo marchio del direttore creativo di Chanel,  spezza in due quella strada che per anni è stata dominata da altro, Magnolia Bakery e il bookstore di Marc Jacobs, per esempio.

Aperto prima come pop-up store per il lancio della sua prima collezione omonima, il negozio di Karl Lagerfeld è tornato in pianta stabile e ora, con la sua collezione di manichini ben allineati che ondeggiano tra bianco, argento e nero, Kaiser Karl mette le radici di un futuro, il suo, che sembra andare sempre più veloce: «desidero conoscere tutto, sapere tutto. Dietro ai miei occhiali neri, ho gli occhi spalancati» ha dichiarato a Les Inrocks qualche settimana fa. E la boutique nerissima che spunta come un diamante inaspettato tra le vie basse e preppy del Village è l’esempio di come il regno di Lagerfeld continui ad allargarsi, e a dire la sua senza freni. Perché entrando nella Karl-boutique, oltre ai colletti neri da 100 dollari e dall’ormai blasonato orsacchiotto-riproduzione dello stilista, si legge immediatamente come andrà a finire la storia. Cioè che non finirà. Specie se quello che doveva essere un temporary store è diventato lo shop spartiacque del Village, e la collezione che ospita è un working progress (di pochi esemplari) che si rinnovano con la velocità da fast fashion (antesignano lui, che è stato il primo a collaborare con H&M). Veloce certo  ma che rimane couture. Quindi: poco di tutto, piccole dosi, a stuzzicare perennemente con prezzi anche più accessibili del previsto.

Fuori di lì il Village prosegue con i suoi classici, soprattutto con il mini quartier generale degli store di Marc Jacobs, che tra l’altro, oltre alla formula boutique con prodotti entry price per lui e per lei, ha anche una libreria, strategia che sir Lagerfeld ha attuato a Parigi con la sua 7L, biblio-boutique nel Marais. Ma la piattaforma newyorchese del Kaiser è solo un break nella corsa dello stilista che in questi mesi sembra più che mai in sintonia con la rete: tra tutti il debutto della sua linea con sito e shop on line. Praticamente un testamento della sua moda? No, solo l’ennesimo e forse il più dichiarato, punto di come sta andando il mercato secondo lo stilista tra i più influenti di Novecento e Anni Zero. Mentre Stefano Pilati e Raf Simons sono vacanti in quel di Parigi, lui che da anni disegna su iPad con Brush, aveva bisogno di mettere per iscritto (digitale) il suo attuale momento creativo.

Sul suo nuovo sito, semplicemente, Karl lo stilista non si risparmia, vedi il mini doc 24 ore con Lagerfeld nella sezione karlisms, ma anche le mostre da consigliare, i backstage di quello che (e)segue, dalle campagne alle collaborazioni con altri grandi brand. Lui che si dichiara impossibilitato a “surfer” su internet per questione di tempo, si costruisce il futuro con un sito. E alimenta, se non addirittura fa vivere di riflesso, quotidianamente, tutti gli altri: da Business of Fashion che (non a caso) battezzò la sezione video scegliendo un lungo colloquio con Lagerfeld, fino al dichiarato Fashionista, il blog che ogni giorno raccoglie le perle (nere) di Kaiser e che sta così minuziosamente costruendo la biografia digitale di Karl (tra le ultime la dichiarazione di non autenticità del tailleur Chanel di Jackie O, quello dell’assassinio di JFK). E ancora: non naviga, il Kaiser, ma conosce perfettamente chi sarà la prossima potenza mediatica. Così prima ancora che Pitchfork & Co la recensiscano, Azealia Banks è già la performer del nuovo party per il pop-up store di Chanel a Tokyo, così come senza arricciare il naso, anzi, complimentandosi con lei per la sua “attualità”, ha reso sua musa la giovane americana da telefilm, Blake Lively di Gossip Girl. Erano gli anni dell’Upper East Side? No, semplicemente la Lively era pop, il plus ce lo metteva Lagerfeld. E funzionava.

Per misurare quanto va veloce il suo pensiero (e il suo impero) basta osservare il cambio strategico, addirittura  su misura, con cui si alternano le sue muse. Perfino quando il turnover di queste rischia di portare confusione. Ma è necessario perché ogni musa sta dietro a un’idea di Lagerfeld. Cioè: se Bianca Balti sarà il nuovo volto dell’eyewear per Lagerfeld non è da escludere, anzi, che gli accessori della primavera estate Chanel siano interpretati da Alice Dellal, la cattiva ragazza di famiglia (Dellal, ovvero madre ex modella, sorella designer e  socialite) che fino a pochi mesi fa era testimonial di Ermanno Scevrino. Karl Lagerfeld ancora una volta anticipa una tendenza, come quando ha predetto di qualche stagione il ritorno del Dream Team (di top anni Novanta) riscegliendo Claudia Schiffer come testimonial. Una primavera chiave per Lagerfeld che in questo rush d’inizio anno si è concesso solo due gaffe, e nelle ultime settimane, additando i chili di troppo di Adele (difesa da una sbigottita Madonna) e riassumendo con epiteti poco da Kaiser i risultati di Tina Brown da Newsweek.

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