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23:28 martedì 25 agosto 2026
Pur di non danneggiare un antico castello da ristrutturare, in Giappone lo hanno fatto spostare a mano da 1800 volontari Il mastio del castello di Hirosaki pesa 360 tonnellate. Questo non ha affatto scoraggiato i volontari.
C’è una certa confusione attorno all’attore che interpreterà il professore di Difesa dalle Arti Oscure nella serie tv di Harry Potter La parte era stata affidata a Nicholas Hoult, che prima ha accettato e poi ci ha ripensato perché i suoi fan avevano preso malissimo la notizia. Ora il ruolo è passato a Kit Harington, i cui fan si sono fin qui dimostrati indifferenti.
Uniqlo ha lanciato la sua prima collezione di hijab Il lancio è avvenuto il 17 agosto in Malesia, Indonesia, Singapore e Filippine. È la prima collezione di hijab tutta realizzata dal brand, al di fuori di capsule collection e partnership speciali.
La tv di Stato iraniana ha messo una taglia di 10 milioni di dollari sulla testa di Barron Trump Dando anche dei consigli pratici e logistici su come uccidere il più piccolo dei figli del Presidente degli Stati Uniti.
Un tizio ha creato una mappa di tutti i musei più strani e di nicchia del mondo Volete sapere dov'è che si trova il museo delle pompe di benzina, quello delle archeoplastiche o degli spazzacamini? Questo è lo strumento che fa per voi. E sì, questi musei esistono tutti e si trovano tutti in Italia.
Tra i film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia si è aggiunto all’ultimo NAZA, il nuovo documentario dei registi di No Other Land Yuval Abraham e Rachel Szor Prodotto (tra gli altri) dal Guardian e da Jonathan Glazer, e il titolo è l'acronimo con cui l'intelligence israeliana conta i civili palestinesi che muoiono nei raid.
C’è un film d’animazione così brutto che sta diventando campione d’incassi perché le persone vanno a vederlo per accertarsi che sia davvero così brutto Niu Lai è il film del momento in Cina, prodotto dell'ingegno di una madre e un figlio senza nessuna esperienza e formazione in cinema d'animazione. E si vede.
Le donne iraniane si stanno togliendo il velo e stavolta il regime è troppo impegnato nella guerra con gli Usa per farci qualcosa La repressione non si ferma, ma ormai le donne che semplicemente rifiutano di mettere l'hijab sono troppe per perseguirle e condannarle tutte.

Le surreali sfilate di Milano

La settimana della moda si è conclusa nel bel mezzo dell’emergenza Coronavirus: cosa si è visto in passerella e di cosa si è parlato di più.

24 Febbraio 2020

Quando sabato sera il sindaco Sala ha ufficialmente consigliato ai suoi concittadini di «evitare la socialità», la settimana della moda di Milano si avviava ormai alla sua conclusione. C’era qualche dubbio sulla sfilata di domenica di Giorgio Armani, che si è poi tenuta a porte chiuse perché, con un focolaio di Coronavirus a pochi km dalla città, era meglio evitare adunate di persone in luoghi chiusi. Alcune feste si sono svolte lo stesso (quella di Philipp Plein, per esempio, e quella di GCDS), ma nel generale clima di incredulità e straniamento, le sfilate sono sembrate a molti un argomento quasi irrilevante, lontano, come rileva anche Antonio Mancinelli su MarieClaire quando parla di «senso di colpa nuvoloso» degli addetti ai lavori. Eppure le sfilate possono essere concretissime – così come sono concreti gli effetti che il Coronavirus sta avendo sul turismo del lusso nel mondo – e Milano ha offerto ai suoi ospiti un’altra stagione convincente, con molte collezioni di cui discutere e riflettere.

Modelle sulla passerella di Gucci. Foto di Vittorio Zunino Celotto/Getty Images

La settimana si è aperta con il carosello felliniano di Gucci, spettacolare e abbacinante come tutto quello che fa Alessandro Michele, che dopo aver dominato Sanremo insieme ad Achille Lauro, ha portato all’estremo l’idea di smantellare la passerella. L’ha praticamente squarciata, senza violenza ma servendosi dell’artificio cinematografico, ci ha fatto passare gli ospiti in mezzo, ha fatto girare una giostra dove i modelli, ognuno rappresentante di una tipologia umana (l’educanda, la cameriera, la dominatrice), erano in posa al fianco di chi solitamente è dietro le quinte: truccatori, parrucchieri, stylist. Un meta-spettacolo che per molti ha lasciato indietro i vestiti, relegandoli in secondo piano, ma ha senso chiedersi oggi dove sono i vestiti? Quelli di Michele sono più o meno uguali a se stessi sin dal 2015: è il territorio in cui si muovono, l’universo a cui rimandano e gli intrecci che il direttore creativo di Gucci costruisce loro intorno a renderli interessanti. Ed è stato uno spettacolo, roboante, quello allestito da Moncler, che ha inaugurato il 2020 con l’aggiunta di Jonathan Anderson (al posto di Pierpaolo Piccioli) al manipolo di creativi che alimentano Genius, miglior formula collaborativa a oggi mai sperimentata nell’industria, e ci ha aggiunto anche Rick Owens, che ha presentato invece una collezione capsule indipendente dal progetto. Ma in Genius ci sono anche Richard Quinn, Craig Green e Simone Rocha tra gli altri: l’effetto finale è quasi da stordimento, in una sorta di frenetica esaltazione reciproca. Go big or go home.

Su altre passerelle, apparentemente più convenzionali, si sono poi viste collezioni che rendono giustizia al tipo di moda che Milano ha storicamente prodotto, quell’abbigliamento da giorno che ci ha resi famosi nel mondo. Collezioni concise, contemporanee, desiderabili: come quella di Lucie e Luke Meier da Jil Sander, che hanno fatto interagire le modelle con delle sedie in una performance quasi teatrale, e come quella di Fendi, dove Silvia Venturini, a un anno dalla scomparsa di Karl Lagerfeld, dimostra una volta di più di esserne capacissima erede. Le sue maniche a sbuffo si mescolano ai bustini, alle cinture strette in vita e agli armamentari vari da dominatrice upper class (anche qui), mentre la pelle è ammorbidita dall’accostamento con i maglioni pastello a simboleggiare una femminilità complessa, decostruita, ancora felicemente caratterizzata. Si è ispirato agli archetipi di Carl Jung anche Paul Andrew da Ferragamo, che ha lavorato sull’idea di una donna regina, una donna cacciatrice, una donna amante, una donna mistica: il risultato è una collezione sofisticata dove a spiccare sono le frange, vere protagoniste della stagione.

C’erano frange, esagerate, anche da Bottega Veneta, dove Daniel Lee ha costruito uno show monocromatico illuminato dai misurati tocchi di colori acidi, dai contrasti tra le giacche corte degli uomini e quelle lunghissime delle donne, e dai molti accessori, come gli stivali e le maxi borse, che promettono di consolidare il nuovo corso del marchio. E c’erano frange da Miuccia Prada, sin dalla prima gonna da educanda tagliata al laser fino ai cappotti da sera preziosi: anche lei ha riflettuto sulle donne, e sulla femminilità, e sulle donne che portano il peso del mondo sulle loro spalle come Atlante (presente al centro della piazza immaginaria che faceva da set alla sfilata). Donne al comando, severe dominatrici di se stesse e degli altri, ritornate con prepotenza nell’immaginazione degli stilisti. In Consenso, Saskia Vogel ne faceva un ritratto intimista e sfuggente, senza soffermarsi troppo sui dettagli più comunemente associati al mondo Bdsm e indagando una scena, quella di Los Angeles, che sembra aver poco di cavernoso e molto a che fare con la vastità dell’oceano e la possibilità di perdersi. Le donne di Prada sono invece molto europee, con le loro giacche anni Quaranta e le loro cinture attrezzate in vita (cosa ci entra in quei mini contenitori? Il rossetto, l’accendino, forse le sigarette sfuse). Chissà come le ritroveremo a settembre, quando debutterà la prima collezione disegnata insieme a Raf Simons.

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Si intitola Yohji Yamamoto Drawings, la curatela è di Peter Saville e i disegni sono stati selezionati da Yamamoto in persona.