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06:21 lunedì 12 ottobre 2026
Bad Bunny, Burna Boy, Robyn, Alex Consani, Lana Del Rey, il marito di Lana Del Rey e tutte le moltissime celebrity che interpreteranno i dj delle stazioni radiofoniche di GTA VI Sei di queste stazioni radiofoniche si possono già ascoltare sul sito del videogioco, in attesa del giorno dell'uscita, il 19 novembre.
Il governo israeliano ha preso piuttosto male il Premio Nobel per la Pace a Navanethem Pillay, cioè la presidente della Commissione Onu che per prima ha accusato Israele di aver commesso un genocidio a Gaza Il Ministero degli Esteri israeliano lo ha addirittura definito «la grottesca strumentalizzazione di un premio per legittimare l'odio e il pregiudizio».
Il Pentagono trasmetterà in diretta streaming la fucilazione del terrorista responsabile della strage di Fort Hood L'ultima esecuzione militare negli Stati Uniti risale al 1961. Il Segretario della Guerra Pete Hegseth ha deciso che "l'evento" va diffuso in ogni modo possibile e immaginabile.
La cosa migliore vista su internet questa settimana sono senza dubbio le reaction dei vincitori e delle vincitrici del Nobel alla notizia che avevano vinto il Nobel Pubblicate dagli stessi account social del Premio Nobel. Su tutte, spicca la foto di una esterrefatta Anne Carson.
Questo influencer non esiste ma ha comunque un sacco di follower, guadagna un sacco di soldi e vuole venderti un sacco di criptovalute Si chiama Jean Philanthrope, è comparso dal nulla a metà settembre, tira di boxe contro l'aria vestito sempre elegante e in tre giorni ha fatto milioni di visualizzazioni.
Al Met c'è una mostra dove vengono esposti solo quadri di nuvole Il Metropolitan Museum di New York ricostruisce, con dipinti, disegni e fotografie, come artisti e scienziati hanno rappresentato il cielo tra l'inizio dell'Ottocento e gli anni Venti del Novecento.
Un’artista ha realizzato un film su Luigi Mangione fatto solo di soli post su Luigi Mangione Si chiama «Deny, Defend, Depose», dura trenta minuti e Stanya Kahn ha cominciato a raccoglierne il materiale la mattina stessa dell'omicidio di Brian Thompson, andando avanti per più di un anno.
Abbiamo scoperto che in Avengers: Doomsday c'è anche Sandra Hüller solo grazie a Reddit Marvel non l'ha mai annunciato, ma il profilo di una stuntwoman britannica e un commento su Reddit indicano che l'attrice di «Anatomia di una caduta» è nel cast del prossimo film degli Avengers.

Milano, la Guccification e il futuro: che settimana è stata per la moda

Finite le sfilate, rimane l’interrogativo con cui Gucci aveva esordito: cosa ne faremo di tutto questo futuro?

28 Febbraio 2017

La settimana della moda di Milano si è conclusa nel giorno in cui il mondo stava discutendo incredulo dell’errore agli Oscar e mentre ancora si litigava sulle buste, ecco comparire sui social una seconda campagna di Calvin Klein firmata Raf Simons, con il cast al completo del film vincitore (quello confermato). Le passerelle di Milano, intanto, erano andate avanti nei giorni precedenti senza particolari intoppi, non potendo beneficiare di nessun evento di carattere più o meno drammatico che fosse rilevante per la cultura popolare, a parte forse l’apparizione di Chiara Ferragni da Fabio Fazio.

Eppure, l’apertura della settimana della moda si era celebrata con la più sontuosa sfilata di Gucci che Alessandro Michele potesse regalarci, con tanto di scenografia imponente e qualcosa come centodiciannove look, o giù di lì, che si sono susseguiti nel consueto scontro di riferimenti e citazioni. Possibile che si parli, ancora, solo di Gucci? Ora che è diventato di tutti, così riconoscibile e così copiato – «Guccification», letteralmente «Guccificazione», la chiamano – abbiamo forse raggiunto il punto di non ritorno come è successo con l’ultima esibizione di Beyoncé ai Grammy? Chi può dirlo, di certo quello orchestrato da Michele è stato lo show più atteso e chiacchierato sia da quelli che alla settimana della moda di Milano ci vengono per lavoro, sia da coloro che ci gravitano intorno, fisicamente o virtualmente. C’era una domanda che ha accolto gli ospiti mercoledì scorso da Gucci, ristampata poi anche sugli inviti in forma di vinile dove ASAP Rocky e Florence Welch leggevano rispettivamente Jane Austen e William Blake: quella domanda, riportata con la calligrafia dell’artista Coco Capitán, era «Che cosa ne faremo di tutto questo futuro?» e si addice particolarmente allo stato della moda attuale, come ha sottolineato Angelo Flaccavento su Business of Fashion. Se non altro, visto che l’attualità sembra comparire sulle passerelle solo in forma di slogan o cappelli (come i Pussy Hat visti da Missoni), è una domanda che si finisce per applicare alla moda stessa, in un momento in cui Milano si trova al punto di decidere cosa fare di questo suo grande futuro post-Expo.

Gucci Alternative Views - Milan Fashion Week Fall/Winter 2017/18

Milano è borghese, Milano è commerciale, Milano è dove si fa il business, Milano è solida, Milano è noiosa: sono tutte cose sentite, scritte e lette innumerevoli volte e se almeno a questo giro ci è stato risparmiata la solita guerra sul calendario, è interessante notare come qualcosa stia lentamente succedendo sul fronte dei marchi più giovani o direttamente emergenti. Al Fashion Hub Market di piazza Gae Aulenti, per esempio, 15 nuovi brand hanno avuto un luogo, interamente finanziato dalla Camera della moda, dove poter incontrare stampa e buyer mentre la Mercedes-Benz Fashion Week, che organizza le settimane della moda di Berlino e Tbilisi fra le altre, ha spostato da Londra a Milano il suo programma International Designer Exchange, che permette a un designer asiatico di sfilare in Europa e a uno europeo di sfilare in Asia: questa volta è toccato alla cinese Angel Chen.

Sempre la Camera della moda ha messo a disposizione nuovi spot come quello di via Olona, dove hanno sfilato nomi conosciuti come Vivetta e Lucio Vanotti ma anche newcomers come Situationist (marchio georgiano selezionato dal White, la fiera di accessori che si svolge in via Tortona) e Ricostru, che a settembre aveva presentato la sua collezione all’Armani/Teatro su invito di Giorgio Armani, il quale per questa stagione, sempre con il supporto di Vogue Italia, ha scelto un altro designer cinese, Xu Zhi, diplomato alla Central Saint Martins di Londra e finalista del LVMH Prize. Come ha raccontato lo stesso Zhi a Osman Ahmed di BoF, «Milano ha ancora molto da fare per potersi paragonare a Londra come punto di riferimento dei nuovi talenti. Essere nella Designer Showrooms di Londra – l’equivalente del Fashion Hub Market – ci ha permesso di vendere le nostre cose a Dover Street Market e Opening Ceremony e di iniziare delle trattative con Neiman Marcus e Barneys. Al Fashion Hub di Milano avevo chiuso un accordo con un solo buyer».

FASHION-ITALY-WOMEN-PRADA

A bilanciare una visibilità ancora carente, però, c’è un altro fattore che potrebbe fare di Milano un laboratorio estremamente interessante per i nuovi marchi: quello dell’accesso diretto alla produzione tramite fiere come Milano Unica, come la sopracitata Angel Chen ha spiegato allo stesso Ahmed: «Sono stata tre giorni a Milano Unica e ho incontrato molti produttori che collaborano con grandi brand. Ho mostrato loro il mio lavoro e molti erano entusiasti di collaborare con me». Creare un canale di comunicazione fra giovani creatori di moda e la nostra impareggiabile catena produttiva, praticamente inesistente altrove, sarebbe un enorme punto a favore della fashion week milanese. Così come sarebbe auspicabile un programma di promozione delle scuole, ma quello dell’università della moda in Italia è un discorso ben più ampio di una semplice sfilata.

Sia ben chiaro, le collezioni per l’Autunno Inverno 2017-18 viste negli scorsi giorni a Milano erano tutt’altro che brutte, anzi. C’è stato il debutto di Francesco Risso da Marni, per esempio, sul quale i critici hanno applicato una saggia sospensione del giudizio con la speranza che il designer abbia modo di esprimersi ed emanciparsi dalle sue precedenti esperienze. C’è stata una collezione molto politica di Miuccia Prada, arrabbiata e in qualche modo consolatoria per chi è orfano della voce di Prada. C’è stata anche la prima modella in hijab, Halima Adem, sulla passerella di Max Mara. Inutile negarlo, però, ancora c’è da lavorare sul fronte della diversità del casting (come Decla Eytan aveva sottolineato nella nostra intervista), sull’apertura a nuovi modelli di bellezza e sulla più generale rappresentazione femminile nell’immaginario degli stilisti italiani; motivo in più per cui trovare voci alternative diventerà fondamentale per la Milano del futuro.

Immagini dalle sfilate di Gucci (in bianco e nero) e Prada (a colori) (Getty Images).
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