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05:00 domenica 5 aprile 2026
Il primo problema che gli astronauti della missione Artemis II hanno dovuto risolvete è stato il bagno rotto Lo Universal Waste Management System della navicella Orion ha avuto un problema poco dopo aver raggiunto l'orbita terrestre. Per fortuna, l'astronauta Cristina Koch è riuscita a ripararlo, autonominandosi «idraulica dello spazio».
Trovatevi qualcuno che vi guardi come Kim Jong-un guarda le sue forze speciali che svolgono insensate e dolorosissime prove di forza Le prodezze dei soldati nordcoreani sono diventate ovviamente virali, tra pile di mattoni frantumate a panciate e grandi sorrisi rivolti al leader supremo.
La prima immagine del nuovo film di Bong Joon-ho non sembra per niente un film di Bong Joon-ho Il film si intitola Ally e ha una protagonista così carina e paciosa che molti non riescono a credere che venga dalla stessa mente che ha pensato Parasite.
Giuseppe Alfarano di Camini (RC) passerà alla storia come il primo sindaco italiano dimessosi perché nel suo Comune ci sono troppi cani randagi Il sindaco ha lasciato la carica dopo aver provato personalmente a risolvere la questione. Ma alla fine si è dovuto arrendere e ha parlato di «abbandono istituzionale».
Kristoffer Borgli, il regista di The Drama, è finito nei guai per un vecchio saggio in cui raccontava la sua relazione con una ragazza 17enne È riemerso su Reddit un testo del regista in cui raccontava in chiave positiva la sua relazione con un'adolescente, paragonandosi anche a Woody Allen.
Una ricerca ha dimostrato che le persone che più amano il gergo “aziendalese” sono anche quelle che sul lavoro prendono le decisioni più sbagliate L'università di Cornell ha dimostrato che chi si fa "sedurre" dall'iperbolico corporate speak non ha grandi capacità strategiche e di analisi.
Le correzioni di Jonathan Franzen diventerà una serie Netflix con protagonista Meryl Streep L'adattamento sarà a cura dello stesso Franzen, che della serie sarà anche produttore esecutivo assieme a Streep.
Durante la sua visita di Stato in Giappone, Macron ha ricevuto in regalo un disegno di Porco rosso autografato da Hayao Miyazaki (e ha fatto anche la Kamehameha di Goku assieme a Sanae Takaichi) Miyazaki, oltre alla sua firma, sul disegno ha lasciato anche un breve ma chiaro messaggio: «Insieme difendiamo la pace».

I marchi che sono falliti nell’ultimo decennio

13 Dicembre 2019

Nell’ultimo decennio abbiamo assistito a cambiamenti profondi che hanno attraversato diverse industrie, da quella dell’intrattenimento televisivo e cinematografico alla musica – modificate per sempre dall’avvento dello streaming – a quella della moda, che ha molto faticato per adeguarsi ai ritmi imposti dal digitale. Così negli ultimi dieci anni molti marchi popolarissimi, che avevano alle spalle una lunga storia di successo, hanno dapprima incontrato periodi di buio e difficoltà, per poi fallire definitivamente in quella che è stata definita “l’Apocalisse del retail”. Vox ha stilato un elenco dei marchi americani che hanno smesso di esistere nel corso di questi dieci anni.

Tra i primi c’è American Apparel, che ha conquistato il cuore degli adolescenti con le sue campagne pubblicitarie politicamente scorrette, e che dal 2008 ha iniziato a registrare perdite per milioni di dollari. È fallita nel maggio del 2017, dopo una brutta storia che aveva coinvolto il fondatore Dov Charney. «Potevo sempre andare da American Apparel e prendere tutto ciò di cui avevo bisogno», scrive Emily Gould. «I modelli e gli impiegati del negozio emanavano una sensualità porno anni ’70, con calzettoni a righe e pantaloncini da corsa, che sembrava in qualche modo innocente. È una cosa che mi manca ogni giorno». Sono falliti anche Avenue con il suo «abbigliamento troppo eccentrico», il marchio californiano di fast fashion Charlotte Russe, la catena di grandi magazzini Bon-Ton, la Columbia Record House specializzata nella vendita di cassette e apparecchi musicali e la società rivenditrice di libri e musica Borders e la catena di scarpe Payless.

Nulla racconta meglio la fine di un’epoca, però, che la parabola di Blockbuster. Il colosso americano del noleggio di VHS e DVD, leader mondiale negli anni Novanta e fino ai primi del Duemila, ha dichiarato fallimento nel 2010. Il marchio aveva migliaia di punti vendita nel mondo, ma oggi ne è rimasto solo uno, a Bend, anonima cittadina di 50 mila anime dell’Oregon. «Come tutti gli altri, avevo più o meno smesso di recarmi da Blockbuster molto prima che la società dichiarasse bancarotta», scrive Linsday King Miller. «Tuttavia, quando mi sono resa conto che al suo posto avrebbe aperto un gigantesco negozio di telefonia e new tech, mi è venuto da piangere». Alla lista si potrebbe aggiungere Forever21, che ha dichiarato bancarotta lo scorso settembre.

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