I licenziamenti di massa dovuti all'AI sono già iniziati e hanno anche un nome: mega layoff. Quello che manca è un piano per proteggere i lavoratori dagli effetti della supposta Quarta Rivoluzione Industriale.
Nonostante le aziende ci stiano investendo miliardi, non c’è ancora nessuna prova scientifica che l’AI sia più efficiente e conveniente del lavoro umano
Nonostante investimenti che sfiorano già i mille miliardi di dollari, nessuna ricerca scientifica ha ancora dimostrato che le macchine costano meno degli uomini.
Le grandi aziende tecnologiche stanno licenziando decine di migliaia di dipendenti, giustificando la decisione con l’inevitabile transizione verso l’AI. Eppure, nonostante investimenti che sono già arrivato attorno ai mille miliardi di dollari, il conto economico non torna. Uno studio del MIT rivela che l’automazione è oggi economicamente sostenibile solo nel 23 per cento dei lavori basati sulla visione di un’azienda che vorrebbe solo dipendenti AI. Nel restante 77 per cento l’essere umano resta nettamente la scelta più conveniente. E quindi, per il momento, le aziende che si muovono in direzione ostinata e contraria verso questa nuova forma di automazione stanno tagliando posti di lavoro per finanziare investimenti in agenti AI che, alla prova dei fatti, costano molto di più rispetto ai lavoratori che vanno a sostituire.
Questa discrepanza tra aspettative di risparmio e cruda realtà si riflette anche nei bilanci aziendali, andati letteralmente in fumo di fronte ai costi dell’infrastruttura. Dirigenti di Nvidia (Bryan Catanzaro, Vice President of Applied Deep Learning) e di Uber (Praveen Neppalli Naga, Chief Technology Officer) hanno confermato a Fortune che la spesa per le AI supera di gran lunga quella per il personale. Secondo Morgan Stanley, le Big Tech spenderanno quest’anno 740 miliardi di dollari in hardware e server, una corsa all’oro che l’agenzia di consulenza McKinsey stima raggiungerà i 5,2 trilioni entro il 2030. Gli attuali modelli di abbonamento a tariffa fissa non riescono a coprire i costi dell’energia e dei data center, costringendo il settore a operare in perdita e spingendo le tariffe dei software in un costante rialzo.
Affinché l’AI diventi davvero redditizia come “forza lavoro”, il mercato dovrà attraversare una trasformazione radicale. Gli analisti di Gartner prevedono che, entro i prossimi quattro anni, il costo dell’inferenza (il processo con cui i grandi modelli linguistici analizzano i dati) crollerà di oltre il 90 per cento, accompagnato da un necessario passaggio verso tariffe basate sull’effettivo utilizzo dell’AI. Ma la vera svolta non sarà puramente finanziaria: per giustificare la sostituzione dei lavoratori, la tecnologia dovrà dimostrare di poter funzionare senza la costante (e costosa) supervisione umana. Solo quando l’AI eliminerà le allucinazioni e diventerà prevedibile, cioè davvero affidabile, si trasformerà da dispendioso esperimento a reale alternativa al lavoro umano. E magari a quel punto potremo chiederlo cosa fare con tutte le persone che hanno perso il lavoro per colpa sua.