Settecento tra i collaboratori più prolifici ed esperti stanno minacciano lo sciopero, in solidarietà con dei colleghi licenziati dalla Fondazione che gestisce l'enciclopedia.
La nuova impresa di Peter Thiel è una start up AI che aiuta i ricchi a querelare i giornalisti
Si chiama Objection.ai e per una cifra che va da un minimo di 2 mila a un massimo di 15 mila dollari permette di smentire un articolo e denunciare un giornalista.
Il motto del Washington Post recita “Democracy dies in darkness”. Oggi, se a questa oscurità dovessimo dare un nome e un volto, sarebbero quelli di Peter Thiel. O forse di Aron D’Souza, l’imprenditore che con i soldi di Thiel ha lanciato Objection.ai, una startup di intelligenza artificiale, finanziata da Thiel e altri miliardari come lui, che permetterà a Thiele e altri miliardari come lui di prendere di mira i giornalisti che pubblicano articoli a loro sgraditi. È stata lanciata il mese scorso come piattaforma a pagamento e per i suoi servizi chiede un minimo di 2 mila dollari per uso, fino a un massimo di 15 mila dollari per uso.
Come scrive Novara Media, Objection.ai è stato presentato come uno strumento che «permette a chiunque di combattere la stampa come la combatte un miliardario» e funziona così: dopo aver pagato, un team di investigatori umani esamina il pezzo segnalato e sottopone le proprie conclusioni a una «giuria» di modelli linguistici (OpenAI, Anthropic, xAI, Gemini) che pubblica un verdetto sulla “querelabilità” del lavoro. I singoli giornalisti vengono inseriti in una classifica stilata in base a criteri come attendibilità, rettifiche a cui sono stati costretti nella loro carriera e coinvolgimento in causa o procedimenti disciplinare. Se il giornalista non si difende dalle accuse mosse dall’AI (speriamo almeno riceva una notifica), il verdetto viene emesso e pubblicato online, la querela viene intentata, senza attendere riscontri o risposte.
La piattaforma considera le notizie con fonti anonime come meno affidabili e mette le segnalazioni di informatori quasi in fondo al suo sistema di classificazione, che è esattamente il contrario di come funziona il giornalismo d’interesse pubblico, che esiste perché chi conosce gli illeciti spesso non può permettersi di essere identificato e parla con i giornalisti a condizione di rimanere anonimo (e quindi protetto). Objection.ai arriva in un momento in uno dei momenti peggiori della storia recente del giornalismo. L’anno scorso sono stati uccisi 129 giornalisti, fotografi, cameramen e operatori dei media, il numero più alto da quando il Comitato per la protezione dei giornalisti ha iniziato a registrare i dati più di trent’anni fa. Un numero record di giornalisti è in carcere in tutto il mondo. I nuovi oligarchi stanno intensificando l’uso delle querele temerarie (querele con quasi nessun fondamento giuridico che chiedono risarcimenti esagerati) per intimorire il giornalismo d’interesse pubblico e punire i critici prima ancora che un articolo esca.
In questo contesto, una piattaforma che permette di intentare una causa contro un giornalista per 2 mila dollari, con un verdetto pubblicato online senza che l’interessato abbia il tempo e i mezzi per difendersi, non è uno strumento di protezione ma l’ennesima forma di intimidazione. Con un’interfaccia user friendly, però.