È parte di una campagna per contrastare la denatalità e informare su salute riproduttiva e sessuale. Ma in molti l'hanno accolta abbastanza male.
Un uomo ha tentato di far evadere dal carcere Luigi Mangione usando un forchettone da barbecue e una rotella tagliapizza
L'improbabile colpo tentato da un ex pizzaiolo noto alle autorità si è concluso con la sua incarcerazione nella stessa prigione di Mangione.
Un uomo si è presentato nel carcere federale Metropolitan Detention Center di Brooklyn fingendosi un agente dell’FBI, armato di una rotella tagliapizza e un forchettone da barbecue. Voleva tentare di far uscire dal carcere Luigi Mangione, il ventisettenne accusato dell’omicidio del Ceo di UnitedHealthcare Brian Thompson. A riportare questo surreale e bizzarro tentativo di fuga è il New York Times, citando documenti giudiziari e fonti investigative.
L’autore del bislacco gesto si chiama Mark Anderson, ha 36 anni, ex pizzaiolo originario di Mankato, Minnesota, già noto alle autorità sin dall’adolescenza per aver commesso piccoli reati. Lo scorso mercoledì Anderson si è presentato al Metropolitan Detention Center di Brooklyn, il celebre carcere federale dove è detenuto Mangione (assieme a tutti gli altri detenuti più famosi del mondo), dicendo alle guardie di essere un agente dell’FBI e di avere un ordine firmato da un giudice che autorizzava il rilascio di un notissimo detenuto. Quando gli agenti penitenziari gli hanno chiesto di mostrare le credenziali ufficiali, Anderson ha mostrato solo la patente di guida e ha affermato di avere armi nella borsa, che si sono poi rivelati i due utensili da cucina. Secondo le autorità, la rotella tagliapizza era stata affilata in modo rudimentale per trasformarla in una piccola lama e poi nascosta tra oggetti apparentemente innocui.
Come prevedibile, lo sconclusionato piano è stato scoperto prima che potesse avere conseguenze concrete e l’uomo è stato arrestato con l’accusa di aver tentato di favorire un’evasione. Durante l’udienza di convalida dell’arresto Anderson è apparso confuso e agitato, mentre insisteva con il giudice che Mangione dovesse essere rilasciato in quanto eroe e simbolo del popolo contro il sistema. L’uomo è stato anche accusato di aver impersonato un agente federale (crimine per cui la pena può arrivare fino a tre anni di carcere) e, ironia della sorte, è stato rinchiuso nella stessa struttura del prigioniero che voleva liberare.
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