Il film, prodotto da A24, è ambientato nell'estate del 1975 a Provincetown (Massachusetts), in un momento che si rivelò formativo per il futuro chef.
È in lavorazione un film sulla storia di C’era una volta in America di Sergio Leone
«È la storia di un uomo che ci ha messo 15 anni a fare un film e che finché non ci è riuscito non ha fatto nient'altro. Tutto raccontato con l'ironia di mio padre», ha detto Raffaella Leone, figlia di Sergio e produttrice del film.
Se il 2025 ci ha regalato la storia di come venne realizzato Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard, raccontata attraverso gli occhi di Richard Linklater in Nouvelle Vague, ora è il momento di conoscere quella di un altro film che ha fatto la storia della settima arte.
Il Leone Film Group ha annunciato un ambizioso progetto che punta a ricostruire l’odissea creativa di Sergio Leone per la realizzazione del suo capolavoro, C’era una volta in America. A dirigere saranno i registi Giuseppe Stasi e Giancarlo Fontana (autori di The Bad Guy per Amazon prime Video), che scriveranno la sceneggiatura insieme a Ludovica Rampoldi e Davide Serino. Più che un biopic, il film si preannuncia come il racconto di un’impresa durata 15 anni, segnata dall’instancabile determinazione di un uomo che ha inseguito un sogno professionale, rifiutandosi di fare qualsiasi cosa che non fosse inseguire quel sogno. Come scrive Variety, a guidare la produzione è Raffaella Leone, figlia del maestro, insieme a Leonardo Maria Del Vecchio, (che detiene il 19 per cento delle quote di Leone Film Group). Leone ha detto che il film è «sostanzialmente la storia di un uomo che per tutta la vita insegue un sogno. O meglio, è la storia di un uomo che ci ha messo 15 anni a fare un film e che finché non ci è riuscito non ha fatto nient’altro. E tutto è raccontato con l’ironia di mio padre».
Il film attraverserà diversi periodi storici – a partire dall’infanzia di Leone – e sarà ambientato a Roma, New York, Los Angeles, Parigi e Cannes. Sarà proprio Cannes l’incipit della narrazione, con l’incontro fatidico tra Leone e il produttore Arnon Milchan e la leggendaria, seppur inizialmente discussa, premiere del 1984, che avrebbe cambiato per sempre la storia del cinema.
Per la seconda volta consecutiva, la Santa Sede ha allestito uno dei padiglioni più belli della Biennale: Alexander Kluge, Brian Eno,, Caterina Barbieri, Devonté Hynes, FKA Twigs, Jim Jarmusch, Kali Malone, Patti Smith (tra gli altri) espongono tutti qui.
In particolare, il regista voleva che le protagoniste del suo Bucking Fastard, Rooney e Kate Mara, potessero vincere il premio per la Miglior attrice.