Si chiama El Niño, è un innalzamento della temperatura dell'oceano e potrebbe avere conseguenze apocalittiche in tutto il mondo.
Secondo una ricerca scientifica dovremmo andare in ferie ogni due mesi per “guarire” davvero dalla stanchezza e dallo stress del lavoro
Anche per pochi giorni, in un posto vicino, spendendo il minimo indispensabile. L'importante è allontanarsi dal lavoro più spesso di quanto facciamo adesso.
Lavoratori di tutto il mondo, unitevi attorno a due obiettivi: ottenere l’accorciamento della settimana lavorativa e l’aumento dei giorni di ferie pagate. Al primo obiettivo ci stanno già lavorando tante persone in tanti Paesi del mondo (in Italia, ovviamente, siamo in grave ritardo, come su tutto ciò che è politica del lavoro), al secondo bisogna iniziare a dedicarsi.
Un buon punto di partenza per introdurre la questione dell’aumento dei giorni di ferie pagate nel dibattito pubblico potrebbe essere una ricerca intitolata “Maximizing Recovery: The Superiority of Frequent Vacations for Well-Being and Performance“. Pubblicata nel luglio dello scorso anno e firmata dall’oncologo Eelvaraj Giridharan e dalla psichiatra Bhuvana Pandivan, la ricerca dimostra in maniera piuttosto convincete che facciamo pochissimi giorni di ferie rispetto a quelli che la scienza suggerisce. Quanti giorni di ferie la scienza suggerisce? Un numero preciso non c’è, in realtà: possono essere anche pochi giorni alla volta, un fine settimana di vacanza, il cosiddetto weekendino che può anche essere un “infrasettimanalino”, l’importante è farlo ogni due mesi almeno. Non conta partire e andare lontano, organizzare viaggi e itinerari: basta fare il minimo indispensabile, la cosa più semplice nel posto più vicino al costo più basso (anche perché per la stragrandissima maggioranza delle persone non esiste alternativa). L’importante è allontanarsi dal lavoro più spesso di quanto non facciamo adesso.
È un’altra conferma che il modello al quale aderiamo tutti adesso, almeno in Italia e in Europa, di concentrare quasi tutti i nostri giorni di ferie in estate e molto spesso nel mese di agosto non è più funzionale (se mai lo è stato). Per una questione economica, ovviamente, ma anche per gli effetti che questo modello ha sul corpo e sulla mente di un lavoratore: aspettare tutto l’anno per fare una, due o tre settimane – nella migliore e sempre più rara delle ipotesi – di vacanza non basta a “guarire” corpo e mente dalla stanchezza accumulata in un anno di lavoro. Certo, agli autori della ricerca non sfugge il fatto che, stando ai risultati della stessa, bisognerebbe radicalmente riformazione, se non proprio rivoluzionare, il modo in cui lavoriamo. «Enfatizziamo come delle vacanze a cadenza regolare facilitino il recupero e migliorino il benessere, riducendo così lo stress e aumentando le prestazioni. Promuoviamo l’integrazione di pause frequenti nella cultura lavorativa attraverso strategie pratiche sia per gli individui che per le aziende. Questa analisi invita ricercatori, professionisti e politici a riconsiderare la pianificazione delle vacanze e a esplorare i vantaggi di vacanze più frequenti», ha scritto l’autore dello studio Selvaraj Giridharan.
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