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05:35 venerdì 11 settembre 2026
I Muse hanno dovuto cambiare nome utente su Instagram perché Muse ora è il nome del nuovo assistente AI di Meta La band è stata costretta ad abbandonare @Muse e accontentarsi di @Musetheband, perché l'AI, evidentemente, conta più della band.
Un’inchiesta di Haaretz sul 7 ottobre 2023 è valsa al giornale una querela di Benjamin Netanyahu in persona Il giornale sostiene che Netanyahu non prese alcuna iniziativa nonostante fosse stato avvertito di un imminente attentato di Hamas pochi giorni prima del 7 ottobre.
Il crossover tra A24 e Dior sembra strano ma in realtà ha perfettamente senso sia per A24 che per Dior Per i prossimi due anni il brand diverrà main partner del Cherry Lane Theatre di New York, istituzione centenaria acquisita da A24 nel 2023
Il nuovo corto di Maison Margiela sembra il trailer di un film di Dario Argento Si chiama Anonymity e ricorda molto Suspiria, sia per alcune scene che per la colonna sonora che cita le musiche dei Goblin.
Mamdani ha reso pubbliche 170 mila pagine di report, dichiarazioni e indagini sulla qualità dell’aria dopo l’attentato alle Torri Gemelle Quattro amministrazioni comunali diverse hanno tenuto quelle carte fuori dalla portata del pubblico, del Congresso e del consiglio comunale, mentre i funzionari continuavano a definire l'aria sicura e accettabile. Ora sono consultabili online.
Per la prima volta un’AI ha progettato virus mai esistiti in natura e perfettamente replicabili in laboratorio Una scoperta potenzialmente molto utile per la medicina ma con dei lati inquietanti, per via delle possibili applicazioni dei virus come armi biologiche.
Presto potremo ascoltare l’ultimo brano inedito di Gino Paoli: l’avrebbe dovuto cantare con Ornella Vanoni Si chiama "Quando ti rivedrò", farà parte della nuova edizione di Appunti di un lungo viaggio, nel catalogo Sugar, e uscirà il 23 settembre nella notte tra i compleanni di Ornella Vanoni e Gino Paoli.
Il documentario di Paul Thomas Anderson sul concerto di Cameron Winter alla Carnegie Hall arriverà in streaming su Mubi Per il momento non c'è ancora una data d'uscita ufficiale, però. Sappiamo solo che il film lo potremo vedere nel 2027.

La bella e la bestia

Nell'ultimo reboot lui non è deforme, è un uomo che si arrabbia. L'aggressività maschile è un tratto ostile, la missione della donna è redimere.

01 Ottobre 2012

Il ciclo delle notizie 24/7 ci permette di dimenticare tutto quello che scopriamo, quasi nello stesso momento in cui lo scopriamo.

Alcuni giorni fa – quanti? diciassette? – il cantante Chris Brown, quello che ha mandato all’ospedale Rihanna a forza di botte, si è fatto vedere in pubblico con un tatuaggio sul collo, un tatuaggio che sembra il viso di una donna picchiata, tutta nera e gialla. Il resto è stato molto prevedibile. Ci si indigna, per trenta secondi, si twitta una manciata di commenti pop-sociologici da metà pomeriggio, e si dimentica. Si passa avanti, cullati nella memoria del pesce rosso per cui nulla è rilevante e non è mai troppo presto per scherzarci sopra; si attende fiduciosi la prossima uscita di Chris Brown. Intitolare il prossimo album “L’eterna lotta tra il Male e il Peggio”, magari, oppure osservare lui e Rihanna mentre ammettono, tra andar di gomiti e risatine, che in realtà non era vero niente, e gli ultimi quattro anni sono stati una lunga burla in stile Amityville Horror, giusto per vedere chi tra noi versava più lacrime.

Il rischio dell’impermanenza è una realtà. Le storie non invecchiano; le storie spariscono nell’arco di un giorno. Allora l’attenzione di chi decide cosa è importante sul tempo medio, da cosa si può trarre denaro, resterà incollata sulle cosiddette storie senza tempo; i paradigmi più solidi nella loro prevedibilità – prima lei dice (x), poi lui dice (y), ora baciatevi – , le cose vecchie di pessimo gusto. Le fiabe.

Questo era il mio modo per dirti che abbiamo trenta nuove versioni di La Bella e la Bestia in lavorazione.

La prima in ordine di arrivo è una serie televisiva, Beauty and the Beast, prodotta dal canale americano che ci ha dato dieci stagioni di Smallville. Ne possiamo già vedere cinque minuti, tanto per avere un’idea di cosa ci aspetta, se decidessimo di prestarle attenzione.

Forza. Guardali, poi torni qui e parliamo.

Considerazioni del pre-partita:

1. In questo mondo narrativo ci viene chiesto di accettare che una faccia maschile sia considerata mostruosa perché ha una cicatrice, là dove un modello con una cicatrice in faccia che dice «non sono più umano!» resterà sempre un modello con una cicatrice in faccia.

2. Potrei sbagliarmi, ma questi stavano cercando di fare Hulk. Restando, verosimilmente, col cerino in mano, arrivando sul mercato delle storie diversi mesi dopo che The Avengers ha bruciato milioni di uomini e donne con la stessa intensità. Tutti entrati al cinema pensando ad altro, tutti usciti con la consapevolezza che Bruce Banner era uno di noi, e che nulla incarnava meglio un certo livello di intensità – maschile e femminile – rispetto a quell’alzata di spalle, alla frase «…io sono sempre arrabbiato».

3. “Repellenza”, “bestialità”, “animalità” = “eroe senza macchia, a parte qualche difficoltà con il controllo della forza”. Questa è la nuova traduzione della favola: il comportamento che ti spinge ai margini della società, che fa di te un reietto indesiderabile salvo makeover complessivo della personalità (perché il senso ultimo è quello, avanti) si riassume nella frase “a volte mi arrabbio”.

4. Si comincia così e si finisce a dire che la penetrazione è sempre violenza. Io ti ho avvisato.

Gli aggiornamenti “moderni” al mito di Bella e Bestia, in senso letterario, sono partiti molto prima. A fine anni Settanta, la romanziera Robin McKinley metteva al centro della storia l’assenza di autostima da parte di Bella, che vedeva se stessa come una specie di scherzo mal riuscito, e la maturazione emotiva di lei era la vera chiave del meccanismo innamoramento – liberazione – matrimonio in bianco. (Di lì a breve, Anne Rice sotto pseudonimo avrebbe riscritto la Bella Addormentata in chiave feticista. No, lungo discorso.) Pochi anni fa era arrivata la versione per adolescenti – Beastly – dove il narratore era la Bestia, un ragazzo ricco punito per la sua superficialità; ne è stato tratto un film, dove l’unico elemento che denota uno sforzo da parte di chi l’ha realizzato è proprio la cura riservata alla trasformazione fisica del personaggio, il marchio reale dell’indesiderabilità. Se il personaggio è ossessionato dal dominare esteticamente il suo mondo di partenza, e per diritto di nascita lui ha una faccia da stupratore seriale di LawOrder, la maledizione ne farà un freak coperto di tatuaggi e metallo, e lui davvero si vedrà come “un mostro”.

Nei fatti, comunque, l’unica riscrittura della fiaba che tutti conoscono è il cartone animato, di cui, però, tutti tendono a ricordarsi soltanto gli sgabelli che ballano per conto loro, e il cattivo di turno, Gaston. Ecco, fantastico. Persino la Disney tirava una linea tra “aggressivo e idiota, causa persa” e “aggressivo sensibilmente meno idiota, possibile principe azzurro”. Per altri, la coppia di riferimento è quella del telefilm del 1987, meno presente nella memoria di oggi, dove Bestia è un coltissimo e tormentato uomo-gatto , costretto a vivere sottoterra per nascondere la sua deformità. Ammira un efficace riepilogo della serie, e sappi che non è tendenzioso. Gli anni Ottanta erano tutti così. Negli anni Ottanta c’è stato il video di Self Control.

E con questo torniamo all’uomo che si arrabbia. Il mostro.

Il primo assaggio del nuovo mito arriva dentro la pelle di una serie TV di cui troppe persone che conosciamo non si perderanno neppure una puntata, vuoi per il fenomeno conosciuto come hate-watching (magari ci torniamo nelle prossime settimane? forse?) vuoi per il potenziale ipnotico del mettersi davanti a un’opera fallita in ogni frammento di unghia. Tutte le altre versioni in lavorazione punteranno su aggressività = pericolo? Pienamente probabile. Oggi, sul mercato delle fantasie, l’aggressività è la nuova bruttezza; la forza maschile è un tratto ostile, negativissimo, da cancellare con una passata di gommapane, per fare della belva un compagno zuccheroso.

Ora, è difficile dire che l’aggressività è un tratto estremamente positivo e desiderabile in un uomo senza essere accusata di stare facendo l’apologia della violenza domestica, ma nessuna donna dotata di minimo istinto di auto-conservazione arriverebbe a dire «prendere una donna mentre lei è ubriaca / dorme non significa davvero commettere un abuso» senza sputare al proprio riflesso nello specchio del mattino dopo. Lasciamo stare, per oggi. D’altro lato: trenta secondi su YouTube mi confermano che, in modo farsesco o terribilmente serio, qualsiasi conflitto tra personaggi immaginari sta venendo riscritto e ricucito in modo da trasportarlo nell’universo alternativo di Bella e Bestia. (Mia sorella mi ha passato questo, ad esempio. Abbiamo sempre qualcosa di cui parlare la domenica.) E molti di questi giochetti sono migliori delle vere riscritture, dei veri aggiornamenti al mondo contemporaneo. Ma rimangono passatempi di nicchia. Cose fatte quasi col fiato sospeso, chiedendo scusa dell’occasionale buon gusto dimostrato. La linea è altrove.

Mi dispiace di dare peso a Twilight, e pure tanto, ma è tutto reale, la linea è reale: Twilight non ha solo dato nuova forza a un filone di narrativa rosa; Twilight ha legittimato l’equivalenza “fantasia femminile” = “lui è ricco ma problematico; salvalo con la purezza del tuo amore”. (Lo stesso discorso è alla base di Cinquanta sfumature di grigio, la versione spacciata per pornografica di Twilight.) Anche tralasciando il fatto che da consumatrice, con il minimo potere che mi è dato, io mi orienterò sempre verso il Team Cugina Zoccolona e il Team Baciatevi Subito, la linea resta. La linea, di me e di te, se ne frega. Tutti i personaggi maschili devono essere de-ungulati e messi al guinzaglio perché possano essere definiti “buoni partner”; tutti i Ryan Gosling devono diventare degli Hey Girl Ryan Gosling.

Sono soltanto delle innocue scemenze favolistiche, queste? Sicura? Non hanno nessuna conseguenza reale su chi sceglie di arredarsi l’esistenza con simili materiali culturali? Sono solo delle cose per ragazze, assorbite e smaltite in un pomeriggio, senza pensarci più, o si riflettono via via sui nostri comportamenti, sui comportamenti maschili? E cosa è peggio: che abbiano un effetto su di noi, o che ce l’abbiano su di loro?

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