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21:55 venerdì 2 ottobre 2026
Le case editrici e le tipografie ucraine sono diventate uno degli obiettivi più colpiti dall’esercito russo Una vera e propria strategia, ormai. Tanto che in questi attacchi è andato distrutto un terzo dei libri stampati in Ucraina nel corso dell'anno.
È uscito un videogioco in cui l’unica cosa da fare è andare a un rave illegale e ballare tutta la notte Si chiama Afters, è gratuito e lo ha realizzato un game designer a cui l'idea è venuta dopo una notte passata tutta a ballare a un rave illegale.
La cosa incredibile di questa crisi energetica è che tutti sapevano che prima o poi sarebbe arrivata, perché tutti sapevano che le scorte di petrolio prima o poi sarebbero finite Ed evidentemente nessuno è riuscito a fare nulla per evitare lo scenario peggiore. Che è quello che stiamo vivendo in questi giorni.
Tilda Swinton ha scritto un’autobiografia, ma siccome non voleva fare la solita autobiografia ha deciso di raccontare la sua vita attraverso gli oggetti che ama Si intitola Material Evidence, uscirà nel 2028 e al suo interno ci saranno: un abito da battesimo, una lettera, una gamba di legno, una felpa, una matassa di seta da ricamo, una fotografia, una vita intera.
Per lanciare il loro nuovo album i Fontaines D.C. hanno organizzato dei listening party nei negozi di dischi indipendenti di tutto il mondo e l’Italia è uno dei Paesi in cui ce ne saranno di più Saranno ben 22 e si terranno tutti l'8 ottobre, sparsi dalla Liguria alla Sicilia e molti in "provincia", dentro negozi che sono pezzi di storia delle città.
La storia del Bosco Ospizio di Reggio Emilia, abbattuto per far posto anche a un supermercato, è molto più complicata e preoccupante di come la si sta raccontando Perché oltre al supermercato verranno costruiti anche una Casa della Comunità, una biblioteca e un polo sociale. E piantati 1350 nuovi alberi.
Negli ultimi cinque anni la Svizzera ha perso un quinto dei suoi ghiacciai Solo nel 2026 è sparito il 5,5 per cento del ghiaccio delle Alpi Svizzere. Gli scienziati parlano apertamente di «un anno catastrofico».
Esiste una mappa che raccoglie tutte le donne, militanti, scrittrici e studiose, che hanno fatto la storia dell’anarchia Si chiama Mujeres Anarquistas e al momento include sette grandi italiane: Virgilia D'Andrea, Luce Fabbri, Giovanna Berneri, Maria Roda, Tina Tomasi Ventura, Anna Maria Mozzoni e Marie Louise Berneri.

La bella e la bestia

Nell'ultimo reboot lui non è deforme, è un uomo che si arrabbia. L'aggressività maschile è un tratto ostile, la missione della donna è redimere.

01 Ottobre 2012

Il ciclo delle notizie 24/7 ci permette di dimenticare tutto quello che scopriamo, quasi nello stesso momento in cui lo scopriamo.

Alcuni giorni fa – quanti? diciassette? – il cantante Chris Brown, quello che ha mandato all’ospedale Rihanna a forza di botte, si è fatto vedere in pubblico con un tatuaggio sul collo, un tatuaggio che sembra il viso di una donna picchiata, tutta nera e gialla. Il resto è stato molto prevedibile. Ci si indigna, per trenta secondi, si twitta una manciata di commenti pop-sociologici da metà pomeriggio, e si dimentica. Si passa avanti, cullati nella memoria del pesce rosso per cui nulla è rilevante e non è mai troppo presto per scherzarci sopra; si attende fiduciosi la prossima uscita di Chris Brown. Intitolare il prossimo album “L’eterna lotta tra il Male e il Peggio”, magari, oppure osservare lui e Rihanna mentre ammettono, tra andar di gomiti e risatine, che in realtà non era vero niente, e gli ultimi quattro anni sono stati una lunga burla in stile Amityville Horror, giusto per vedere chi tra noi versava più lacrime.

Il rischio dell’impermanenza è una realtà. Le storie non invecchiano; le storie spariscono nell’arco di un giorno. Allora l’attenzione di chi decide cosa è importante sul tempo medio, da cosa si può trarre denaro, resterà incollata sulle cosiddette storie senza tempo; i paradigmi più solidi nella loro prevedibilità – prima lei dice (x), poi lui dice (y), ora baciatevi – , le cose vecchie di pessimo gusto. Le fiabe.

Questo era il mio modo per dirti che abbiamo trenta nuove versioni di La Bella e la Bestia in lavorazione.

La prima in ordine di arrivo è una serie televisiva, Beauty and the Beast, prodotta dal canale americano che ci ha dato dieci stagioni di Smallville. Ne possiamo già vedere cinque minuti, tanto per avere un’idea di cosa ci aspetta, se decidessimo di prestarle attenzione.

Forza. Guardali, poi torni qui e parliamo.

Considerazioni del pre-partita:

1. In questo mondo narrativo ci viene chiesto di accettare che una faccia maschile sia considerata mostruosa perché ha una cicatrice, là dove un modello con una cicatrice in faccia che dice «non sono più umano!» resterà sempre un modello con una cicatrice in faccia.

2. Potrei sbagliarmi, ma questi stavano cercando di fare Hulk. Restando, verosimilmente, col cerino in mano, arrivando sul mercato delle storie diversi mesi dopo che The Avengers ha bruciato milioni di uomini e donne con la stessa intensità. Tutti entrati al cinema pensando ad altro, tutti usciti con la consapevolezza che Bruce Banner era uno di noi, e che nulla incarnava meglio un certo livello di intensità – maschile e femminile – rispetto a quell’alzata di spalle, alla frase «…io sono sempre arrabbiato».

3. “Repellenza”, “bestialità”, “animalità” = “eroe senza macchia, a parte qualche difficoltà con il controllo della forza”. Questa è la nuova traduzione della favola: il comportamento che ti spinge ai margini della società, che fa di te un reietto indesiderabile salvo makeover complessivo della personalità (perché il senso ultimo è quello, avanti) si riassume nella frase “a volte mi arrabbio”.

4. Si comincia così e si finisce a dire che la penetrazione è sempre violenza. Io ti ho avvisato.

Gli aggiornamenti “moderni” al mito di Bella e Bestia, in senso letterario, sono partiti molto prima. A fine anni Settanta, la romanziera Robin McKinley metteva al centro della storia l’assenza di autostima da parte di Bella, che vedeva se stessa come una specie di scherzo mal riuscito, e la maturazione emotiva di lei era la vera chiave del meccanismo innamoramento – liberazione – matrimonio in bianco. (Di lì a breve, Anne Rice sotto pseudonimo avrebbe riscritto la Bella Addormentata in chiave feticista. No, lungo discorso.) Pochi anni fa era arrivata la versione per adolescenti – Beastly – dove il narratore era la Bestia, un ragazzo ricco punito per la sua superficialità; ne è stato tratto un film, dove l’unico elemento che denota uno sforzo da parte di chi l’ha realizzato è proprio la cura riservata alla trasformazione fisica del personaggio, il marchio reale dell’indesiderabilità. Se il personaggio è ossessionato dal dominare esteticamente il suo mondo di partenza, e per diritto di nascita lui ha una faccia da stupratore seriale di Law & Order, la maledizione ne farà un freak coperto di tatuaggi e metallo, e lui davvero si vedrà come “un mostro”.

Nei fatti, comunque, l’unica riscrittura della fiaba che tutti conoscono è il cartone animato, di cui, però, tutti tendono a ricordarsi soltanto gli sgabelli che ballano per conto loro, e il cattivo di turno, Gaston. Ecco, fantastico. Persino la Disney tirava una linea tra “aggressivo e idiota, causa persa” e “aggressivo sensibilmente meno idiota, possibile principe azzurro”. Per altri, la coppia di riferimento è quella del telefilm del 1987, meno presente nella memoria di oggi, dove Bestia è un coltissimo e tormentato uomo-gatto , costretto a vivere sottoterra per nascondere la sua deformità. Ammira un efficace riepilogo della serie, e sappi che non è tendenzioso. Gli anni Ottanta erano tutti così. Negli anni Ottanta c’è stato il video di Self Control.

E con questo torniamo all’uomo che si arrabbia. Il mostro.

Il primo assaggio del nuovo mito arriva dentro la pelle di una serie TV di cui troppe persone che conosciamo non si perderanno neppure una puntata, vuoi per il fenomeno conosciuto come hate-watching (magari ci torniamo nelle prossime settimane? forse?) vuoi per il potenziale ipnotico del mettersi davanti a un’opera fallita in ogni frammento di unghia. Tutte le altre versioni in lavorazione punteranno su aggressività = pericolo? Pienamente probabile. Oggi, sul mercato delle fantasie, l’aggressività è la nuova bruttezza; la forza maschile è un tratto ostile, negativissimo, da cancellare con una passata di gommapane, per fare della belva un compagno zuccheroso.

Ora, è difficile dire che l’aggressività è un tratto estremamente positivo e desiderabile in un uomo senza essere accusata di stare facendo l’apologia della violenza domestica, ma nessuna donna dotata di minimo istinto di auto-conservazione arriverebbe a dire «prendere una donna mentre lei è ubriaca / dorme non significa davvero commettere un abuso» senza sputare al proprio riflesso nello specchio del mattino dopo. Lasciamo stare, per oggi. D’altro lato: trenta secondi su YouTube mi confermano che, in modo farsesco o terribilmente serio, qualsiasi conflitto tra personaggi immaginari sta venendo riscritto e ricucito in modo da trasportarlo nell’universo alternativo di Bella e Bestia. (Mia sorella mi ha passato questo, ad esempio. Abbiamo sempre qualcosa di cui parlare la domenica.) E molti di questi giochetti sono migliori delle vere riscritture, dei veri aggiornamenti al mondo contemporaneo. Ma rimangono passatempi di nicchia. Cose fatte quasi col fiato sospeso, chiedendo scusa dell’occasionale buon gusto dimostrato. La linea è altrove.

Mi dispiace di dare peso a Twilight, e pure tanto, ma è tutto reale, la linea è reale: Twilight non ha solo dato nuova forza a un filone di narrativa rosa; Twilight ha legittimato l’equivalenza “fantasia femminile” = “lui è ricco ma problematico; salvalo con la purezza del tuo amore”. (Lo stesso discorso è alla base di Cinquanta sfumature di grigio, la versione spacciata per pornografica di Twilight.) Anche tralasciando il fatto che da consumatrice, con il minimo potere che mi è dato, io mi orienterò sempre verso il Team Cugina Zoccolona e il Team Baciatevi Subito, la linea resta. La linea, di me e di te, se ne frega. Tutti i personaggi maschili devono essere de-ungulati e messi al guinzaglio perché possano essere definiti “buoni partner”; tutti i Ryan Gosling devono diventare degli Hey Girl Ryan Gosling.

Sono soltanto delle innocue scemenze favolistiche, queste? Sicura? Non hanno nessuna conseguenza reale su chi sceglie di arredarsi l’esistenza con simili materiali culturali? Sono solo delle cose per ragazze, assorbite e smaltite in un pomeriggio, senza pensarci più, o si riflettono via via sui nostri comportamenti, sui comportamenti maschili? E cosa è peggio: che abbiano un effetto su di noi, o che ce l’abbiano su di loro?

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