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Il “No to War and Free Palestine” di Javier Bardem è diventato il momento più rivisto e commentato di questi Oscar

L'attore è salito sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles per presentare il premio al Miglior film internazionale. Ma prima ha voluto lanciare un messaggio.

16 Marzo 2026

Chi ha seguito la cerimonia degli Oscar sin dall’inizio, sin dal red carpet, già sapeva. Javier Bardem è arrivato al Dolby Theatre di Los Angeles con un piano, questo è stato immediatamente chiaro. Sul tappeto rosso si è subito fatto notare per le due grosse spille appuntate al bavero della giacca. Una era un grosso rettangolo nero, con al centro la scritta rossa “No a la guerra”. Nelle interviste che precedono la cerimonia di premiazione, Bardem ha spiegato che quella spilla – che in realtà è un toppa – è vecchissima: l’ha usata la prima nel 2003, quando vinse il Premio Goya per il Miglior attore protagonista, per protestare contro la guerra in Iraq. Ventitre anni dopo, ha detto, l’ha rimessa per protestare contro «la guerra illegale» che Stati Uniti e Israele hanno fatto scoppiare in Medio Oriente. L’altra spilla che Bardem indossava, ha spiegato lui stesso, «è un simbolo della resistenza palestinese». La spilla è un cerchietto bianco sopra il quale è disegnato Handala, personaggio inventato dal fumettista palestinese Naji al-Ali nel 1969.

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Ma sul tappeto rosso, oltre che spiegare i significati e le origini delle sue spille, Bardem ha detto un’altra cosa che ha fatto capire a molti che qualcosa, più in là nella serata, sarebbe successo. Questo è un momento in cui celebriamo i film, ha detto, inizialmente conciliante. Ma è anche un’occasione per parlare, per usare la propria voce. «Per chi vuole farlo», ha precisato, prima di allontanarsi e riprendere il cammino verso il Dolby Theatre. Si è capito cosa intendeva quando è salito sul palco per presentare il premio al Miglior film internazionale (vinto da Sentimental Value di Joachim Trier) assieme all’attrice Priyanka Chopra. Prima di iniziare la presentazione ufficiale, il breve discorso in cui si spiega ogni volta l’importanza e il significato del premio, Bardem fa una brevissima pausa, poi si avvicina al microfono e pronuncia sei parole: «No to war and Free Palestine». Dalla sala partono applausi e urla di approvazione. Dopodiché, Bardem inizia la presentazione vera e propria. La regia di Abc – l’emittente che trasmette gli Oscar in diretta negli Stati Uniti – non fa in tempo a fare nulla: le parole si sentono tutte, il volto di Bardem è bene al centro dell’inquadratura, il messaggio passa.

Considerato tutto l’impegno che l’Academy ha messo per evitare qualsivoglia polemica, il fatto che Bardem sa riuscito a salire su quel palco e a lanciare quel messaggio in quella maniera ha del miracoloso. O forse, come ha detto lui stesso, per riuscire a lanciare certi messaggi l’unica cosa necessaria è la volontà di farlo. In un’intervista a Variety fatta dopo la cerimonia, Bardem ha spiegato che per lui è importante far capire alle persone che «si può essere parte della comunità del cinema e allo stesso tempo essere dei cittadini che usano questo palcoscenico per condannare l’ingiustizia. Che, in questo caso, è il genocidio in Palestina, che prosegue ancora adesso».

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