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13:16 sabato 27 giugno 2026
CAM Sugar ha svelato delle foto mai viste prima dello studio di Ennio Morricone Sono state mostrate nella conferenza stampa di presentazione del Festival Internazionale delle Colonne Sonore, organizzato da CAM Sugar e Triennale Milano.
C’è un gioco da tavolo in cui la missione è organizzare e compiere un attentato contro Mussolini Si intitola Attento al dvce! ed è un racconto delle «gesta di poche persone, spesso sole e mal organizzate ma colme di rabbia, coraggio e soprattutto di speranza in un mondo nuovo libero dal fascismo».
Si è scoperto che Peter Thiel ha fondato una società segreta in cui le persone più ricche e potenti del mondo si ritrovano per parlare di argomenti piuttosto strani Tra gli incontri organizzati da questo curioso club figurano "Fondiamo una setta" e "Come va la tua vita sessuale?".
Per combattere l’ondata di caldo, i cinema indipendenti di Parigi hanno lanciato il Cine-clim, cioè proiezioni gratuite nelle sale con l’aria condizionata nelle ore più calde della giornata Dalle 13 alle 16, un film gratis, in una sala fresca, con precedenza a under 25, over 65, donne e persone disabili.
L’Alligator Alcatraz di Trump non è durata neanche un anno e non è servita quasi a niente Inaugurata l'1 luglio dello scorso anno, è stata chiusa e sono già iniziati i lavori per smantellarla. Tenerla aperta è costato 1 milione di dollari al giorno.
L’ultimo, ridicolo risultato del sovranismo italiano è Emma, l’AI che dà solo risposte sbagliate e deliranti E stata chiusa cinque giorni dopo il lancio e dopo aver sbagliato a rispondere a letteralmente tutte le domande che le sono state fatte.
C’è un mobile game che ti fa “collezionare” i gatti randagi che incontri per strada come i Pokémon in Pokémon Go Si chiama CatchCat e ha anche un archivio, molto simile a un Pokedex, in cui i gatti vengono classificati con statistiche e punti esperienza.
Quello che sta investendo l’Europa è un evento climatico estremo chiamato omega block Si tratta di un fronte di alta pressione intrappolato tra due di bassa pressione. In sostanza, di una "cupola" di aria calda schiacciata sul continente.

Il senso di una rivista

Un anno fa stavamo preparando il primo numero di Studio: riflessioni e bilanci

01 Febbraio 2012

Scusate se parliamo ancora di noi (intesi come persone che fanno questa rivista, ma anche come persone, voi, che la leggono), ma crediamo sia utile per stimolare una riflessione più ampia.

Un anno fa Studio non c’era. Non era uscito neanche il numero 0, c’era a malapena una redazione fisica, era il progetto di 3 o 4 di noi che alcuni partner iniziavano, sulla carta, lentamente a comprendere e in parte sposare. Generalmente, le cose che ci venivano dette erano le seguenti: è un progetto troppo ambizioso, difficile, la situazione è quella che è, i giornali di carta stanno tirando le cuoia, il mercato editoriale italiano è agonizzante, i lettori forti in Italia sono pochissimi, nessuno ha più tempo di leggere, e via discorrendo.
Tutte affermazioni che avevano, e hanno, un fondo di verità.

Vero rispondevamo noi,  aggiungendo che però noi volevamo mettere su un media che avesse la doppia velocità e consistenza fisica di un bimestrale cartaceo e di un sito quotidiano (non un quotidiano online – c’è chi li sta facendo molto bene – ma il sito di una rivista aggiornato quotidianamente); che sapevamo che il problema dei giornali spesso sono le zavorre di costi, la pigrizia nell’evolversi e il malumore e la svogliatezza che serpeggiano cupi nelle redazioni più che la morìa di lettori, che avevamo un po’ voglia di provare ad accorciare la distanza fra la naiveté dell’editoria indipendente, il modello aspirazionale forzato dei periodici di settore e l’ingessatura delle pagine culturali dei maggiori quotidiani nazionali; che eravamo coscienti che ambire ad essere cooptati per un posto fisso in un grosso gruppo per poi lottare per evitare l’effetto sabbie mobili dell’uniformarsi verso il basso è esercizio talvolta anacronistico per cui, toccato il fondo della crisi, non si poteva che provare a intraprendere, a dare scosse – microscopiche ma comunque relativamente rilevanti – a un sistema stagnante. E quindi ci si è provato.

Oggi, dopo un anno, Studio esiste, pulsa e respira; sta scavando giorno dopo giorno, come i galeotti dei film con il cucchiaino, la sua piccola ma preziosa nicchia coi pochi mezzi a sua disposizione. E sta crescendo: è scritto meglio, è disegnato meglio, ha coaugulato firme importanti, ne ha fatte crescere di nuove, si è meritato complimenti, attenzioni, critiche, polemiche. E soprattutto sta conquistando un bacino di lettori attenti, molto preparati, e giustamente molto esigenti.
Siamo ovviamente ancora all’inizio di un percorso che non so dove ci porterà, però siamo partiti. E non è poco.
Avevamo più o meno previsto tutto quello che ci è successo in questi dodici mesi, tranne due cose. Una molto bella e una un po’ meno: la prima è la grande attenzione suscitata in così poco tempo, di cui vi ringraziamo sinceramente e che non fa che aumentare in noi la consapevolezza di dover fare le cose sempre meglio; la seconda è stata la previsione sbagliata di trovarsi, un anno fa, nel punto più basso di una situazione economica e strutturale da cui si poteva solamente risalire. Piano, ma risalire.
Sbagliato, si poteva ulteriormente sprofondare. E vorticosamente, come abbiamo visto lungo tutto il 2011.
La situazione la conoscete meglio di noi, non è per niente rosea.
Soprattutto in un paese come il nostro che non ha voluto raccontarsi la verità (e che incredibilmente continua in larga parte demagogicamente a mentire a sé stesso) e cioè che il mondo stava cambiando e toccava, dolorosamente, adeguarsi. Pena, il fallimento.  Adesso siamo nella tempesta, e con essa tocca imparare a convivere, oltre che attrezzarsi per domarla.

Ma a maggior ragione sentiamo l’esigenza e il dovere di alzare lo sguardo e provare a posarlo oltre, sul futuro; che resta tutto da inventare e che non può essere lasciato senza un disegno.
Fare delle cose e immaginarsene delle altre: questo crediamo sia il nostro compito.
Alla faccia del declinismo imperante, restiamo dunque ottimisti, vigili, entusiasti e responsabili. E, ci auguriamo, in ottima compagnia. La vostra.

Dal numero 6 di Studio, ora in edicola


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