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14:33 martedì 11 agosto 2026
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.
Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.
I lavoratori dei musei di Venezia minacciano lo sciopero perché sono costretti a lavorare con 30° gradi al chiuso a causa dell’aria condizionata che funziona male o manca del tutto Una situazione così grave da portare al rischio di «spossatezza, crampi e colpi di calore» per i lavoratori, ai quali mancherebbe anche la formazione adeguata per affrontare questa emergenza.
Per sopperire al taglio dei fondi per la ricerca, un gruppo di scienziati che studia le marmotte ha aperto un canale OnlyFans tutto dedicato alle marmotte OnlyMarms (si chiama proprio così) è gratuito, pubblica «contenuti non censurati di marmotte dalle Montagne Rocciose» e accetta mance per la buona causa della scienza.
Le ondate di caldo potrebbero far aumentare il prezzo del cibo più della guerra in Iran e della crisi nello Stretto di Hormuz Addirittura un punto percentuale di inflazione alimentare in più, un aumento del costo del cibo che nel 2027 rischia di arrivare al 3 per cento.
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.

Il leader che non c’è

Il presidente venezuelano è sparito, non si è neppure presentato al giuramento presidenziale. È la quarta volta che Chávez "scompare." Ma poi risorge sempre.

16 Gennaio 2013

È l’ennesima puntata della fantasmagorica realtà politica sudamericana. Più che il realismo magico di Cent’anni di Solitudine di Gabriel García Márquez, il Venezuela ricorda Lost: un paese dove gli aerei e i presidenti scompaiono. Com’è accaduto la scorsa settimana, quando era previsto l’insediamento formale del nuovo mandato di Hugo Chávez.

Il presidente, si sa, è malato e si sta curando a Cuba. Arriverà all’ultimo minuto con il mega-aereo presidenziale?, si sono chiesti i venezuelani. Verrà per poi sparire di nuovo e tornare ancora? O farà il giuramento direttamente da La Habana? Forse manderà un bel video di otto ore per ricordare i vecchi tempi… Nulla di tutto ciò. Con il permesso del Tribunale Supremo di Giustizia e dell’Assemblea Nazionale, che hanno interpretato gli articoli 233 e 234 della Costituzione che prevedono nuove elezioni in caso di mancanza del presidente eletto all’atto di investitura, Chávez non si è presentato. Forse per lui la Costituzione è una formalità: è la volontà del popolo che conta.

Poco male. Chávez, prima o poi, tornerà. Lo ha fatto tante altre volte.

Affermando un principio di continuità, invocato però a ridosso dell’appuntamento, il giuramento del 10 gennaio si è svolto lo stesso. Sotto gli occhi di presidenti e ministri latinoamericani, in assenza di Chávez. Al suo posto è stato investito il popolo venezuelano perché «Chávez è un sentimento», come recita la nuova pubblicità governativa. Già dalla campagna elettorale dell’anno scorso la macchina comunicativa del governo è stata indirizzata ad un unico messaggio: «Chávez è ovunque, Chávez è dentro di te». (Sottotesto: il chavismo è vivo anche senza Chávez).

Ancora dopo le elezioni, i muri delle principali città venezuelani e dei paesini più sperduti sono tappezzati da cartelloni in stile Zio Sam/Grande Fratello: “Chávez sei tu”. Persino la contagiosa canzone della campagna elettorale canticchiava: «Vamos pa’ lante Venezuela/Vamos pa’ lante con el Comandante … Juventud/ Uuu-Uuuu / Chávez eres tu». Il messaggio è passato. Nell’atto di non-insediamento, il giovane presentatore di tv e noto protagonista di telenovelas Winston Vallenilla (prima oppositore dell’emittente Radio Caracas Televisión, ora accanito chavista) ha scaldato il pubblico con un messaggio: «Guarisca presto, Comandante. Dio lo vuole, il popolo lo vuole. Le vogliamo bene…». I sostenitori di Chávez applaudivano, piangevano, gioivano insieme a lui. Fino a quando Winston ha esagerato: «Chávez è il popolo. Io sono Chávez! E metto le mie ginocchia per terra!». Davanti al “galán de telenovelas” inginocchiato, credendosi Chávez, il pubblico è rimasto attonito. Vuole indietro l’originale.

Dallo scorso 10 dicembre non ci sono notizie del presidente venezuelano. Prima di volare a La Habana, Chávez ha pronunciato un difficile discorso nel quale spiegava le condizioni del suo stato di salute. Le parole non gli uscivano facilmente dalla bocca. Ha detto che – in caso di un nuovo appuntamento elettorale – il suo successore sarà l’amico e vicepresidente Nicolás Maduro.

Poco male, si diceva. Chávez sparisce e poi ritorna.

La prima volta che Chávez è sparito, si pensava che sarebbe stato per sempre. Era il 2002 e nel convulso pomeriggio del giovedì 11 aprile Chávez subiva un colpo di Stato. Come dieci anni prima, ma a ruoli invertiti. Il 4 febbraio del 1992, infatti, era stato lui a partecipare a un colpo di Stato, fallendo e venendo condannato – fu poi graziato. Ma torniamo al 2001: il governo chavista è in balìa delle proteste di piazza dell’opposizione e dello sciopero generale della società petrolifera statale Pdvsa. Senza benzina né cibo, la situazione esplode. Diciassette manifestanti vengono uccisi da misteriosi cecchini vicino al palazzo presidenziale, i militari intervengono. Chávez era sparito. Si diceva fosse fuggito a Cuba, protetto da Fidel Castro, che era prigioniero nell’isola militare de La Orchila. Altri che era morto. Dopo tre giorni, come Gesù, risorge in tv, alle quattro del mattino del 14 aprile chiedendo perdono con un crocifisso in mano. Zoppicava ma era più forte e presente che mai.

Dunque Chávez non è solo il “mago delle emozioni”, come lo ha definito l’antropologo Luis José Uzcategui (un mago molto simile ad alti politici, come ricorda Gian Antonio Stella), ma una specie di David Copperfield bolivariano.

La seconda volta che è sparito è stato il 10 giugno del 2011: per 24 giorni non si è visto né sentito. Aveva subito un intervento chirurgico a causa di una cisti pelvica, come ha confermato lui stesso, giorni dopo. In realtà era l’inizio di uno stato di malattia grave. Era gonfio, ma era tornato anche questa volta. Più combattivo e ottimista che mai.

La terza risale al febbraio del 2012, dura 19 giorni. Un nuovo intervento chirurgico e il trattamento di chemioterapia lo tengono lontano dal Venezuela.

Sono passati 18 mesi dalla conferma della notizia che si tratta di cancro. Chávez ha fatto quattro interventi chirurgici ed è stato più di 113 giorni fuori dal Paese, quasi sempre a Cuba, secondo il calcolo del quotidiano del suo paese natale Barinas2012.net.

Lo scorso 27 novembre, il giorno di celebrazione del ventesimo anniversario del secondo colpo di Stato pilotato da Chávez nel 1992, l’Assemblea nazionale ha comunicato la richiesta di un permesso da parte del presidente per tornare a Cuba per un nuovo trattamento medico. Come altre otto volte (tre nel 2011 e cinque nel 2012), gli è stato concesso. Dopo avere vinto le elezioni del 7 ottobre, Chávez si fa vedere con il contagocce.

E pensare che il presidente venezuelano era un giramondo. Presenzialista. Da quando è diventato presidente nel 1999, ha visitato 293 Paesi. Con tanto di trasmissioni satellitari dai luoghi che visitava per non fare sentire la mancanza al suo popolo. Ora si sposta solo all’isola di Cuba. Dal 27 novembre sono 13 i voli Caracas – La Habana.

Forse è vero che Chávez è un sentimento e dentro ogni uno, nel bene e nel male, c’è un po’ di lui. Nel frattempo i venezuelani aspettano la nuova risurrezione del presidente. Con speranza o timore. Magari non in formissima, anche senza capelli, ma pronto a rimproverare con il suo tipico sarcasmo Winston Vallenilla: «Chávez? Compañero, non potrai mai essere tu».

(Photo credit : Juan Barreto/Afp/Getty Images)

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