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Sofia Coppola sta festeggiando i venti anni di Marie Antoinette con una mostra alla Reggia di Versailles
Gli spazi del Petit Trianon ospitano costumi, accessori, moodboard, sceneggiature annotate, fotografie, schizzi preparatori, elementi di scenografia e anche alcune sequenze del film proiettate negli stessi ambienti in cui furono girate.
Quanti modi ci sono di celebrare il ventesimo compleanno di Marie Antoinette di Sofia Coppola? Tanti. C’è il documentario Making Marie Antoinette, girato durante le riprese del film dalla mamma della regista, Eleanor Coppola, morta il 12 aprile del 2024, di cui Mubi ha recentemente annunciato l’acquisizione dei diritti per la distribuzione internazionale, che avverrà il 6 novembre. C’è il librone rosa Archive, edito da Mack Books nel 2003, in cui si trovano foto, lettere e curiosità su quella che ancora oggi è considerata l’opera più ambiziosa e riuscita della regista. C’è il video di “drop dead” di Olivia Rodrigo, girato da Petra Collins e ambientato proprio a Versailles, un chiarissimo omaggio al film. E poi c’è la mostra che ha appena aperto (il 22 settembre) proprio alla Reggia di Versailles, visitabile fino al 22 gennaio 2027.
A cura del direttore del museo dei castelli di Versailles e Trianon, Laurent Salomé, e della conservatrice Hélène Delalex, 20th Anniversary “Marie Antoinette” by Sofia Coppola si tiene negli spazi del Petit Trianon, l’area più intima di Versailles, in cui la giovane regina viveva i suoi momenti più privati. Come spiegano i curatori, infatti, la mostra vuole interrogarsi su quanto un film possa modificare la percezione di un luogo storico: «Marie-Antoinette ha trasformato Versailles da decoro grandioso del potere a spazio intimo, filtrato da uno sguardo femminile».
È strano pensare che quando venne presentato al Festival di Cannes, nel 2006, una parte della critica lo accolse abbastanza freddamente, come «un esercizio di stile» un po’ troppo frivolo. Nei due decenni successivi, invece, Marie Antoniette ha influenzato moltissimo il cinema e in generale la cultura pop: non si contano gli editoriali di moda, i video musicali e i film (tra i più recenti possiamo citare Cime tempestose di Emerald Fennell) che si sono ispirati allo spensierato anacronismo con cui Sofia Coppola, vent’anni fa, accostò gli Strokes agli afffreschi, le Converse alle carrozze, le acconciature-scultura più spericolate ai letti a baldacchino, i famosissimi dolci della scena dei dolci ai lampadari di cristallo.
Non una mostra che ricostruisce lo stile di Maria Antonietta, quindi (quella si chiamava Marie Antoinette Style e ha chiuso il 22 marzo del 2026: era al Victoria and Albert Museum di Londra), ma una mostra che racconta la vita di Marie Antoniette, il film: com’è nato, a partire da quali scelte estetiche, in che condizioni è stato creato, com’è stato accolto, quale impatto culturale ha avuto. E lo fa riproponendo l’archivio di Sofia Coppola negli spazi della reggia: moodboard originali della regista, storyboard, sceneggiature annotate, le famosissime fotografie di Andrew Durham, i costumi di Milena Canonero (premiata con l’Oscar nel 2007), le calzature di Manolo Blahnik, accessori, elementi di scenografia e schizzi preparatori. Ciliegina sulla torta: alcune sequenze di Marie Antoinette vengono proiettate negli stessi ambienti in cui furono girate.
«Versailles è stato molto più di un luogo per le riprese: è diventato parte integrante del linguaggio e dell’atmosfera del film, un vero personaggio della storia», ha detto Sofia Coppola in occasione della mostra, «tornare vent’anni dopo sul processo creativo che ha dato vita al film, così come sullo straordinario lavoro degli artigiani che vi hanno contribuito, è un’esperienza davvero emozionante».