È il tema del libro di Giulia Bergamaschi, La terapia non ci salverà: parlare come psicologi e analisti, senza sapere nulla di ciò che psicologi e analisti sanno, non ci sta aiutando certamente a raggiungere "la migliore versione di noi stessi".
El Niño ha causato delle piogge così intense da far sbocciare migliaia e migliaia di fiori nel deserto di Atacama, uno dei luoghi più aridi del mondo
È un fenomeno chiamato "deserto fiorito": 15 ettari di deserto improvvisamente coperti di fiori bianchi, viola e gialli.
Vaste distese di terra che di solito sono aride si sono ricoperte di fiori viola e bianchi nel nord del Cile, dopo le forti piogge che hanno cambiato l’aspetto del deserto di Atacama, uno dei luoghi più aridi della Terra. È un fenomeno chiamato “deserto fiorito”: sotto il suolo dell’Atacama i semi e i bulbi di circa duecento specie diverse restano in letargo per lunghi periodi, in attesa delle condizioni giuste per germogliare, e le forti piogge causate da El Niño hanno permesso a molti di questi di semi di diventare fiori. In alcune zone sono caduti più di 180 millimetri di pioggia, una quantità che «non era mai stata registrata prima», ha detto all’AFP César Pizarro, responsabile della biodiversità dell’Atacama alla Corporazione Forestale Nazionale (Conaf) del Cile. L’acqua è penetrata nella sabbia più in profondità del solito e ha fatto comparire la vegetazione nella riserva naturale, che si trova a circa 800 chilometri a nord di Santiago. La Conaf prevede che lo spettacolo raggiungerà il suo apice a ottobre e stima che i fiori possano arrivare a coprire un’area vasta 15 ettari. Intanto, la zona si è già riempita di curiosi, giunti sul posto per fotografare uno degli eventi naturali più affascinanti del mondo.
Come scrive Euronews, alla base c’è El Niño, il fenomeno climatico ciclico caratterizzato dal riscaldamento delle acque superficiali nel Pacifico equatoriale centrale e orientale, che può alterare i regimi dei venti e delle precipitazioni in diverse regioni del mondo e scatenare eventi meteorologici estremi. L’episodio in corso potrebbe essere il più intenso da quando esistono registrazioni comparabili, cioè da quarant’anni, e lunedì (21 settembre) ha superato la temperatura media più alta mai registrata durante un El Niño, diversi mesi prima del picco (previsto intorno a novembre). Il caldo è talmente superiore a quello degli episodi precedenti che gli scienziati lo hanno ribattezzato con il sensazionalistico nomignolo Godzilla, a indicare la portata potenzialmente catastrofica di questo evento. Gli El Niño sono fenomeni naturali, ma il riscaldamento globale ne sta aumentando la portata e l’intensità. In Cile lo stesso meccanismo che ha fatto fiorire l’Atacama ha già fatto enormi danni: le piogge di luglio hanno ucciso almeno 13 persone e distrutto o danneggiato gravemente circa 4 mila case.
Il conto più grande arriverà entro i prossimi sei mesi. Come scrive il Guardian, secondo le stime dei climatologi, entro febbraio più di 450 mila persone potrebbero morire per il caldo portato dal Super El Niño, e il bilancio si somma alle morti in eccesso già causate dalle ondate di caldo degli scorsi mesi. I Paesi più colpiti nei prossimi sei mesi saranno quelli tropicali, su tutti Nigeria, Indonesia, Sudan, India e Brasile, con il Sahel e il Sud est asiatico tra le regioni che pagheranno il conto più pesante. Gli Stati Uniti figurano tra i primi venti Paesi di questa inquietante classifica, con una previsione di tremilacinquecento decessi in più dovuti a eventi climatici estremi. Altri morti sono attesi per le siccità, gli incendi boschivi e le inondazioni che El Niño porta con sé, direttamente e indirettamente. Le proiezioni sono state calcolate su base regionale proprio per individuare le zone in cui è più urgente intervenire, costruendo nuovi centri di refrigerazione in cui ripararsi, dare più personale agli ospedali nei periodi più caldi e fornire maggiori protezioni a chi lavora all’aperto. I ricercatori chiamano lo scenario che questo Super El Niño sta portando una “cartolina dal futuro”, perché porta le temperature al livello che, secondo le previsioni, la crisi climatica ci faarà raggiungere tra vent’anni.