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05:36 mercoledì 14 ottobre 2026
In Indonesia si sono accorti che l’unico modo per diffondere gli allarmi terremoto in tutto il Paese è usare gli altoparlanti dei minareti In un Paese con centinaia di migliaia di moschee sparse su tutto il territorio, gli altoparlanti usati da muezzin sono l'unica rete di sirene già pronta.
Anthropic ha cambiato le sue linee guida perché vuole che gli utenti la smettano di insultare e maltrattare Claude Da adesso, Claude potrà troncare le conversazioni con utenti che adottano «comportamenti violenti o crudeli, prolungati e immotivati».
La nuova canzone di David Byrne è una canzone contro Elon Musk fatta solo di frasi assurde dette da Elon Musk Si intitola "Let Me Sell You a Dream" e fa parte della colonna sonora di Musk, il documentario di Alex Gibney in uscita negli Stati Uniti il 16 ottobre.
In Argentina c’è un treno che come carburante usa esclusivamente il sole delle Ande Si chiama Tren Solar de la Quebrada, percorre 42 chilometri nella provincia di Jujuy e viene usato anche per i viaggi notturni per vedere le stelle.
L’Ipcc sta subendo fortissime pressioni da parte dei petro-Stati per non pubblicare un importante ricerca sulla crisi climatica Arabia Saudita, Russia, India e Cina vogliono rinviarne la pubblicazione al 2029. I Paesi più poveri e più esposti alla crisi climatica pretendono che sia pubblicato subito.
Sayf ha fatto un bellissimo documentario sul carcere di Chiavari e lo ha reso disponibile gratuitamente sul suo YouTube Si intitola Il cielo in una stanza, dura 20 minuti ed è stato girato durante una visita lunga 12 ore alla casa di reclusione di Chiavari.
Viviamo anche nella linea temporale in cui i Kneecap cantano “Siamo tutti antifascisti” in prima serata sulla tv generalista italiana È successo a Propaganda Live, su La7. DJ Próvaí si è pure spogliato per far vedere il Bella Ciao è scritto sul petto usando un pennarello nero.
Alle Scuderie del Quirinale a Roma ha aperto la più grande mostra monografica su Pontormo mai realizzata L'esposizione resterà aperta fino al 7 febbraio 2027 e riunisce più di 130 opere: 84 di Pontormo e le restanti di altri artisti: da Andrea del Sarto e Leonardo da Vinci a Bill Viola.

In Israele sta iniziando a mancare l’acqua potabile perché Israele ha distrutto gli impianti di depurazione a Gaza

Dal 7 ottobre 2023 i bombardamenti hanno distrutto il 90 per cento delle infrastrutture idriche e fognarie di Gaza. E adesso questo è diventato un problema anche per Israele.

24 Settembre 2026

Cinque dei sei principali impianti israeliani di desalinizzazione dell’acqua hanno i filtri intasati da una fioritura di microalghe che si estende per 100 chilometri, sono rimasti chiusi per giorni e da allora funzionano a regime ridotto. Le autorità israeliane invitano a usare l’acqua con parsimonia finché il sistema non sarà ripristinato, le forniture sono state ridotte nel sud del Paese e agli agricoltori è stato ordinato di sospendere l’irrigazione dei campi, cosa che secondo gli economisti farà salire i prezzi dei generi alimentari.

La crisi è stata innescata dagli attacchi israeliani che hanno distrutto gran parte delle infrastrutture fognarie di Gaza, da cui è seguito uno scarico di acque reflue non trattate nel Mediterraneo e nelle falde di acqua potabile sotto la costa. Le acque reflue contengono azoto e fosforo, e quei nutrienti alimentano microalghe e cianobatteri, accelerandone la proliferazione.

Dall’altra parte del confine i numeri sono questi. Dal 7 ottobre 2023 i bombardamenti israeliani hanno distrutto il novanta per cento delle infrastrutture idriche e fognarie di Gaza, secondo un rapporto di Médecins Sans Frontières, con attacchi diretti contro pozzi, condotte, serbatoi e impianti di desalinizzazione. «Tutti e cinque gli impianti di trattamento delle acque reflue del territorio sono fuori servizio» dice Omar Shatat, vicedirettore esecutivo dell’azienda idrica delle municipalità costiere di Gaza, e ogni giorno circa 45 mila metri cubi di liquami non trattati finiscono nel Mediterraneo, mentre altri 15 mila si infiltrano nelle falde dai pozzi di dispersione, soprattutto nei campi per profughi di al Mawasi (a nord della città palestinese di Rafah, nella Striscia di Gaza). Prima della guerra, l’80 per cento dell’approvvigionamento veniva da una falda sotto la striscia costiera, oggi contaminata da acqua di mare e acque reflue e inadatta al consumo umano. Il resto arrivava dai desalinizzatori e da tre condotte controllate da un’autorità israeliana, interrotte all’inizio della guerra e riaperte solo in parte. Con le reti di distribuzione danneggiate o distrutte, gran parte della popolazione dipende dalle autocisterne – che per entrare in territorio palestinese devono comunque viene permesso dall’Idf – e per molti significa scegliere tra un bicchiere d’acqua in più e l’acqua per lavarsi le mani, con la diarrea acuta tra le principali cause di malattia.

Raggiunta dal Guardian, Nas al Barawi, 34 anni, madre di cinque figli a Beit Lahia (nel nord della Striscia di Gaza), racconta le taniche portate a mano e le ore in coda, l’acqua spesso non potabile, i bambini con infezioni intestinali ricorrenti, diarrea ed eruzioni cutanee, le fogne rotte e le pompe ferme che fanno scorrere i liquami tra le tende. Shaimaa al Katari, 37 anni, sfollata ad al Mawasi, dice che l’acqua dei piatti e del bucato finisce in strada perché non c’è altro posto dove metterla, e intorno alle pozze stagnanti crescono alghe e zanzare, il cattivo odore che attira mosche e topi. I ratti hanno infestato alcune zone di Gaza da mesi, prosperando tra i liquami e i cumuli di rifiuti attorno ai campi sovraffollati, e un’infestazione senza precedenti sta colpendo anche le comunità israeliane vicino al confine, con i roditori dentro case e giardini. Pat Griffiths, portavoce del Comitato Internazionale della Croce Rossa a Gaza City, dice che i palestinesi vivono circondati dalle acque reflue, che sono ovunque, dove mangiano, dove prendono l’acqua, dove camminano, e che con l’inverno la situazione rischia di peggiorare.

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