È un fenomeno chiamato "deserto fiorito": 15 ettari di deserto improvvisamente coperti di fiori bianchi, viola e gialli.
I detenuti di Bollate hanno fatto un album trap e rap interamente scritto, registrato e prodotto all’interno del carcere
Si chiama 30 OP, è composto da 13 brani e ed è ora disponibile su tutte le piattaforme musicali.
Disponibile dal 24 settembre su tutte le piattaforme musicali, 30 OP è un album rap e trap realizzato nello studio di registrazione del carcere di Bollate da un gruppo di detenuti ed ex detenuti. Presentato il 23 settembre con un live nell’area esterna dell’istituto, il Bollate Live Show, a cui hanno partecipato anche i rapper Ensi, Nitro, Nerone e Mic Tyson, 30 OP è un album interamente scritto, registrato e prodotto all’interno del carcere. Il progetto musicale è nato nello studio di registrazione del Reparto Giovani adulti della Seconda Casa di Reclusione di Milano Bollate e sviluppato dai detenuti del Quarto Reparto attraverso un laboratorio artistico-musicale rap attivo dal 2022. Si tratta del secondo progetto discografico di questo tipo realizzato nel carcere di Bollate, dopo la pubblicazione a giugno 2024 di Mezz’ora d’aria.
Il titolo prende spunto dall’articolo 30 dell’Ordinamento Penitenziario, quello che disciplina i permessi speciali per uscire dal carcere. Nel percorso del progetto, però, l’acronimo O.P. evolve simbolicamente nel termine “opportunità”: l’opportunità di sperimentare attraverso la musica, sviluppare competenze, assumersi responsabilità e costruire un linguaggio per raccontare la propria esperienza.
I nomi d’arte presenti nell’album, firmato come Quarto Reparto, sono Blackbaby, L. Brown, Lemillion, Ijazzy e Fatmac. In realtà non sono tutti attualmente detenuti: due di loro hanno già scontato la pena e sono tornati in carcere apposta per il progetto. La realizzazione dell’album ha richiesto circa due anni di lavoro, i testi sono stati scritti interamente da loro e preventivamente inviati al Ministero della Giustizia per approvazione.
«Le canzoni partono dalle esperienze personali degli artisti coinvolti e affrontano anche le conseguenze concrete delle scelte compiute. Il carcere non è un gioco e il mito del gangster non coincide con la realtà della detenzione», spiega Stefano Aschieri (Stelo), produttore esecutivo di 30 OP. «I 13 brani raccontano il peso delle decisioni, la solitudine e le difficoltà che possono accompagnare una persona anche dopo la fine della pena, ma soprattutto parlano della possibilità di acquisire consapevolezza, sviluppare nuovi strumenti e immaginare una direzione diversa. 30 OP è il risultato di un percorso nel quale i partecipanti hanno avuto la possibilità di acquisire competenze, confrontarsi con gli altri e assumersi la responsabilità di un’opera collettiva. Il progetto mette in relazione detenuti, operatori, professionisti della musica e della comunicazione, fotografi, videomaker, designer e realtà del settore discografico».