La commissione dell'ANICA ha deciso che a rappresentare l'Italia agli Academy Awards sarà L'estranea di Paolo Strippoli. È una scelta più che mai insolita e sorprendente per il nostro cinema. E potrebbe essere l'inizio di una necessaria rivoluzione nell'industria.
Dopo aver riportato al cinema le streghe, i lupi mannari e i vampiri, Robert Eggers farà la stesa cosa con Romeo e Giulietta
E siccome gli piacciono gli adattamenti infedeli, il film non si intitolerà Romeo e Giulietta e potrebbe non essere ambientato a Verona
In attesa di Werwulf, il film a tema lupo mannaro che uscirà a dicembre (ne parliamo qui), Robert Eggers dirigerà un film su Romeo e Giulietta. La produzione se l’è aggiudicata Focus Features al termine di una contesa che ha coinvolto A24, Sony e Warner Bros, con un costo di produzione che si aggirerebbe tra i settanta e gli ottanta milioni di dollari. Come scrive The Hollywood Reporter, il titolo provvisorio è Where art thou? Here art thou, e gioca con il verso più citato della tragedia. Nella scena del balcone Giulietta non chiede dove sia Romeo, chiede perché lui sia lui, cioè perché porti quel nome: «Wherefore art thou». Il titolo le risponde, «Here art thou», eccoti qui, e già solo in quel rovesciamento Eggers sembra annunciare una storia d’amore guardata da tutt’altra parte. Dettagli sulla trama, sul cast e sulla data di uscita non sono ancora stati svelati.
Eggers non è nuovo a questo tipo di materiali. Prima c’è stato The Northman, l’adattamento della saga vichinga di Amleth scritta da Saxo Grammaticus, la stessa leggenda che ha dato vita all’Amleto, poi il remake di Nosferatu, reinterpretazione del capolavoro di Friedrich Wilhelm Murnau del 1922, e ora l’amore adolescenziale, romantico, struggente e violento di Romeo e Giulietta. Venendo dall’horror, non stupirebbe affatto se il regista decidesse di concentrarsi sulla parte più sanguinolenta della storia, che al cinema è anche la meno frequentata. Secondo le prime indiscrezioni i personaggi potrebbero recitare in inglese moderno antico (utilizzato tra il 1500 e il 1700), coerentemente con l’ossessione del regista per l’esattezza linguistica dei periodi storici. Per The Witch aveva ricostruito i dialoghi su testi e diari puritani del Seicento, per The Lighthouse aveva usato il gergo marinaresco e i dialetti dell’Ottocento, e per Werwulf la sceneggiatura è stata scritta in middle english del Trecento con l’aiuto di due docenti dell’Università di Oxford.
Resta da capire cosa ne farà di Verona. Le strade sono due: mantenere l’ambientazione storica accettando la discrepanza tra la lingua parlata e il contesto italiano, come in parte è già successo con The Northman, dove ha dichiarato che avrebbe preferito far recitare gli attori interamente in antico slavo, oppure spostare altrove le famiglie rivali dei Capuleti (la famiglia di Rosalina, la donna di cui Romeo si era inizialmente invaghito senza però essere ricambiato) e dei Montecchi(Romeo). Di versioni ne abbiamo viste diverse, dal classico di Franco Zeffirelli del 1968 al Romeo + Juliet di Baz Luhrmann del 1996. Questa però potrebbe essere l’occasione per restituire alla tragedia la sua parte più cupa e violenta.