Il 28 settembre, per un giorno soltanto, il capolavoro di Nicolas Winding Refn torna nelle sale in versione restaurata, distribuito da Mubi. Per arrivare preparati, un ripasso della serie di incredibile eventi che ha portato alla realizzazione di questo film unico.
I registi e i produttori di Naza hanno deciso che il film si potrà vedere in streaming gratuitamente
Dopo la distribuzione in sala, il film sarà disponibile per tutti sul sito del Guardian.
NAZA, il documentario sugli omicidi a Gaza che ha vinto un premio speciale della giuria all’ultima Mostra del cinema di Venezia, arriverà nelle sale di più di cinquanta paesi e sarà poi disponibile gratuitamente per il pubblico di tutto il mondo sul sito del Guardian. Il quotidiano britannico lo ha prodotto insieme a James Wilson di JW Films, con Jonathan Glazer come produttore esecutivo. Il film è girato di notte sui tetti di Tel Aviv e mostra in dettaglio i meccanismi che stanno dietro le uccisioni di massa pianificate da Israele ai danni dei civili palestinesi a Gaza. Dall’anteprima mondiale del 10 settembre a Venezia, la società di vendita francese MK2 ha assicurato la distribuzione in cinquantasei paesi, e le proiezioni cominciano il 28 settembre.
Come scrive Variety, in Italia sarà distribuito da I Wonder, dal 28 al 30 settembre, in un evento di tre giorni su cinquecento schermi. Negli Stati Uniti il lancio parte il 30 settembre, in esclusiva all’IFC Center di New York. Gli altri distributori, in ordine sparso, coprono Francia, Regno Unito, Spagna, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Austria, Svizzera, Svezia, Danimarca, Norvegia, Grecia, Portogallo, Polonia, Lituania, Romania, Bulgaria, Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Hong Kong, Indonesia, Thailandia, Canada, Brasile, Turchia, l’America centrale e il Medio Oriente. Il film è stato proposto anche a distributori e cinema in Israele, e il Guardian sta valutando altre soluzioni perché possa essere visto nei territori palestinesi occupati.
NAZA parte dalle rivelazioni pubblicate tra il 2023 e il 2025 dalla testata israelo palestinese +972, dal sito in lingua ebraica Local Call e dal Guardian stesso. I registi, Abraham e Szor, hanno usato la propria posizione (quella di registi e giornalisti israeliani) per esaminare i meccanismi dietro l’uccisione di massa di civili palestinesi di cui il loro paese è responsabile. Filmando i militari israeliani sui tetti di Tel Aviv, di notte, negli ultimi tre anni, dicono di essersi posti le stesse domande della generazione dei loro nonni, le stesse che hanno attraversato tutto il Novecento: come fa un gruppo di persone a permettere la disumanizzazione totale di un altro, e come funzionano dall’interno i meccanismi di un sistema del genere.