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In Tasmania stanno installando un monolite artificiale che sarà la “scatola nera” della fine del mondo e dell’estinzione dell’umanità Funzionerà esattamente come la scatola nera di un aereo, registrando l’apocalisse giorno dopo giorno.
C’è un’app per inviare messaggi che viaggiano alla velocità di un piccione viaggiatore Si chiama Roost e si presenta come un servizio di messaggistica "anti istantanea" per riscoprire il piacere (e la frustrazione) dell'attesa.
Ai colloqui di pace tra Usa e Iran c’è un problema: J.D. Vance continua a essere ignorato da diverse delegazioni diplomatiche Tanto che la Casa Bianca è stata costretta a diffondere un comunicato stampa per dire che non è affatto vero che Vance viene ignorato.
Secondo i climatologi, la colpa dell’ondata di caldo in Europa non è affatto del Super El Niño ma tutta degli esseri umani Stiamo pagando il prezzo di anni di crisi climatica, non basta un singolo evento climatico a spiegare l'incredibile caldo di queste settimane.
Criterion Collection farà un lussuosissimo box set di 30 DVD con tutti i film restaurati di Stanley Kubrick Conterrà tutti i suoi corti e lungometraggi in versione restaurata, più 25 ore di contenuti speciali, molti dei quali inediti e assai sfiziosi.
Per colpa di Sam Altman e OpenAI nessuno vuole distribuire Artificial, il film di Luca Guadagnino su Sam Altman e OpenAI Doveva distribuirlo Amazon, che però ha cambiato idea all'ultimo momento. Warner Bros. e Paramount lo hanno già rifiutato. E adesso del film non si sa che ne sarà.
L’Inghilterra sarà anche senza Primo Ministro, ma si è innamorata dell’hot podium guy che sistema il leggio e prova i microfoni prima delle conferenze stampa davanti a Downing Street Tradotto in italiano sarebbe "il bono del podio", unica figura stabile nella politica inglese, tanto che molti sui social lo propongono come Premier.
Olivia Rodrigo ha annunciato un festival musicale con una line up di sole artiste donne per raccogliere fondi a sostegno delle donne Si chiama Daisy Chain Fields: sul palco si esibiranno Stevie Nicks, Karen O, Chappell Roan, Mitski, Doechii, le Katseye e tante altre.

Il futuro non fa paura al New Yorker

01 Febbraio 2012
Il direttore del New Yorker all’evento di AllThingD

David Remnick, direttore del New Yorker, si è detto piuttosto fiducioso sulla tenuta dell’edizione cartacea del magazine. Invitato questa settimana da All Things D, blog tecnologico del Wall Street Journal, all’evento “Dive Into Media”, durante il quale ha detto la sua sul futuro del giornalismo nell’era digitale. Precisamente, ha detto di credere che l’edizione cartacea del New Yorker resisterà per molti anni. “Tra venti anni ci sarà ancora?” ha chiesto qualcuno. “Credo di sì”.

 

Il magazine, come tutte le altre testate di Condé Nast, ha affrontato il nuovo mondo digitale astutamente, evitando di farsi travolgere dalla rivoluzione 2.0. Per farlo, la casa editrice si è sdoppiata, creando la Condé Nast Digital che si occupa dei siti web e le applicazioni del gruppo. Il New Yorker però non è un giornale come gli altri. I suoi giornalisti sono abituati a scrivere pezzi lunghissimi – di politica, costume, critica letteraria – ed è difficile far convivere la loro abitudine con le esigenze del web. Insomma, Remnick ha spiegato che è dura chiedere al suo staff un articolo breve o un post da pubblicare sul sito. “Lo chiedi, lo implori, lo supplichi, lo chiedi in elemosina. È la parta patetica dell’essere il direttore”, ha scherzato.

Nonostante questo, gli affari vanno alla grande, sia su carta che su bit. Per leggere tutta la rivista online e il suo archivio storico è necessario essere abbonati all’edizione cartacea o a quella digitale (sito, tablet) – un modello di business di cui il direttore si è detto contento.

Stando a Remnick, quindi, nel 2032 quindi le edicole Usa venderanno ancora la rivista. Una cosa che riporta alla mente la discussa profezia di Philip Meyer, che nel suo The Vanishing Newspaper fissò la fine del giornale di carta per il 2043.

Parole importanti che arrivano a conclusione di una settimana in cui il giornalismo tradizionale ha riservato alcune brutte notizie. Solo negli ultimi giorni La Tribune francese ha ufficializzato l’abbandono del formato quotidiano in favore del potenziamento del sito e un’edizione settimanale; in Italia Il Foglio ha pubblicato un editoriale del direttore Giuliano Ferrara in cui sono stati annunciati tagli, aumenti del prezzo di copertina e nuovi investimenti nel campo del web. Una situazione descritta da Claudio Pezzotta su Italia Oggi:

Il quotidiano di Ferrara, comunque, non chiude. Aumenterà il prezzo di copertina (probabilmente a 1,50 euro), punterà a sviluppare l’online, e cercherà una ulteriore razionalizzazione dei costi dopo aver sospeso la distribuzione cartacea in Sicilia e Sardegna (…). Il tema all’ordine del giorno è, ovviamente, lo squilibrio di bilancio anche nei conti del 2011, che potrebbe trasformarsi in un buco ancor più importante nel 2012. (…)

Bisognerà dare una spinta ai ricavi, attraverso operazioni di sviluppo del business dell’online. Certo, sarà difficile pensare di raggiungere non dico i fasti del 2006 e del 2008, quando il fatturato del Foglio toccò i 10 milioni di euro, ma neppure quelli del 2010, a quota 8,4 milioni. Infatti i ricavi da vendite in edicola, abbonamenti e pubblicità (la concessionaria è Mondadori) sono destinati comunque a contrarsi (erano a quota 4,9 mln di euro nel 2010). Per non parlare dei contributi pubblici, che lo stesso Buracchio ha sottolineato essere «un terzo del passato». Nel 2010 Il Foglio aveva contabilizzato 3,4 milioni di euro di contributi pubblici.

Chissà che la ricetta di Remnick non ispiri anche il Foglio e gli altri giornali nelle sue stesse condizioni.

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