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03:18 martedì 12 maggio 2026
Jean Michel Jarre ha scritto il libro definitivo sulla storia della musica elettronica Si intitola Machines: A History of Electronic Music e racconta la storia del genere attraverso 80 ritratti. Non di persone, però: di strumenti musicali.
In quasi nessuna delle capitali europee un mese di salario minimo è sufficiente a pagare un mese di affitto L'Italia in questo studio non è menzionata, perché in Italia c'è la crisi abitativa ma il salario minimo no.
Werner Herzog si è rifiutato di presentare il suo nuovo film al Festival di Cannes perché non gli è stato permesso di competere per la Palma d’oro In particolare, il regista voleva che le protagoniste del suo Bucking Fastard, Rooney e Kate Mara, potessero vincere il premio per la Miglior attrice.
Meta avrebbe sospeso il profilo Instagram di Florentina Holzinger, l’artista più discussa della Biennale di Venezia, per nudità Le foto e i video della sua performance, Seaworld Venice, violano le linee guida della piattaforma in fatto di nudità, a quanto pare.
Secondo una ricerca scientifica dovremmo andare in ferie ogni due mesi per “guarire” davvero dalla stanchezza e dallo stress del lavoro Anche per pochi giorni, in un posto vicino, spendendo il minimo indispensabile. L'importante è allontanarsi dal lavoro più spesso di quanto facciamo adesso.
Per festeggiare i 75 anni, i Cahiers du Cinema stanno pubblicando gratuitamente sul loro sito i pezzi più belli scritti nella storia della rivista L'iniziativa si chiama "30 jours 30 textes" e permette di leggere pezzi scritti da Bazin, Truffaut, Rohmer, Duras, Tarkovskij e moltissimi altri.
Il Comune di Parigi aumenterà moltissimo le tasse sulle case sfitte per costringere i proprietari ad affittarle o venderle È una delle misure che il nuovo sindaco socialista Emmanuel Grégoire ha intenzione di prendere per risolvere la crisi abitativa.
Trenta case discografiche indipendenti hanno lanciato una raccolta fondi su Bandcamp a favore degli sfollati in Libano Da quando è iniziata l'invasione israeliana, più di un milione di persone hanno perso la casa e 2586 sono state uccise.

Alla notizia del cessate il fuoco, sono iniziati i festeggiamenti sia a Gaza che in Israele

A Tel Aviv si aspetta il ritorno a casa degli ostaggi, nella Striscia si spera che la tregua sia definitiva per poter iniziare a ricostruire.

09 Ottobre 2025

Gioia e commozione hanno travolto sia la Striscia di Gaza che Israele all’annuncio del cessate il fuoco tra Hamas e l’Idf. I festeggiamenti sono scoppiati in tutta la Striscia all’arrivo della notizia del sì di Hamas al piano di pace proposto dagli Stati Uniti e da Israele, un sì giunto dopo giorni di lavoro diplomatico in Egitto. Anche nei festeggiamenti però le distanze tra i due popoli restano, così come sottolineato in un reportage del Guardian che ha raccolto le reazioni ufficiali e le voci delle persone scese in strada per festeggiare. 

Sul fronte palestinese il sentimento prevalente, oltre alla gioia, è l’incredulità: tra la popolazione in pochi credevano che sarebbe arrivato l’accordo. Dopo mesi di bombardamenti incessanti, circondati dalla distruzione, in molti faticano a realizzare che il conflitto potrebbe essere davvero finito. Eyad Amawi, un soccorritore che lavora a Gaza, spiega così la speranza e l’incredulità della popolazione: «Un momento ci crediamo, il successivo ci sembra impossibile. Proviamo sentimenti contrastanti, oscilliamo tra la gioia e la tristezza». Il timore è che l’accordo alla fine, per qualche ragione, non venga rispettato o salti. Amawi sottolinea anche come, se le armi davvero taceranno, bisognerà affrontare la devastazione di Gaza e prepararsi a un lavoro di recupero materiale e psicologico che sarà lunghissimo e difficilissimo. Come si legge sempre sul Guardian, nonostante le grandi incertezze attorno a questo piano di pace, le popolazioni serbano forti speranze: «Se implementato, l’accordo avvicinerà le parti alla fine della guerra più di qualsiasi altro precedente tentativo […]», scrive Kate Lamb.

Anche sul fronte israeliano la gioia è venata di tensione e tristezza. Tutto ruota attorno ai familiari dei 22 ostaggi ancora prigionieri di Hamas e all’incertezza rispetto ai tempi della loro liberazione e dell’identità degli ostaggi ancora in vita. Netanyahu ha parlato di un grande giorno per Israele, assicurando che «con l’aiuto di Dio, tutti i sopravvissuti torneranno a casa». Oggi, giovedì 9 ottobre, è stato convocato il Consiglio dei ministri che dovrebbe ratificare l’accordo di pace (Bezalel Smotrich, ministro dell’Economia e delle Finanze, ha già annunciato che voterà contro). Hanno festeggiato sui social anche alcuni degli ostaggi liberati negli scorsi mesi, mentre i familiari di quanti ancora mancano all’appello vivono nell’attesa, nella speranza e nella tensione. Il processo di elaborazione di quanto successo in questi due anni sarà lungo e doloroso anche in Israele, ovviamente. Adesso però è il momento della commozione e anche dell’entusiasmo: a Tel Aviv alcuni si spingono a dire che Trump meriterebbe il Nobel per la Pace per il risultato ottenuto con questa iniziativa diplomatica. 

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