Hype ↓
22:07 lunedì 23 febbraio 2026
Il Vaticano ha annunciato che le messe nella basilica di San Pietro avranno una traduzione simultanea in 60 lingue fatta dall’AI L'AI in questione si chiama Lara e verrà presentata in occasione dei festeggiamenti per i 400 anni della Basilica.
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.
Alla cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici di Milano Cortina, Ilia Malinin si è esibito indossando dei jeans Balmain da 1100 dollari Il pezzo era abbinato a una felpa del rapper NF: nel suo insieme, il look sembrava suggerire una riflessione sulla salute mentale nello sport.
Giorgia Meloni ha dovuto pubblicare un comunicato stampa ufficiale per smentire le voci di una sua partecipazione a Sanremo È stata costretta a farlo perché da giorni questa voce circolava insistentemente, tanto che i giornalisti hanno anche chiesto a Carlo Conti se fosse vera.
La cosa più discussa dei BAFTA non sono stati i film né i premi ma le censure riuscite e fallite della BBC Un insulto razzista non è stato rimosso dalla differita della cerimonia, un "Free Palestine" e una battuta su Trump sono invece sparite. Non è chiaro il metodo applicato dall'emittente.
A giudicare dalle vendite, dopo il ritorno dei vinili potrebbe essere arrivato il momento del ritorno dei cd I numeri sono in crescita negli Usa, in UK e anche in Italia: c'entrano collezionismo e nostalgia, ma pure il desiderio di "possedere" la musica che si ama, soprattutto per i più giovani.
Dopo 13 anni, l’episodio “Ozymandias” di Breaking Bad ha perso il suo 10/10 su IMDb per colpa di una guerra tra il fandom di Breaking Bad e quello di Game of Thrones Era l'unico episodio di una serie tv ad aver mai raggiunto quel traguardo. Che ora è andato perso per colpa della "bellicosità" del suo fandom.
Reynisfjara, la famosissima “spiaggia nera” in Islanda, è stata praticamente distrutta da una mareggiata Il vento e le onde hanno causato il crollo di una grande scogliera: al momento, l'accesso alla spiaggia è impossibile (oltre che vietato).

Una nuova rivista per raccontare la moda

Si chiama Dune ed è un progetto dell’Università Iuav di Venezia che, in questo momento, offre uno sguardo inedito sullo stato del settore.

di Studio
15 Aprile 2020

Come leggiamo spesso in questi giorni di pandemia, la crisi causata dall’emergenza Coronavirus ha accelerato molti cambiamenti in altrettanti settori della società, spingendo verso trasformazioni che succedono oggi nell’immediatezza ma che, in un regime di normalità, sarebbero state decennali. Succede anche nell’industria della moda, come cerchiamo di raccontare anche noi, dove in questo momento si discute molto sulle strategie e le tempistiche della ripartenza ma anche del modello in sé, le cui crepe sono ormai scoperte e sotto gli occhi di tutti da anni. Prima che il virus diventasse l’agente primario del mutamento intorno a noi – e anche, prima che il tempo ci dimostri se e quanto sarà effettivamente così – il ripensamento del modello, però, era già l’attività principale di chi si occupa delle “cose” di moda.

Oltre alle legittime discussioni sulla ripartenza, infatti, è anche il momento per approfondire questioni teoriche che completano e integrano gli attuali, pressanti, problemi della filiera. A questo proposito, è particolarmente interessante l’iniziativa promossa dal team di ricercatori dell’Università Iuav di Venezia guidato da Maria Luisa Frisa, che in questi giorni ha lanciato Dune. Scritture su moda, progetto e cultura visuale, una rivista accademica monotematica, bilingue e semestrale edita da Flash Art e diretta dalla stessa Frisa, con il progetto grafico di Think Work Observe. Ogni edizione è caratterizzata da una tematica chiave che riflette gli interessi di ricerca, le modalità di scrittura e la produzione teorica del gruppo di lavoro dello Iuav e accoglie contributi scientifici di studiosi internazionali. Il primo numero è incentrato sulla Dark Room, con una doppia valenza. Come scrive Frisa nel suo editoriale, la dark room può essere intesa come «un luogo di incontro in cui sperimentare la promiscuità e, allo stesso tempo, un luogo in cui i fotografi svolgono il proprio lavoro». Una camera di ricerca sensoriale ma anche artistica e programmatica oppure ancora, allargando lo sguardo, un momento di riconnessione intima, calzante in un periodo in cui, appunto, ci sembra ogni giorno di brancolare nel buio delle incertezze. E che rappresenta anche il salto nel buio di pubblicare oggi una rivista cartacea, offrendosi come un luogo per la riflessione teorica e visiva, la critica, l’introduzione di nuovi studi e l’approfondimento su figure e storie poco conosciute attraverso la visione di giovani autori. Dune è supportata da chi, come Matteo Mantellassi dell’azienda tessile Manteco e Nicoletta Fiorucci di Fiorucci Art Trust, ha creduto nel progetto editoriale. È priva di pagine pubblicitarie tradizionali e si pone come obiettivo la sperimentazione di nuove forme di dialogo con aziende, istituzioni e collezionisti, una direzione in cui si muovono oggi molti media indipendenti.

Lo stesso titolo della rivista, Dune, rimanda all’opera fantascientifica epica, in forma di romanzo, di Frank Herbert, pubblicato nel 1965, e al film diretto da David Lynch nel 1984, prima dell’arrivo del digitale. Film che alla fine di quest’anno, sperando di poter tornare a godere a pieno dell’esperienza, vedremo tornare nelle sale cinematografiche nella versione diretta da Denis Villeneuve – l’uscita in America è prevista per il prossimo 18 dicembre – con Timothée Chalamet e Zendaya tra i protagonisti. Il primo numero di Dune raduna tre tipologie di contributi (Essays, Reviews e Studies) ai quali si aggiunge un intervento commissionato a un artista visivo. Vi hanno partecipato – tra gli altri – Judith Clark, che ha usato la dark room come paradigma per ripensare lo spazio espositivo legato alla moda partendo dalla mostra The Concise Dictionary of Dress, che aveva co-curato insieme ad Adam Philipps nel 2010 alla Blythe House del Victoria & Albert Museum di Londra; una riflessione di Elda Danese, docente di Storia dell’arte contemporanea presso lo Iuav, sulle emozioni e i sensi che prevalgono quando siamo immersi nel buio – e cioè il tatto, l’olfatto e il gusto, curiosamente anche i sensi più colpiti dalla pandemia –, a partire dal lavoro di Tino Sehgal durante la tredicesima edizione di Documenta a Kassel, dove l’artista tedesco aveva riunito molte persone in un luogo buio per studiare il loro rapporto con l’ansia e il disorientamento; un saggio di Nicola Brajato, ricercatore in Fashion e Gender Studies all’Università di Anversa, sull’esperienza del clubbing come dimensione spazio-temporale in cui dove vengono messe in discussione le barriere sociali che fissano i limiti corporei e di abbigliamento a favore di una più libera espressione del soggetto. Il primo numero di Dune si acquista da qui mentre il secondo, intitolato Manifesto, è attualmente in lavorazione. Il comitato editoriale ha aperto una Call for Papers, rivolta a studiosi italiani e internazionali, attraverso l’indirizzo [email protected].

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