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Il regime iraniano ha inventato un nuovo strumento di censura pur di impedire ai manifestanti di accedere a internet con Starlink

Secondo gli esperti di cybersecurity, un simile livello di oscuramento delle comunicazioni, e di internet in particolare, ha pochissimi precedenti nella storia.

12 Gennaio 2026

L’8 gennaio il regime iraniano ha “spento” internet in tutto il Paese. Gli obiettivi sono due. Il primo: rendere più difficili le comunicazioni tra le persone che protestano, quindi rendere più difficile l’organizzazione di altre manifestazioni di protesta. Il secondo: impedire che il resto del mondo veda le immagini della violenta repressione in corso in tutte le città iraniane. Pur di raggiungere questi due obiettivi, il regime ha persino inventato un nuovo metodo di censura, in modo da assicurarsi che nemmeno Starlink possa servire ai manifestanti per raccontare quello che sta succedendo in Iran in questi giorni. Come scrive Zack Doffman su Forbes, anche Starlink è da giorni praticamente inutilizzabile in Iran a causa di un cosiddetto “kill switch“, cioè di una serie di strumenti tecnologici utilizzati al fine di impedire l’accesso alla rete internet satellitare. Addirittura, l’80 per cento dei dati che in questo momento in Iran si prova a inviare via Starlink viene perso.

Già durante le proteste del 2022, Starlink si era dimostrato fondamentale per i manifestanti iraniani, tanto per organizzarsi quanto per raccontare quello che stava succedendo nel Paese. Evidentemente, consapevole che altre proteste sarebbero arrivate, il regime ha impiegato questi due anni per preparare delle contromisure. Come si legge sempre nell’articolo di Doffman su Forbes, per “rompere” Starlink il regime non ha impiegato i soliti metodi (i dispositivi Starlink usano il Gps per trovare e collegarsi ai satelliti, quindi basta disturbare il Gps per impedire la connessione internet) ma tecnologie solitamente usate sui campi di battaglia: «High-powered mobile jamming units», vengono definite queste tecnologie. Unità mobili di disturbo dei segnali, ad alto raggio ed a elevata potenza, capaci di interferire con una notevolissima precisione nei collegamenti tra i dispositivi e i satelliti Starlink. Secondo diversi analisti, è la prima operazione di questo tipo, non ci sono precedenti paragonabili. Per molti esperti di cybersecurity, era difficile anche immaginare che un’operazione del genere fosse realizzabile: in orbita ci sono circa 9400 satelliti Starlink, che significa che in ogni momento ce ne sono parecchi che passano nel cielo sopra l’Iran e riuscire a impedire il collegamento di ogni singolo satellite con ogni singolo dispositivo è un’operazione che richiede un’enorme sforzo tecnologico, organizzativo, economico. Non si come l’Iran abbia messo a punto queste contromisure, se con elevatissimi investimenti o acquistando la tecnologia necessaria dagli alleati (in questo caso i sospettati sono sempre i soliti: Russia e Cina)

Nonostante questa operazione senza precedenti, però, foto e video di quello che sta succedendo nel Paese stanno arrivando comunque. Poco, ma abbastanza per capire che la repressione del regime si fa tanto più brutale quanto più partecipate si fanno le proteste. Al momento, non ci sono numeri certi per quanto riguarda morti, feriti e incarcerati. Lo scenario peggiore lo ha dipinto l’ong statunitense Human Rights Activists in Iran, secondo la quale i morti accertati tra i manifestanti sarebbero 496 e le persone arrestate per aver partecipato alle proteste quasi 11 mila. Nelle poche immagini e nei pochi video che stanno girando su internet in queste ore, la situazione appare spaventosa: poliziotti che sparano sulla folla, cadaveri abbandonati in mezzo alla strada in pozze di sangue, persone che cercano il cadavere di un parente o di un amico in mezzo a piazzali pieni di feretri.

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