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12:35 lunedì 8 giugno 2026
Wikipedia rischia di fermarsi per la prima volta nella storia a causa di uno sciopero dei suoi editor Settecento tra i collaboratori più prolifici ed esperti stanno minacciano lo sciopero, in solidarietà con dei colleghi licenziati dalla Fondazione che gestisce l'enciclopedia.
I Gorillaz e i Kneecap hanno portato sul palco del Primavera Aarab Barghouti, il figlio di Marwan Barghouti, il più importante leader politico palestinese imprigionato da Israele «Continuate a lottare per la Palestina, per Gaza e per la giustizia», ha detto alla folla, ricordando suo padre e tutti i prigionieri palestinesi.
Grazie al fotovoltaico l’Europa ha risparmiato quasi 13 miliardi di spesa energetica nonostante la crisi nello Stretto di Hormuz In media, sono 136 milioni di euro risparmiati ogni giorno, per ogni giorno dall'inizio della guerra in Iran a oggi.
In uno dei videogiochi più popolari del momento interpreti il proprietario di una biblioteca disordinatissima che deve rimettere a posto 3072 volumi Si intitola Librarian: Tidy Up The Arcane Library, giocarci è molto rilassante, basta avere la consapevolezza che la missione è impossibile.
Nelle università americane è nato un nuovo trend: subissare di fischi chiunque faccia l’elogio dell’AI È successo in almeno una decina di occasioni nelle ultime settimane. Gli studenti, appena sentono le parole intelligenza e artificiale, iniziano a fischiare.
In Albania ci sono delle enormi proteste per impedire a Jared Kushner, il genero di Trump, di costruire un resort di lusso in un’area naturale protetta Sono tre giorni che le strade di Tirana sono piene di manifestanti che vogliono fermare a tutti i costi la prosecuzione del progetto.
In realtà, mancano ancora almeno altri dieci anni prima che i lavori alla Sagrada Familia siano davvero finiti Il 10 giugno, alla presenza di Pedro Sanchez e del Papa, si festeggerà la fine dei lavori. Almeno di quelli più grossi, perché mancano ancora una facciata intera, una scalinata e un parco.
La notizia di Martin Scorsese che decide di usare l’AI per disegnare gli storyboard dei suoi film non poteva essere accolta peggio Il regista ha annunciato una collaborazione con una start up AI tedesca. La reazione è stata notevolmente negativa.

Il regime iraniano ha inventato un nuovo strumento di censura pur di impedire ai manifestanti di accedere a internet con Starlink

Secondo gli esperti di cybersecurity, un simile livello di oscuramento delle comunicazioni, e di internet in particolare, ha pochissimi precedenti nella storia.

12 Gennaio 2026

L’8 gennaio il regime iraniano ha “spento” internet in tutto il Paese. Gli obiettivi sono due. Il primo: rendere più difficili le comunicazioni tra le persone che protestano, quindi rendere più difficile l’organizzazione di altre manifestazioni di protesta. Il secondo: impedire che il resto del mondo veda le immagini della violenta repressione in corso in tutte le città iraniane. Pur di raggiungere questi due obiettivi, il regime ha persino inventato un nuovo metodo di censura, in modo da assicurarsi che nemmeno Starlink possa servire ai manifestanti per raccontare quello che sta succedendo in Iran in questi giorni. Come scrive Zack Doffman su Forbes, anche Starlink è da giorni praticamente inutilizzabile in Iran a causa di un cosiddetto “kill switch“, cioè di una serie di strumenti tecnologici utilizzati al fine di impedire l’accesso alla rete internet satellitare. Addirittura, l’80 per cento dei dati che in questo momento in Iran si prova a inviare via Starlink viene perso.

Già durante le proteste del 2022, Starlink si era dimostrato fondamentale per i manifestanti iraniani, tanto per organizzarsi quanto per raccontare quello che stava succedendo nel Paese. Evidentemente, consapevole che altre proteste sarebbero arrivate, il regime ha impiegato questi due anni per preparare delle contromisure. Come si legge sempre nell’articolo di Doffman su Forbes, per “rompere” Starlink il regime non ha impiegato i soliti metodi (i dispositivi Starlink usano il Gps per trovare e collegarsi ai satelliti, quindi basta disturbare il Gps per impedire la connessione internet) ma tecnologie solitamente usate sui campi di battaglia: «High-powered mobile jamming units», vengono definite queste tecnologie. Unità mobili di disturbo dei segnali, ad alto raggio ed a elevata potenza, capaci di interferire con una notevolissima precisione nei collegamenti tra i dispositivi e i satelliti Starlink. Secondo diversi analisti, è la prima operazione di questo tipo, non ci sono precedenti paragonabili. Per molti esperti di cybersecurity, era difficile anche immaginare che un’operazione del genere fosse realizzabile: in orbita ci sono circa 9400 satelliti Starlink, che significa che in ogni momento ce ne sono parecchi che passano nel cielo sopra l’Iran e riuscire a impedire il collegamento di ogni singolo satellite con ogni singolo dispositivo è un’operazione che richiede un’enorme sforzo tecnologico, organizzativo, economico. Non si come l’Iran abbia messo a punto queste contromisure, se con elevatissimi investimenti o acquistando la tecnologia necessaria dagli alleati (in questo caso i sospettati sono sempre i soliti: Russia e Cina)

Nonostante questa operazione senza precedenti, però, foto e video di quello che sta succedendo nel Paese stanno arrivando comunque. Poco, ma abbastanza per capire che la repressione del regime si fa tanto più brutale quanto più partecipate si fanno le proteste. Al momento, non ci sono numeri certi per quanto riguarda morti, feriti e incarcerati. Lo scenario peggiore lo ha dipinto l’ong statunitense Human Rights Activists in Iran, secondo la quale i morti accertati tra i manifestanti sarebbero 496 e le persone arrestate per aver partecipato alle proteste quasi 11 mila. Nelle poche immagini e nei pochi video che stanno girando su internet in queste ore, la situazione appare spaventosa: poliziotti che sparano sulla folla, cadaveri abbandonati in mezzo alla strada in pozze di sangue, persone che cercano il cadavere di un parente o di un amico in mezzo a piazzali pieni di feretri.

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Un coro abbastanza esplicito, anche: si parla dell'anno nuovo, di sangue e di cosa si meriterebbe il capo della Repubblica islamica.